Brunson, storia dell'eroe operaio che New York si merita. E in cui gli altri non hanno creduto
Considerato troppo piccolo e poco "fisico", scelto basso al draft, poco considerato a Dallas. Ma la forza di Brunson, mvp delle Finals, sta nel cuore e nella testa. Ecco come ha preso i Knicks e li ha portati fino al titolo
Se ce la fai a New York, puoi farcela dappertutto. Le parole cantate da Frank Sinatra sono il lieto fine della storia di Jalen Brunson. Eroe sportivo della città che non dorme mai, quella dove la competizione è senza tregua, la pressione fuori controllo, quella che dà una validazione globale a chi ha successo. Quella dove i Knicks sono tornati a vincere il titolo Nba per la prima volta dal 1973. Grazie soprattutto al piccolo grande uomo, ai 188 centimetri (con le scarpe ai piedi) del loro regista. L’Mvp delle Finals, l’uomo degli ultimi tiri. Il capobranco, l’uomo franchigia. La faccia di una squadra operaia: poca coreografia, tanta sostanza. Che si è sempre tirata su le maniche concedendo poco agli highlights, badando al sodo, ai risultati. A vincere, lo scopo del gioco.