Alla Turchia serve Yildiz che ora è recuperato: ci sarà lui al fianco di Guler contro il Paraguay
Il trequartista della Juventus ha finalmente smaltito l'infortunio al polpaccio. Dopo il deludente esordio della sua Turchia, sarà necessaria la sua imprevedibilità per far male ai sudamericani
Il trequartista della Juventus ha finalmente smaltito l'infortunio al polpaccio. Dopo il deludente esordio della sua Turchia, sarà necessaria la sua imprevedibilità per far male ai sudamericani
Dal nostro inviato Filippo Conticello 18 giugno - 15:13 - LOS ANGELES (USA) English versionCon il sorriso da teenager e l’espressione di chi è diventato una star quasi per caso, Kenan Yildiz non sembra esattamente il prototipo turco di solenne “guida”, almeno secondo il significato mistico che si dà nella sua patria: nella terra dei Gran Visir e di Ataturk, il vero capo è l’uomo investito da una missione storica, l’uomo che deve riportare ordine, unità e grandezza. Dall’Impero Ottomano fino ai controversi tempi moderni, in una millenaria e grande storia il popolo turco finisce sempre per affidarsi al carisma di un solo uomo per uscire dal buio. In questo Mondiale, compromesso da un esordio disastroso contro l’Australia, la figura assomiglierebbe vagamente proprio a quella dello juventino timido, di rientro negli undici titolari e atteso da 80 milioni di tifosi come una specie di redentore. Non si sa se a Montella basti il 21enne Kenan per riconnettere una squadra a tratti spenta al debutto, ma certo che Yildiz aggiunge imprevedibilità e genio, del tutto mancati nella prima partita. Ad esempio, è bastato il suo ingresso a inizio secondo tempo per attrarre come un magnete ogni palla: dopo il primo dribbling ai canguri, però, è mancata solo la giocata decisiva. Tutto decisamente comprensibile, visto l’infortunio al polpaccio che si trascinava dalla coda di stagione bianconera, conclusa con 11 reti in 47 presenze. Dal ritorno in campo nel primo match mondiale, Kenan ha potuto allenarsi sempre con i compagni e pare abbia colmato definitivamente il ritardo fisico. Così ha convinto Montella a riutilizzare l’assetto offensivo che tante soddisfazioni gli ha dato: Yildiz sarebbe l’angolo sinistro di un triangolo in cui a destra c’è Baris Alper Yilmaz, in mezzo l’altra stellina del 2005 Arda Guler, e poco più avanti, sulla punta, Akturkoglu (insidiato da Deniz Gul), più falso 9 che centravanti.
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—Anche il Paraguay non pare brillare per spirito offensivo, ma non dovrebbe replicare le barricate dei Socceroos, come chiamano gli australiani, e poi la nazionale di Alfaro ha dimostrato contro gli Usa di patire come il mal di denti proprio il cambio di ritmo. Sono le accelerazioni che porta in dosi industriali lo squilibrante Yildiz: con lui in campo la squadra si fa più elettrica, pende a sinistra, e pazienza se in patria non tutti siano contenti della piega ormai presa. Strano ma vero, in Turchia infiamma un dibattito filosofico che spacca il Paese: la nazionale dell’Aeroplanino, la più internazionale e moderna della storia turca, con un allenatore italiano, stelle cresciute nei grandi club europei e un calcio basato sul possesso e sulla qualità, sta per caso perdendo l’indomito spirito della nazione? In realtà, l’audacia pervade anche Kenan Yildiz, che ha tecnica d’élite ma non tira mai indietro la gamba. Adesso vuole dimostrarlo agli occhi del mondo e a quelli della sua gente, che inizia a temere il tracollo dopo aver anelato questo Mondiale per 24 anni.
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