Iran, altre polemiche: "Appena 16 ore in Usa per la sfida col Belgio. Allenamento interrotto a metà"
Il ct Ghalenoei: "Volevamo partire la sera prima da Tijuana per Los Angeles. Ci hanno fatto aspettare invano. Un'altra grande ingiustizia senza che nessuno dica niente"
Il ct Ghalenoei: "Volevamo partire la sera prima da Tijuana per Los Angeles. Ci hanno fatto aspettare invano. Un'altra grande ingiustizia senza che nessuno dica niente"
Dal nostro inviato Filippo Conticello 21 giugno - 06:24 - LOS ANGELES (USA) English versionForse il 26 giugno a Seattle contro l’Egitto, terza partita del girone, gli iraniani potrebbero avere davvero pace e prepararsi come vorrebbero, ma per la seconda sfida con il Belgio non sono andati neanche vicini a quanto speravano: la preparazione della sfida a Lukaku e De Bruyne è diventata un caso internazionale, l’ennesimo nel loro Mondiale diventato una corsa a ostacoli. È cresciuto ancora di più dopo l’ennesima denuncia del ct Ghalenoei nella conferenza di vigilia. Atterrata a Los Angeles da Tijuana all’ora di pranzo, la nazionale di Teheran ha attraversato la trafila alla dogana e poi si è allenata nel centro sportivo dei Galaxy con una certa fretta. Poi nel pomeriggio californiano l’allenatore era già nella pancia del SoFi Stadium e ha alzato la voce ancora più del solito: “Non abbiamo presentato una denuncia formale alla Fifa, ma espresso semplicemente il nostro malessere – ha detto Ghalenoei –. La prima volta siamo potuti rimanere un giorno sul territorio americano, stavolta di fatto 16 ore: pensate, abbiamo dovuto lasciare l’allenamento a metà, in condizioni normali avremmo dedicato il doppio del tempo”. Rispetto al match con la Nuova Zelanda, questo si gioca sei ore prima, alle 12 di Los Angeles, e ciò stringe ancora di più i tempi. “Ringraziamo il presidente Infantino che vuole minimizzare i nostri disagi, ma nessuno ci sta riuscendo: questo rende tutto più difficile – ha continuato il ct –. La gente capisce che tutto questo non è etico e profondamente ingiusto, non aiuta a mantenere una giusta competizione”. Da lì, il racconto di un episodio appena accaduto: “Ieri, all’ora di pranzo a Tijuana, le autorità ci hanno detto improvvisamente: volete partire in serata? Abbiamo aspettato per ore e poi niente… Un caso così colpisce psicologicamente tutti, anche me che dovrei pensare solo alla rosa migliore con cui affrontare una grande squadra come il Belgio”.
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—Sono giorni intensi a Teheran, dalla politica alla religione. Dalla pace ritrovata al momento più caro e fondativo per l’islam sciita: è appena iniziato, infatti, il mese di Muharram, periodo di lutto e riflessione che culmina con l’Ashura (attesa intorno al 25 giugno), la commemorazione del martirio dell’Imam Husayn, nipote di Maometto. In mezzo, c’è pure il calcio, con i tormenti della nazionale di cui si discute in tutto il mondo e non solo in patria. A riguardo, Ghalenoei se l’è presa nettamente con l’assenza di solidarietà dei colleghi allenatori, alzando il livello delle accuse rispetto al solito: “Non c’è stata nessuna reazione da parte di nessuno… Il ct del Belgio dice che non vuole mischiare politica e calcio e non ho notizia che altri selezionatori si siano espressi. Di fronte a un’ingiustizia così grande, io al loro posto avrei detto qualcosa… Affrontiamo continuamente sfide fuori dal campo, ma noi giochiamo per i nostri martiri, per il nostro Paese oppresso, e spero che il mondo se ne accorga: vorrei che comportamenti di questo tipo, in una competizione sportiva, non si ripetano più”. Vista da Teheran, la buona notizia sarebbe un’inattesa apertura delle maglie americane in vista del terzo impegno a Seattle: “Ci hanno detto che per quella partita potremo arrivare due giorni prima in città, come ha potuto fare qui il Belgio, che è qui da ieri a mezzogiorno: avremmo voluto prepararci bene come loro e, invece, non è stato possibile. Mi chiedo solo perché sarà possibile per la partita con l’Egitto e non lo è stato per le precedenti due”.
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