Amelia: "Un anno fa Protti ci disse: 'È l'ultima'. Sapeva cosa lo aspettava ma con noi sorrideva"
La Gazzetta dello Sport

Amelia: "Un anno fa Protti ci disse: 'È l'ultima'. Sapeva cosa lo aspettava ma con noi sorrideva"

Sabato 20 giugno 2026
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L'ex portiere che giocò con lui a Livorno: "Un campione con un'etica invidiabile"

L'ex portiere che giocò con lui a Livorno: "Un campione con un'etica invidiabile"

dal nostro inviato  Matteo Dalla Vite 20 giugno - 11:31 - CECINA (LIVORNO) English version

In tutto questo dolore c’è un aneddoto che fa gelare il sangue. Marco si blocca due volte, ha gli occhiali scuri e la voce lieve, a volte spaccata e anche impercettibile. “È tutto surreale”, ripete. Lui è Marco Amelia e ha addosso i vissuti con Igor e – nei suoi confronti - una solida riconoscenza. Era un amico e un compagno, Protti. Un maestro. E l’aneddoto, scuotendo la testa, lo racconta proprio Marco. “Ricordo quando ci disse: “Questa è l’ultima ragazzi”. Fu un attimo che non dimenticherò”. L’ultima gara di Igor. Quel giorno del 2025: giocando con i big come lui. 

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Amelia, quando fu? 

“Era, credo, l’8 giugno di un anno fa, partita al Tardini di Legends (Operazione nostalgia: AC Sombrero contro FC Rabona, ndr): eravamo in tanti. Arrivò col solito sorriso, tutto suo. Saluti a tutti, abbracci, il solito Igor. Ma poi ci disse: “Io ci sono. E gioco. Ma sarà la mia ultima partita”. Gelo. E giocò eh. Giocò. Ma prima ci spiegò quello che stava accadendo. Che si sarebbe dovuto operare. Eppure sorrideva a tutti. Era Igor, era meravigliosamente fatto così”. 

Vi eravate sentiti di recente? 

“Dieci giorni fa. Io avevo 19 anni quando ci conoscemmo nel Livorno, lui già trentenne. Come tanti di noi, visto che esistono sempre delle chat di gruppo con le squadre e gli ex compagni, eravamo in un gruppo di amici su whatsapp. Anche lui partecipava. Conosceva il valore dell’amicizia, del gruppo, dello spogliatoio, dello scherzo fra tutti. Grande uomo”. 

Avrà mille ricordi con lui: uno? 

“Arrivai che ero giovane, al Livorno. E diciamo che ero un po’ vivace. Igor era una persona che sapeva divertirsi, sorridere, e capiva certi momenti. Un giorno mi disse: 'Marco, io capisco tutto: ma a volte non serve e sai perché? Perché ci rimetti soltanto tu'. L’ho elaborata mille volte quella frase. I valori etici che aveva lui non li aveva nessuno. Nessuno. E non averlo più come persona con la quale chiacchierare e scherzare mi pare surreale, impossibile”. 

Cosa lascia, come uomo e come calciatore? 

“La persona che era: impressionante a giocare a calcio, un’etica invidiabile come persona. Ovunque, come Legends, si andasse a giocare lui riceveva boati. Non applausi. Boati. Che fosse Parma, Messina, Bari, ovunque in Italia. Aveva il rispetto di tutti, quel sorriso sempre pronto ed empatico. Unico. Nello spogliatoio con lui ci siamo proprio divertiti. Addosso aveva un non so che, un’aura. E poi coi giovani: era d’aiuto e di supporto, con me, Chiellini, altri. Sempre un appoggio, un consiglio, un riferimento per noi. Allora e negli anni”. 

E poi, forte nella sofferenza: un esempio. 

“Soffriva sì, eppure c’era per tutti. C...o se ha sofferto...”. 

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