Il dolore sempre più forte e la resa: il calvario di Berrettini. Poi la promessa: "Non è stato il mio ultimo torneo"
La Gazzetta dello Sport

Il dolore sempre più forte e la resa: il calvario di Berrettini. Poi la promessa: "Non è stato il mio ultimo torneo"

Giovedì 4 giugno 2026
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Matteo nel dopo gara con Arnaldi ha raccontato cosa gli è successo e la decisione sofferta di ritirarsi: "Tornerò a casa con il sorriso per come ho approcciato queste settimane. Sono fiero di come ho giocato“. Ora gli esami strumentali per capire se potrà esserci a Wimbledon

Matteo nel dopo gara con Arnaldi ha raccontato cosa gli è successo e la decisione sofferta di ritirarsi: "Tornerò a casa con il sorriso per come ho approcciato queste settimane. Sono fiero di come ho giocato“. Ora gli esami strumentali per capire se potrà esserci a Wimbledon

dal nostro inviato  Riccardo Crivelli 4 giugno 2026 (modifica alle 12:39) - PARIGI

Una scena già vista tante, troppe volte. La smorfia di dolore sul viso, i movimenti che si fanno più complessi, i colpi più macchinosi perché manca la spinta adeguata, il linguaggio del corpo che esprime sofferenza. Fino all’epilogo scontato, purtroppo. E tristissimo. Il ritiro. Il quarto di finale tutto italiano di mercoledì al Roland Garros tra Arnaldi e Berrettini diventa così l’ultima tappa della via crucis di Berretto, che dopo un torneo straordinario paga di nuovo un conto salatissimo alla cattiva sorte. 

VIDEO: Berrettini dopo la sconfitta con Arnaldi: "Sono stanco di ritirarmi"

l'infortunio

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Tutto accade a metà del primo set, dopo un servizio Matteo avverte una fitta all’anca sinistra: "Ma la partita era dura, non ci ho pensato molto, ho provato a fare del mio meglio. Più giocavo, però, più servivo e colpivo dritti, peggio mi sentivo". Perso un primo set combattutissimo, The Hammer nel secondo si spegne lentamente, anche perché fisicamente non può reggere la corsa di Arnaldi e ogni frustata con il dritto è una pugnalata alla parte che duole: "Ho chiesto l’intervento medico e mi hanno detto che la zona era molto indolenzita, sentivo molto dolore. Ho provato a continuare, ma il dolore era troppo forte". Così, sul 5-2 nel secondo set, la decisione più cupa, il ritiro: "La scelta è stata molto difficile, sono stanco di ritirarmi, non volevo finire così. Quando vinci vinci, e se perdi vai a casa ma è una sensazione diversa, pensi a cosa avresti potuto fare perdendo. Questo infortunio mi ha tolto la chance di competere, come successo spesso negli ultimi anni. Però un paio di settimane fa sarebbe stato folle pensarmi ai quarti, tornerò a casa con il sorriso per come ho approcciato queste settimane. Sono fiero di come ho giocato". 

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la diagnosi

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In queste ore, smaltita la delusione, Berrettini si sottoporrà agli accertamenti del caso per scoprire l’origine e l’entità dell’infortunio, anche perché l’anca sinistra fin qui non gli aveva mai dato problemi: "Spero che le radiografie mi diranno cosa è stato. Non ho mai sofferto qui, avevo sofferto un dolore diverso all’anca destra tra il 2019 e il 2020. Se fosse stato l’addominale vi avrei detto esattamente quanto tempo e quanti giorni servivano – dice con un sorriso amaro - ma questa zona non la conosco, il dolore è forte e non so quanto starò fermo, farò decidere ai dottori. Nella mia testa c’era il pensiero di non star fermo tre mesi, quando dovevo scegliere se ritirarmi o meno. Spero di essermi fermato in tempo, non era un fastidio, ci sarei passato sopra avendo fastidi da inizio torneo, ma ai dolori non passo sopra. Mi sentivo in ritmo, belle sensazioni in campo. Speriamo di rivederci a Wimbledon". Già, il torneo che con la finale del 2021, la prima della storia per un italiano, gli ha regalato la soddisfazione più grande insieme alle vittorie in Davis e per il quale adesso si ritrova, al netto dell’infortunio, in una situazione un po’ arzigogolata: con l’entry list di due settimane fa, quando era oltre il n.100 del mondo, è fuori dal tabellone principale e dunque, a meno di una wild card degli organizzatori, dovrebbe fare le qualificazioni; tuttavia è il terzo degli esclusi, e quindi potrebbe entrare direttamente con due rinunce. In quel caso, rischierebbe addirittura di essere testa di serie (al momento, è n.32 virtuale). Nella notte del dolore e dei dubbi, Matteo ha comunque voluto ruggire come un leone ferito ma non domato: "Non è stato l’ultimo torneo che giocherò". A presto, guerriero.

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