Super Messico, vince (3-0) anche con la Rep. Ceca e chiude a punteggio pieno. Festa Ochoa
La Gazzetta dello Sport

Super Messico, vince (3-0) anche con la Rep. Ceca e chiude a punteggio pieno. Festa Ochoa

Giovedì 25 giugno 2026
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Primo tempo in sofferenza per i nordamericani che escono però alla distanza, approfittando anche della giornataccia al tiro degli europei: segnano Chavez, Quinones e Fidalgo. Debutto in quest'edizione per il portiere 40enne

Primo tempo in sofferenza per i nordamericani che escono però alla distanza, approfittando anche della giornataccia al tiro degli europei: segnano Chavez, Quinones e Fidalgo. Debutto in quest'edizione per il portiere 40enne

dall'inviato  Roberto Maida 25 giugno 2026 (modifica alle 05:20) - KANSAS CITY (USA) English version

Cento per cento Messico, zero assoluto Cechia. L’Azteca festeggia la sua squadra, che si qualifica alla seconda fase con tre vittorie, e saluta con indifferenza una delle peggiori concorrenti del Mondiale. Un vero disastro i cechi, non solo nell’ultima esibizione a Città del Messico: chiudono il loro girone al quarto posto con un solo punto e tornano a casa senza potersi aggrappare a nulla. Ai padroni di casa è bastata la spensieratezza per vivere una giornata piacevole e concedere al Memo Ochoa, 40 anni, il meritato omaggio per una grande carriera. Il portiere è entrato nel finale animando il pubblico che da quel momento, in vantaggio per 2-0, ha tifato soltanto per lui, che aveva il compito di difendere l’imbattibilità del titolare Rangel. Obiettivo riuscito facilmente: il Messico chiude il gruppo con 6 gol segnati e nessuno subito. Attenzione a sottovalutarlo. 

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qualità messico

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La Cechia aveva un solo risultato possibile per restare dentro al recinto mondiale. Così il ct Koubek, duramente criticato in patria, ha proposto sei novità rivoluzionarie: su tutte ha colpito l’esclusione del giocatore più conosciuto e rappresentativo, l’ex romanista Schick. Dall’altra parte Aguirre, già sicuro del primo posto, ha ribaltato la squadra per dare riposo ai giocatori più stanchi. Ne è uscita una partita dai toni molto bassi, timidi, perché i cechi non sono abituati a comandare il gioco e anzi tendono a chiudersi per provare le ripartenze mentre il Messico non aveva abbastanza forze né motivazioni per scardinare il dispositivo. Nel primo tempo l’occasione migliore è capitata a Visinsky, uno dei promossi di Koubek, che dopo pochi minuti ha calciato in diagonale fuori di poco. Il resto dello spettacolo, si fa per dire sentendo anche i fischi dello stadio alla fine del primo tempo, è stato un lento ciondolare da una parte all’altra senza che qualcuno si prendesse la responsabilità di spezzare l’equilibrio. 

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città del messico in festa

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Colpa della squadra obbligata a vincere, naturalmente. Nei giorni scorsi Pavel Nedved, dalla sua poltrona di dirigente federale, ha cercato di difendere il lavoro dell’allenatore, arrivato a dicembre per sostituire Hasek dopo la figuraccia contro le Far Oer, e dei giocatori, che hanno poca qualità complessiva. Ma c’è davvero poco da salvare di questa spedizione americana, anche in termini di atteggiamento e organizzazione. Nel secondo tempo il Messico, evitando di premere sull’acceleratore, ha segnato due volte nel giro di sei minuti. Slegata e disordinata, la Cechia si è consegnata prima all’inserimento solitario di Mateo Chavez, il terzino sinistro che era piombato a destra fiutando il sangue, e poi al comico raddoppio di Quinones, facilitato dal goffo rinvio di Holes sulla schiena dell’altro messicano Sanchez. Sullo 0-2, Koubek si è ricordato di Schick ed è passato al 4-3-3. Ma in una situazione del genere, risalire era impossibile. Perciò Aguirre, spinto dall’assordante coro dell’Azteca, ha regalato la passerella al Memo Ochoa, portiere che partecipa al sesto Mondiale in carriera e alla fine del torneo smetterà di giocare. C’è stato il tempo anche per il tris di Fidalgo, subentrato al promettente diciassettenne Mora, nel recupero. La Cechia invece ha chiuso con un’altra brutta notizia: l’infortunio di Soucek, attaccante entrato poco prima, costretto a uscire in barella. Piove sempre sul bagnato.

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