Vedi troppi narcisisti in giro? Forse il primo sei tu
Tra diagnosi pop e realtà clinica: perché confondiamo un funzionamento della personalità con il disturbo? Il prof. Aldo Grauso spiega l’origine e la proiezione dell’egocentrismo
Tra diagnosi pop e realtà clinica: perché confondiamo un funzionamento della personalità con il disturbo? Il prof. Aldo Grauso spiega l’origine e la proiezione dell’egocentrismo
Daniela Cursi Masella 19 giugno - 09:25 - MILANO“Narcisista”. Oggi sembra impossibile vivere la fine di un amore, un conflitto professionale o un'incomprensione familiare senza che l'altro venga immediatamente etichettato con questa diagnosi da bacheca. Ma se questa ossessione collettiva nascondesse un paradosso? Se l’insistenza nel vedere il narcisismo ovunque fosse, in realtà, il riflesso di una propria dinamica interna? “Per fare chiarezza, è necessario superare la psicologia pop e analizzare il fenomeno attraverso le lenti della psicologia della personalità e della psicoterapia sistemico-familiare”. Parole del prof. Aldo Grauso, docente di Psicologia Sociale presso IUL, direttore Master I nuovi ausiliari del Giudice nel Diritto di Famiglia presso Unicusano , advisory board della LND – FIGC e coordinatore del tavolo tecnico sul bullismo promosso da Roma Capitale in sinergia con il MIM.
funzionamento e disturbo
—C’è un malinteso: “confondere un funzionamento narcisistico con un disturbo vero e proprio”. Il prof. Aldo Grauso mette nero su bianco due distinzioni essenziali:
- Il Funzionamento narcisistico (o tratto) - “Ognuno di noi possiede una quota di narcisismo sano. È quella spinta psicologica legata all'autostima, all'ambizione, alla tutela dei propri bisogni e al desiderio di riconoscimento. In determinati contesti, o fasi della vita (come l'adolescenza o una forte ascesa professionale), questi tratti possono accentuarsi. Tuttavia, la persona mantiene una flessibilità cognitiva ed emotiva: sa accogliere le critiche, prova empatia e sa rimodulare il proprio comportamento in base al contesto”.
- Il Disturbo narcisistico di personalità (DNP) - “Il disturbo scatta quando questi tratti diventano rigidi, pervasivi e disadattivi. Il soggetto con DNP non ha una reale autostima ipertrofica, ma un Io estremamente fragile protetto da una corazza di grandiosità. Non si tratta di "volersi bene", ma di un'incapacità cronica di tollerare il fallimento, unita a una totale assenza di empatia e a una tendenza allo sfruttamento interpersonale”.
disturbo e specchio
—Secondo l’esperto, il disturbo si manifesta principalmente in due polarità relazionali: “quella overt (esplicita, arrogante, focalizzata sull'esibizione di superiorità) e quella covert (implosiva, vulnerabile, che usa il vittimismo e l'ipersensibilità per manipolare l'ambiente circostante). In entrambi i casi, l'altro non esiste come individuo autonomo, ma come mero “oggetto-sé", utile a nutrire l'ego del soggetto”. “Vedo la gente narcisista”. Suona così, rimodulando “Il sesto senso”, di Manoj Nelliyattu Shyamalan, il mantra di alcune persone. Vittime sfortunate? Colpo di scena: non sempre. Chi sperimenta un funzionamento narcisistico disfunzionale ha un'enorme difficoltà ad accettare le proprie fragilità, i propri errori o l'idea stessa di poter essere rifiutato. “Quando una relazione entra in crisi - spiega Aldo Grauso - ammettere la propria quota di responsabilità implicherebbe un crollo intollerabile dell'immagine ideale di sé. Il cervello, per proteggersi, applica un cortocircuito: "sradica" l'egocentrismo, la freddezza o la manipolazione da se stesso e li attribuisce interamente all'altro. Accusare il partner o il collega di essere un 'narcisista clinico' diventa così lo scudo perfetto per mantenere intatta la propria presunta innocenza e non mettersi mai in discussione”.
dove nasce il narcisista
—Nella dinamica familiare, il funzionamento narcisistico è spesso l'esito di una trasmissione intergenerazionale. L’esperto dipinge due scenari tipici e il loro risultato:
- Il bambino come "estensione terapeutica" dei genitori - “Il figlio non viene amato e visto per ciò che è, ma per ciò che rappresenta o per i successi che ottiene. Diventa lo strumento attraverso cui i genitori riscattano i propri fallimenti. Il bambino impara che per essere amato deve essere perfetto, performante e speciale, interiorizzando l'idea che le relazioni siano transazionali (basate sull'utilità e non sull’affetto)".
- I confini invischiati e i mandati familiari - “All'interno del sistema possono crearsi alleanze trasversali (ad esempio, un genitore che si allea con il figlio contro l'altro coniuge), investendo il bambino di un potere enorme e precoce. Questo crea una distorsione percettiva del proprio ruolo nel mondo, che la persona tenderà a replicare nelle relazioni adulte”.
- La gestione della crisi - Quando una persona cresciuta in questi sistemi entra in crisi in una relazione di coppia, il sistema collassa. “L'incapacità di gestire la differenziazione dall'altro porta a etichettare il partner come "il malato" (il narcisista), un meccanismo che in terapia sistemica viene definito la ricerca del paziente designato: focalizzare tutta la colpa su una persona per non vedere la disfunzionalità dell'intero sistema relazionale”.
non sono tutti narcisisti
—Torniamo al punto di partenza: l’abuso della parola “narcisista”.“Non tutte le forme di egoismo - sottolinea Aldo Grauso - sono patologiche. La tendenza a patologizzare il comportamento altrui è spesso solo una scorciatoia per evitare il dolore del conflitto o del rifiuto. Occorre considerare che, a volte, una persona non ha un disturbo strutturale della personalità. Molto più banalmente, si sta comportando in modo egoista, insensibile, immaturo o, per dirla senza filtri, solo un deficiente, nel senso più letterale del termine: perché deficia di empatia. Riconoscere la differenza tra un tratto caratteriale transitorio, una banale mancanza di empatia e un disturbo cronico è l'unico modo per smettere di usare la psicologia come un'arma da lancio. Solo così - suggerisce l’esperto - potremo smettere di cercare mostri nello specchio degli altri e iniziare, finalmente, a guardare dentro il nostro”.
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