Bielsa senza fine: via al terzo mondiale del Loco, così lancia l'Uruguay contro l'Arabia
Il carismatico Marcelo all’assalto dei sauditi. Valverde il pilastro, poi punta su una rosa rinnovata e anche un po’ d’Italia...
Il carismatico Marcelo all’assalto dei sauditi. Valverde il pilastro, poi punta su una rosa rinnovata e anche un po’ d’Italia...
dall'inviato Luca Bianchin 15 giugno - 12:12 - MIAMI (USA) English version Marcelo Bielsa, 70 anni, ct dell'UruguayA mezzanotte, l’ora dei geni e dei fantasmi, vi entrerà in casa Marcelo Bielsa. L’Uruguay alle 24 inizierà contro l’Arabia Saudita e non ci sarebbe tanto da vedere, se in panchina non ci fosse quell’uomo. La Celeste è solida e spigolosa come sempre ma il grande frullato del Dna ha prodotto una generazione che non allaccia le scarpe alla precedente. Darwin Nuñez non è Suarez e Federico Viñas, che da ragazzo consegnava la carne a domicilio, non ha i colpi di Cavani. Il Loco in panchina però lascia sempre il dubbio che qualcosa succeda. L’ultima volta, nel 2010, portò il Cile agli ottavi.
VIDEO: Mondiale, Bielsa e l'intervista assurda: risponde a sei domande in 38 secondiiconografia del loco
—Bielsa torna con la sua classica iconografia. Gli allenamenti seguiti su un albero. La fissa per il peso dei giocatori. Le partite al Marsiglia seduto sul frigo delle bibite. Il 3-3-1-3 come sistema di gioco iconico. È più interessante il suo racconto del dialogo con Hugo De León, ex allenatore del Nacional, con cui il Loco ha spiegato l’impatto con Montevideo: "Mi ha detto che l’Uruguay, nel suo modo di vivere il calcio, più che proporre risponde. Mi sarebbe piaciuto prenderne coscienza prima perché io ho sempre pensato a proporre".
Radrizzani e il Loco
—Bielsa insomma è il solito, ma in salsa uruguaiana. Senza De Arrascaeta, che non sta bene, si affiderà ancora di più a quel fenomeno operaio di Valverde. Con sé, avrà un po’ di Italia: in porta ci sarà Muslera, in difesa Olivera del Napoli. Altri amici lo guarderanno da casa. "Marcelo è unico per etica del lavoro, disciplina, passione e umanità con i bambini", dice Andrea Radrizzani, che nel 2018 lo portò al Leeds da proprietario. "Lo contattai e aveva il telefono spento, così gli mandai un messaggio. Quando richiamai, il giorno dopo, conosceva tutti i giocatori di prima e seconda squadra. A Buenos Aires trovai il suo staff che mi mostrava Google Maps per spiegarmi come cambiare il centro sportivo". Bielsa a Leeds allenò due anni in Championship, conquistò la Premier, poi chiuse nono nel 2021. "Quell’estate Marcelo mi disse “i giocatori non reggono più il mio stress, o cambiamo tutti loro o cambiate me” - racconta Radrizzani -. Lo esonerai a febbraio e me ne sono pentito, perché Bielsa, per i tifosi del Leeds, valeva più di un posto in Premier. Difetti? In un paio di situazioni non mi è piaciuto come ha gestito la comunicazione".
Fusco, Bielsa e il nonno
—Bielsa non cambia perché ha radici profonde: suo nonno Rafael è stato il padre del diritto amministrativo argentino, il fratello Ministro degli Esteri, la sorella vice governatrice della provincia di Santa Fe. "Marcelo è così, lascia ovunque una traccia forte". Questo lo dice Filippo Fusco, direttore sportivo, ex Napoli, Bologna, Verona e Juve, amico personale del tecnico argentino. "Nel 2015 e nel 2022 ha parlato a Coverciano e ha incantato tutti. Palladino rinviò un allenamento del Monza per esserci". Fusco ha un’ultima cosa da dire: "Se salutate Bielsa prima di un viaggio che vi porterà lontano, lui vi dirà comunque “ci vediamo domani”, perché l’idea di affrontare una separazione lunga non gli piace". E allora, a domani Loco, a domani a mezzanotte.
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