Da eroe a emblema del disastro Turchia: Montella non lascia, la federazione prende tempo
La Gazzetta dello Sport

Da eroe a emblema del disastro Turchia: Montella non lascia, la federazione prende tempo

Sabato 20 giugno 2026
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Dopo le beffe contro Australia e Paraguay, il ct italiano finisce nel mirino di critica e social per la mancanza di gol e di piani alternativi. La Federazione temporeggia prima di decidere il futuro, ma l'idillio è incrinato nonostante un contratto fino al 2028. Lui non molla: "Pronto a ripartire dai giovani"

Dopo le beffe contro Australia e Paraguay, il ct italiano finisce nel mirino di critica e social per la mancanza di gol e di piani alternativi. La Federazione temporeggia prima di decidere il futuro, ma l'idillio è incrinato nonostante un contratto fino al 2028. Lui non molla: "Pronto a ripartire dai giovani"

dal nostro inviato  Filippo Conticello 20 giugno - 15:08 - SAN FRANCISCO English version

Quando sale sul bus nel ventre del Levi’s Stadium di San Francisco, prima dei suoi ragazzi distrutti almeno quanto lui, Vincenzo Montella ha lo sguardo perso dietro agli occhiali da prof. di filosofia: dopo la sanguinolenta eliminazione della Turchia contro il Paraguay, i pensieri si perdono. Volano verso il futuro, ciò che poteva essere e non è stato, ma tornano pure indietro, verso il passato e la tanta fatica fatta per inseguire un traguardo che mancava da 24 anni. È stato decisamente lungo il viaggio che ha portato questa nazionale qui in America, ma è bastata la miseria di due partite perse, decisamente beffarde per svolgimento e risultato, per cambiare ogni cosa intorno. In patria commentatori e social già dal dopo partita mettevano legna da ardere al fuoco e si sono presto trasformati nelle fiamme dell’inferno: vogliono abbrustolire tutti, ma soprattutto Vincenzo Montella, un tempo eroe sul Bosforo e ora emblema del fallimento americano. Fino a poche settimane fa il ct italiano era giustamente il simbolo della rinascita del calcio dell’intera nazione turca, dopo l’addio al Mondiale ecco il bersaglio perfetto su cui sparare. Insomma, la doppia sconfitta fatale ha mutato il clima attorno al commissario tecnico italiano, al punto che il suo futuro è tutto da decifrare.

alta tensione

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Prima di precipitare al suolo, l’Aeroplanino volava comunque alto nei cieli di Turchia: veniva celebrato come l’uomo che aveva restituito identità e ambizione alla nazionale. L’accusa più grande adesso è, invece, quella di essersi perso al momento opportuno e, così, non aver valorizzato a dovere la generazione più talentuosa degli ultimi vent’anni. In parte, sarebbe colpa anche dell’assenza di piani B, C o D. Di carte alternative da calare. Quando le partite si sono infatti complicate, come contro l’Australia e il Paraguay, sono mancate completamente soluzioni efficaci e alternative a gara in corso. A Calha controfigura di sé, a Yıldız arrivato infortunato e ad Arda Guler mai all’altezza della propria classe, si è aggiunto tra gli imputati lo stesso Montella: tra le altre cose, il ct ha inutilmente alzato la tensione prima dell’ultima sfida con i sudamericani. Ha attaccato i media locali, colpevoli di creare troppo caos intorno alla nazionale e si è definito "più turco" di loro. Dopo la sconfitta, ha scacciato nuove polemiche e mostrato, invece, solo dolore e orgoglio per il cammino fatto. Non si capacitava, però, di una cosa: “Abbiamo calciato 65 volte verso la porta in due partite senza riuscire a segnare, non mi era mai successo in 35 anni di carriera…”. Questa inefficienza porta frustrazione e, quindi, anche nervosismo: l’italiano è diventato, infatti, l’unico uomo della storia dei Mondiali a prendere un giallo sia da allenatore che da giocatore (in Italia-Messico del 2002).

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LA LUNGA ATTESA

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La sorte di Montella va adesso seguita con grande attenzione e pazienza. Per il momento non ci saranno decisioni drastiche, anche perché c’è un’altra partita da giocare contro gli Usa a Los Angeles, inutile per il punteggio ma importante per salvare la faccia, poi si vedrà. La federazione vuole evitare reazioni emotive e procedere con un bilancio approfondito del percorso. Quando sarà estate inoltrata, poi, verranno fatte le giuste valutazioni e niente può essere escluso, in nessun senso. Ad esempio, alcuni osservatori in patria ritengono che il bilancio di questi anni possa toccare anche i piani più alti della federazione. In attesa di direzioni precise, almeno al momento, Vincenzo resta al suo posto, ma la posizione non è certamente più di granito come prima. E pensare che questo è esattamente lo stesso allenatore che aveva portato la Turchia ai quarti di Euro 2024, ridestando entusiasmo attorno alla maglia. Fino a pochi mesi fa, tra l’altro, il rapporto tra Montella e la federazione sembrava solidissimo: nel giugno 2025 il presidente İbrahim Hacıosmanoglu aveva voluto personalmente il rinnovo del contratto fino al 2028, elogiando pubblicamente il tecnico italiano per il clima creato all’interno dello spogliatoio e per i risultati ottenuti. Anche nelle settimane precedenti al Mondiale, il presidente aveva continuato a difenderlo, ma poi la squadra è sbarcata in America e tutto è svanito in una nuvola di zolfo. È una legge antica quanto il pallone: il calcio vive di presente e il presente racconta una storia diversa, per la Turchia e soprattutto per il ct. Da parte sua, però, Montella è convinto che il meglio debba ancora arrivare con questa nuova gioventù di prim’ordine: Arda Guler, Kenan Yıldız e gli altri talenti rappresentano il patrimonio su cui costruire il futuro, per questo l’italiano non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. Il contratto scade con il prossimo Europeo, ma resta da capire se la Turchia avrà la stessa pazienza.

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