Brutti ricordi e infortuni sono alle spalle: la rivincita di Gio Reyna
La rete del 4-1 al Paraguay con la maglia degli Usa sa di ripartenza per il figlio di Claudio, già nazionale a stelle e strisce
La rete del 4-1 al Paraguay con la maglia degli Usa sa di ripartenza per il figlio di Claudio, già nazionale a stelle e strisce
Dal nostro inviato Pierfrancesco Archetti 18 giugno - 16:49 - DALLAS (TEXAS, USA) English versionIl gol di esterno destro al Paraguay, agli sgoccioli di un trionfale debutto degli Stati Uniti al Mondiale, ha ricordato al mondo quanto raffinato sia il talento di Giovanni Reyna, che anche qui chiamano solo Gio ma con l’accento sulla ì. Eppure, colui che ancora da minorenne era considerato il miglior prodotto degli States, figlio di un calciatore con 112 presenze in nazionale e di una calciatrice sei volte in campo per gli Usa, era entrato soltanto all’82’ e non perché ci sia dell’ostracismo nei suoi confronti. Quello era stato denunciato dai suoi genitori al Mondiale scorso, quando il ct era Gregg Berhalter, ex compagno di nazionale del padre di Gio, Claudio. Quando il tecnico spiegò di aver quasi mandato a casa il ragazzo, all’epoca ventenne, per mancanza di impegno, la famiglia Reyna si vendicò rivelando un episodio di violenza domestica compiuto da Berhalter quando aveva 18 anni. La federazione aprì un’inchiesta ma decise di non procedere, esonerando il ct solo due anni dopo e per ragioni sportive.
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—La storiaccia è alle spalle. Gio, che prende il nome da Giovanni Van Bronckhorst, ex compagno di squadra del padre nei Rangers, deve invece dimenticare il calvario di infortuni, in gran parte di natura muscolare, che ne hanno frenato il volo. Il Mondiale in casa è l’occasione per ripresentare le qualità da campione che lo avevano esaltato. Poteva scegliere fra quattro nazionali, per le radici della famiglia e il luogo di nascita: Argentina, Portogallo e Inghilterra oltre agli Usa che lo chiamano già 17enne, valorizzando il suo percorso nelle juniores a stelle a strisce, anche se poi la pandemia ne posticipa il debutto. “Non ho dubbi, giocherò per gli Stati Uniti, quella è la mia patria”. Una patria che adesso chiede anche a lui di prolungare le ambizioni mondiali.
salite e discese
—Fin da ragazzo, Gio non si scorda di ricordare sempre il fratello maggiore Jack, nato quando il padre giocava a Wolfsburg e morto di tumore a 13 anni nel 2012. Al Borussia Dortmund segue il percorso di Christian Pulisic, ora stella degli Usa e del Milan; a 17 anni, 5 mesi e 2 giorni debutta in Bundesliga togliendo all’amico il primato di americano più giovane mandato in campo nel campionato tedesco. Quando arriva Erling Haaland, i due fanno coppia da assist e gol sicuri; Gio crea, Erling segna. Vincono la coppa di Germania, ma mentre il norvegese prosegue il decollo, Reyna resta a terra, o meglio sul lettino dell’infermeria perché cominciano i dolori fisici. Inguine, polpaccio, adduttori, piede: Gio non si libera dalla maledizione, scende nelle gerarchie, prova con il prestito al Nottingham Forest, lui nato a Sunderland, ma non va. Rientra a Dortmund, però quel centrocampista offensivo con corsa, tecnica e testa alta non ha più la stessa efficacia, stressato anche a livello mentale. Nell’ultima stagione cambia Borussia, passa al Gladbach per sette milioni: altri problemi fisici, solo quattro partite dall’inizio. Ma Pochettino non lo ha accantonato, avvicinandolo al padre convocato per quattro Mondiali; e in quell’esterno al Paraguay c’è anche la sua rivincita.
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