Norvegia di padre in figlio: Haaland, Sorloth e Thorstvedt al Mondiale come i papà a Usa '94
La Gazzetta dello Sport

Norvegia di padre in figlio: Haaland, Sorloth e Thorstvedt al Mondiale come i papà a Usa '94

Giovedì 18 giugno 2026
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Per la prima volta nella storia tre giocatori partecipano a una Coppa del mondo come già fecero i loro genitori

Per la prima volta nella storia tre giocatori partecipano a una Coppa del mondo come già fecero i loro genitori

Dal nostro inviato  Davide Chinellato 18 giugno - 19:09 - KANSAS CITY English version

Non sono i primi, non saranno gli ultimi ma di sicuro sono gli unici: non era mai capitato nella storia del Mondiale che in una nazionale ci fossero contemporaneamente tre figli d’arte, tre rampolli di giocatori che a loro volta il torneo più atteso del mondo lo avevano giocato. È quello che rende unica la Norvegia edizione 2026, dove Erling Haaland, Alexander Sorloth e Kristian Thorstvedt stanno ripercorrendo le orme dei genitori. Anche nel luogo dove stanno giocando il loro Mondiale: negli Usa, come i padri nel 1994.

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I tifosi con qualche anno in più magari se li ricordano pure, Alf-Inge Haaland, Goran Sorloth e Erik Thorstvedt. Erano tutti in campo in Italia-Norvegia 1-0 il 23 giugno 1994, la seconda partita del girone, quella dell’espulsione di Gianluca Pagliuca al 21’, di Arrigo Sacchi che per far entrare il secondo portiere Luca Marchegiani toglie clamorosamente Roberto Baggio. In quella Norvegia, il portiere titolare, quello che concesse il gol della vittoria azzurra a Daniele Massaro, era Thorstvedt. Haaland Senior, allora 21enne, giocò tutti i 90’ rimediando un giallo. Sorloth seguì i compagni dalla panchina, giocando invece poi titolare nella terza partita, quella contro l’Irlanda che sancì l’eliminazione della Norvegia con 4 punti in 3 partite.

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Nastro avanti di 32 anni e riecco un Haaland, un Sorloth e un Thorstvedt nella rosa della Norvegia che gioca un Mondiale negli Usa. Il primo dopo 28 anni di attesa, tra l’altro. Nella prima partita, Erling Haaland ha confermato con una doppietta di essere una delle star del torneo giocando in attacco con Alexander Sorloth, rimasto in campo per 72’. E Kristian Thorstvedt, centrocampista del Sassuolo, in campo si è visto negli ultimi 18’, trasformando questo Mondiale della Norvegia in una questione di famiglia.

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Nessuno dei figli d’arte era al mondo quando i loro padri hanno giocato Usa 1994, ma tutti e tre sono cresciuti nel loro mito. "Mi piace che il Mondiale sia diventato una cosa di famiglia - ha detto al sito Fifa Alexander Sorloth -. Di Usa 1994 mi ha raccontato che era caldo, molto diverso da quello a cui era abituato. Mio padre è stata la persona più influente della mia carriera e mi ha insegnato tanto di quello che so, soprattutto dai 5 ai 14 anni. È raro e bello che io sia al Mondiale come lui". "È un po’ strano avere un padre che ha giocato il Mondiale - ha raccontato Haaland -. Ricordo di aver visto a casa la sua maglia, la numero 18. Sarà bello fare la stessa cosa". Ora che Haaland, Sorloth e Thorstvedt hanno messo piede in campo a un Mondiale americano, come i loro padri 32 anni prima di loro, hanno un nuovo obiettivo: fare meglio di loro. Questa Norvegia è così forte, come ha dimostrato anche al debutto con l’Iraq, che sarebbe una sorpresa e una delusione se si fermasse al girone come quella del 1994. Haaland, Sorloth e Thorstvedt sono pronti ad applaudire dalla tribuna i loro figli arrivare dove a loro non è riuscito.

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