Luca Dotto: "La pressione? Si supera con un grande lavoro psicologico"
La Gazzetta dello Sport

Luca Dotto: "La pressione? Si supera con un grande lavoro psicologico"

Giovedì 25 giugno 2026
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L'atleta veneto, nel weekend, chiuderà una carriera ricca di successi e soddisfazioni: "Quel 47'96 mi ha dato un'identità. La medaglia più bella? L'oro a Londra davanti ai miei genitori"

L'atleta veneto, nel weekend, chiuderà una carriera ricca di successi e soddisfazioni: "Quel 47'96 mi ha dato un'identità. La medaglia più bella? L'oro a Londra davanti ai miei genitori"

Pietro Razzini 25 giugno - 10:14 - JESOLO

Il tempo, nello sport, non è mai solo un numero. È una linea sottile che separa ciò che sei stato da ciò che stai per diventare. E quando quella linea coincide con l’ultima vasca, allora ogni gesto assume un peso diverso, quasi sospeso. La carriera di Luca Dotto ha vissuto dentro questa dimensione: quella della velocità pura e del dettaglio che decide tutto. Un talento cristallino dello sprint azzurro, capace di portare il nuoto italiano in una consapevolezza internazionale, dai Mondiali di Shanghai 2011, con la medaglia d’argento nei 50 stile libero (primo italiano a salire su un podio mondiale nella specialità) fino ai grandi palcoscenici olimpici di Londra e Rio, passando per l’apice europeo raggiunto con l’oro nei 100 stile libero agli Europei di Londra 2016. E poi, soprattutto, quel 47”96 che ha fatto storia: il record italiano dei 100 stile libero, una soglia, i 48 secondi, che per anni ha rappresentato un confine, poi abbattuto con la naturalezza dei grandi interpreti. Oggi quel percorso sta per arrivare all’ultima vasca. Siamo nella settimana che conduce al Settecolli, l’appuntamento conclusivo della sua carriera. E mentre si distrae a Jesolo, in occasione della Vip Padel Cup griffata Vpe20, Luca racconta il suo presente, che ha la leggerezza dello sport praticato per piacere. Ma dietro lo sguardo resta la profondità di chi sa che ogni cosa, ora, sta per finire. E proprio per questo, forse, vale ancora di più: “Ho cercato di assaporare ogni singolo minuto di questa settimana. Vivo tutto con un filo di tristezza ma anche con la serenità di sapere i risultati che ho raggiunto e la coscienza di come li ho raggiunti”.

Luca Dotto, il primo italiano a scendere sotto i 48" nei 100 stile libero

Oggi che rapporto ha con l’allenamento e l’attività fisica?

“D’ora in avanti cambia la prospettiva. Resta il fatto che sono, per così dire, dipendente dallo sport: a livello di umore e di lucidità mentale sento subito la differenza se sto fermo qualche giorno di troppo. E per come lo vivo io, l’attività fisica aiuta anche nel lavoro”.

Che prospettive ha nel breve termine?
​“Da settembre mi piacerebbe iniziare a correre con costanza. E poi vorrei giocare a beach volley, magari preparandomi con l’allenatore della mia ragazza. Ovviamente tornerò in acqua, soprattutto quando sentirò il bisogno di allungare la muscolatura. Per quello, non c’è niente di meglio del nuoto”.

Resterà nel mondo dello sport?

“Assolutamente sì. Mi piace fare il commentatore, mi vedo nell’organizzazione di eventi, magari come manager sportivo. E poi continuerò a lavorare per la mia Academy di nuoto. Mi piacerebbe anche contribuire a far crescere il nuoto, portando una visione più ampia, anche dal punto di vista del business, come già accade in altri sport”.

È più difficile allenarsi ogni giorno o smettere di farlo?
“Se ho una certezza è proprio questa: non mi peserà smettere di lavorare con quell’intensità. Anzi, lo sport finalmente torna a essere piacere, come dovrebbe sempre essere. Il professionismo ti porta oltre il limite ogni giorno. Ed è tutt’altro che semplice”.

Come si vive il momento in cui si decide di chiudere con l’agonismo?

“Bisogna avere il coraggio di guardare oltre. Perdo una parte importante della mia identità perché per tutta la vita sono stato un atleta. Però adesso inizio a immaginare un Luca diverso. Ho tanta curiosità. Ho vissuto qualcosa di straordinario: viaggi, vittorie, esperienze uniche. Quando guarderò indietro ci sarà anche un po’ di malinconia ma so che ci saranno nuove opportunità belle da vivere”.

Luca Dotto chiuderà la carriera ai Settecolli, nel prossimo weekend

Medaglie o record: davvero non scambierebbe nulla con quel 47”96?
“È vero. Un record è destinato a essere battuto ma quando si è il primo a rompere un muro, quello resta. È qualcosa che entra nella storia. Sono barriere che ti definiscono. Quel 47”96 mi ha dato un’identità”.

Cosa ricorda di quel giorno?

“Da anni sentivo dentro le mie bracciate la possibilità di andare sotto i 48 secondi. In allenamento c’erano tempi, sensazioni e ritmo. Ma in gara non riuscivo a sintetizzare il tutto. Poi è arrivato nella prima frazione della staffetta con il gruppo sportivo Forestale, a Riccione (aprile 2016). Ricordo un clima leggero, giocoso, senza pressione. E lì è nato un tempo pazzesco. Paradossalmente, pochi giorni prima, in un contesto di qualificazione olimpica, non ero riuscito a nuotare così forte”.

Che rapporto aveva con la pressione?
“Da giovane non la sentivo. Anzi mi accendeva. Penso ai Mondiali di Shanghai: ero eccitato dalla sfida. Crescendo, invece, ho iniziato a sentire il peso, come se avessi un bersaglio addosso. Ho lavorato tanto con gli psicologi dello sport per imparare a gestire ansie e paure. È stato un percorso lungo e, per un paio di anni, anche complicato”.

Quanto conta la mente in una gara che dura meno di un minuto?

“Conta tantissimo. Le nuove generazioni hanno meno tabù su questo tema e iniziano prima a lavorare sugli aspetti psicologici. I risultati che vediamo sono anche figli di questo atteggiamento: i ragazzi, oggi, usano strumenti mentali quando stanno ancora bene, non solo quando hanno difficoltà".

C’è una medaglia che ha avuto un valore speciale?
​“L’oro agli Europei di Londra 2016 perché erano presenti i miei genitori. Non erano mancati neppure in altre grandi occasioni, come le Olimpiadi in Inghilterra e i Mondiali in Cina, ma in quei casi non avevo avuto modo di sentire l’inno nazionale sul podio. Condividerlo con loro ha reso tutto più speciale”.

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