Martinenghi: "Finalmente ci sono. Tornare a gareggiare era un ossessione"
L’oro olimpico rientra in vista degli Europei di agosto a Parigi, dove è diventato campione olimpico: "Sarà speciale due anni dopo. Calendario folle, tutti parlano della salute degli atleti ma si va nella direzione opposta"
L’oro olimpico rientra in vista degli Europei di agosto a Parigi, dove è diventato campione olimpico: "Sarà speciale due anni dopo. Calendario folle, tutti parlano della salute degli atleti ma si va nella direzione opposta"
Sergio Arcobelli Giornalista 21 giugno - 12:56 - MILANOIl ritorno di Tete. Dopo mesi di stop a causa di problemi alla spalla, Nicolò Martinenghi ha riassaporato il gusto di uno sprint in un test a Piacenza nei 50 rana (27”02), primo passo verso il Settecolli e gli Europei di Parigi. Ma il vero Tete emerge lontano dai cronometri: tra la critica a un calendario che non rispetta la salute degli atleti, il nuovo equilibrio trovato a Verona e una certezza che non cambia mai.
Nicolò, quanto è stato difficile restare fermo così a lungo?
“Il 2026 è stato un anno molto sfortunato. Da fine gennaio convivo con questo problema a una spalla che ancora si fa sentire. Avevo bisogno di gareggiare, è diventata un’ossessione”.
Nicolò Martinenghi Campione olimpico Nato a Varese il 1/8/1999, ranista, allenato da Matteo Giunta. Oro olimpico dei 100 rana a Parigi. Sarà in gara da venerdì al Settecolli.Nonostante lo stop non è mai sparito. L’abbiamo vista a Riccione e a Pavia, in mezzo ai giovani.
“Al campus di Pavia ho respirato un’atmosfera bellissima con i bambini. Loro sono il futuro e li guardo con un misto di nostalgia e curiosità”.
A Parigi ci arriva da campione olimpico. Lo sente come un peso?
“No. Oggi mi interessa soprattutto cercare nuove sfide. Le cose cambiano anno dopo anno, ma la vera riflessione riguarda il calendario”.
Non la convince?
“Le nostre stagioni iniziano a fine agosto e finiscono a fine agosto dell’anno successivo. Aspettare dodici mesi per la gara principale è una follia. E mettere un Europeo ad agosto significa compromettere anche la preparazione della stagione successiva”.
Parla spesso di salute dell’atleta.
“Perché oggi tutti ne parlano, ma poi certe scelte vanno nella direzione opposta. Non è una critica sterile, è una riflessione che andrebbe fatta”.
Ho sempre vissuto il nuoto come una sfida contro me stesso, non contro qualcuno
Nicolò MartinenghiNel frattempo, emergono nuovi fenomeni della rana, come il giapponese Ohashi. La incuriosiscono?
“Ho sempre vissuto il nuoto come una sfida contro me stesso, non contro qualcuno”.
Intanto Martinenghi si sta ritagliando dello spazio fuori dall’acqua: shooting fotografici, moda, social.
“Mi piace esplorare, conoscere persone e posti nuovi. Se la mia vita fosse solo nuoto diventerebbe un mondo troppo piccolo”.
A Verona ha trovato quello che cercava?
“Molto di più. È una città a misura d’uomo, bella, vivibile. Ho una casa in centro, invito spesso amici e compagni. C’è un bel gruppo”.
Dopo Parigi ha cambiato tutto. Con Matteo Giunta come va?
“Molto bene. Ogni tanto leggo voci secondo cui litigheremmo, ma non è così".
A Verona c’è pure Ceccon.
“Ci frequentiamo, siamo amici. Lui fa la differenza perché è un talento nato, io con la mia testa”.
Le prossime Olimpiadi saranno negli Stati Uniti e in Australia. La affascina l’American Dream?
“No. Preferivo Parigi. L’America mi incuriosisce, ma non ho mai avuto il mito di ciò che viene da oltreoceano. Si sta molto bene anche in Italia”.
È mai tornato a Parigi dopo l’oro olimpico?
“Mai. Per me è un luogo talmente speciale che l’ho quasi nascosto. Anche la medaglia è a casa dei miei, a Varese. Non la tengo in camera. Forse è gelosia, forse è il bisogno di custodire certe emozioni”.
Ha davvero archiviato quella vittoria?
“Non l’ho archiviata, ma guardo più avanti che indietro. Ho scalato una montagna e voglio rifarlo da un sentiero diverso. Si riparte sempre da zero, anche quando hai vinto un’Olimpiade”.
Eppure, c’è chi sostiene che quell’oro è arrivato con un tempo non eccezionale.
“Sono il primo a dirlo. Ma in acqua c’erano tutti: Peaty, Qin, i migliori. Se mi avessero proposto il personale in cambio dell’argento, non avrei accettato. Il valore di quella gara va oltre il tempo”.
Quando si rivede con i capelli biondo platino, le viene da sorridere? Fu un’ispirazione vincente per Parigi?
“Penso che sarebbero da rifare. L’unica rottura è che ho impiegato tantissimo a conciarmi così...”.
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