Caro bitume e caro energia: cantieri stradali a rischio durante l'estate
La Gazzetta dello Sport

Caro bitume e caro energia: cantieri stradali a rischio durante l'estate

Domenica 21 giugno 2026
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L'allarme è stato lanciato da Siteb, l'Associazione Strade Italiane e Bitumi, che denuncia un incremento dei costi dell'80% per quanto riguarda il bitume, l'energia e il gas metano nel complesso, in una stagione cruciale per le attività di manutenzione lungo tutta la rete viaria nazionale. Le possibili soluzioni

L'allarme è stato lanciato da Siteb, l'Associazione Strade Italiane e Bitumi, che denuncia un incremento dei costi dell'80% per quanto riguarda il bitume, l'energia e il gas metano nel complesso, in una stagione cruciale per le attività di manutenzione lungo tutta la rete viaria nazionale. Le possibili soluzioni

Armando Bavaro 21 giugno - 11:12 - MILANO Il prezzo del bitume nei primi quattro mesi del 2026 è passato da 420 euro a 680 euro per tonnellata

I cantieri stradali in Italia stanno attraversando una fase di forte crisi: Siteb, l'Associazione Strade Italiane e Bitumi, che rappresenta l'intera filiera delle infrastrutture stradali e dei sistemi impermeabilizzanti, lancia un nuovo allarme sulla gravissima emergenza che sta colpendo il comparto delle manutenzioni stradali e delle opere infrastrutturali in Italia. Nei primi quattro mesi del 2026 il costo del bitume ha infatti registrato un rincaro del 60%, con un prezzo che, per tonnellata, è passato in media da 420 euro a oltre 680 euro. Da gennaio ad aprile sono cresciuti in parallelo anche i costi dell'energia e del gas metano indispensabili per la produzione del bitume, che ha portato ad un incremento complessivo dei costi che sfiora l'80%. Il 2026 si sta dimostrando essere un anno molto difficile sul fronte dell'approvvigionamento energetico: la realtà è ancor più pesante e complessa rispetto a quella registrata nel 2022, quando lo scoppio della guerra in Ucraina causò un veloce rincaro dei prezzi. Anche oggi è la situazione geopolitica internazionale a farla da padrona, con la crisi energetica scaturita dal conflitto in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz che stanno avendo forti ripercussioni lungo tutta la filiera produttiva. L'allarme lanciato da Siteb arriva nel momento più delicato dell'anno per il settore: l'estate è infatti il periodo cruciale per asfaltature e manutenzioni, con molte imprese che si troveranno ad eseguire lavori assegnati mesi fa con costi di gestione completamente diversi rispetto a quelli in vigore quando vennero appaltati. 

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le difficoltà e i possibili rimedi

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A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la netta accelerazione impressa ai lavori finanziati dal Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): numerosi interventi che erano stati bloccati o rallentati all'inizio dell'anno a causa dei ritardi provocati degli enti locali, stanno tutti riprendendo contemporaneamente, facendo crescere improvvisamente e concentrando la domanda di asfalto e di altri materiali edili. Il Siteb avverte che il rischio concreto è che molti Comuni non riescano più a sostenere economicamente gli interventi programmati, con possibili conseguenze sulla manutenzione delle strade, sulla sicurezza della circolazione e sulla continuità dei cantieri durante la stagione estiva. Per sbloccare questa situazione di perdurante difficoltà, l'associazione propone diversi rimedi. Una prima soluzione potrebbe essere quella di modificare il meccanismo di revisione prezzi in base alle reali variazioni di costo di materiali, manodopera ed energia: gli indici di costo per Tipologie Omogenee di Lavorazioni (Tol) per il bitume si è dimostrato inadeguato, incapace di stare al passo di prezzi di mercato sempre più volatili e mutevoli. Questa situazione sta portando alcune amministrazioni locali a varare iniziative di contenimento della spesa a scapito delle imprese, anche in deroga alle clausole di revisione prezzi originariamente pattuite, scaricando interamente sul tessuto imprenditoriale il peso di questi aumenti. Il recente Disegno di Legge Infrastrutture che ha definito il riutilizzo del fresato come sottoprodotto anziché come rifiuto (End of Waste), non ha posto un argine al problema, in quanto, dal punto di vista tecnico, il materiale recuperato non può sostituire integralmente le materie prime necessarie alla produzione del conglomerato bituminoso, ma incide in media solamente per circa il 30%, contribuendo quindi solo in parte al fabbisogno complessivo di bitume. "Il DL infrastrutture rappresenta certamente un passo positivo sul fronte ambientale e del recupero dei materiali" ha dichiarato la Presidente Siteb Raffaella Donghi, "ma non è sufficiente a compensare gli effetti dell'esplosione dei costi delle materie prime e dell'energia che stanno mettendo in seria difficoltà le imprese della filiera. Senza strumenti concreti di revisione e aggiornamento dei prezzi nei contratti pubblici, il rischio è quello di pesanti ripercussioni sulla continuità produttiva, sulla sostenibilità economica dei cantieri e sulla regolare esecuzione degli interventi di manutenzione e sicurezza della rete stradale nazionale".

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