"Papà Ancelotti" e la gestione dei suoi "figli": così ha trasformato l'attacco del Brasile
Vinicius sbloccato, Cunha centravanti, Rayan titolare e l'attenzione verso O'Ney: il ct ha azzeccato ogni mossa non solo tattica, ma anche umana
Vinicius sbloccato, Cunha centravanti, Rayan titolare e l'attenzione verso O'Ney: il ct ha azzeccato ogni mossa non solo tattica, ma anche umana
Dal nostro inviato Filippo Maria Ricci 25 giugno - 17:47 - MORRISTOWN English versionL’allenatore è come un padre. Si dice. Luogo comune, frase fatta, ma non sempre. Carlo Ancelotti tra i suoi attaccanti ha ragazzi molto diversi tra loro, e per ognuno di loro ha scelto un modo pubblico di relazionarsi. Nel privato del ritiro di Morristown le cose sono al sicuro, gestite al meglio. Ma questo è il Brasile, tutto è gigante, bisogna comunicare e commentare. Il popolo parla, pretende, giudica. E la linea scelta da Ancelotti con gli elementi del suo reparto offensivo è chiarissima.
VIDEO: "Cosa vuole dire ai suoi ragazzi?". La risposta di Ancelotti fa ridere tutta la sala stampa!vini sbloccato
—Sono mesi che il ct del Brasile ci dice che questo sarà il Mondiale di Vinicius, e così è. L’attaccante fischiato dallo stolto madridista medio al Bernabeu ha partecipato a tutti e 6 i gol della Canarinha in questo Mondiale: 4 li ha fatti lui, più un assist e un suo tiro ribattuto in rete da Matheus Cunha. "Carlo mi chiede di fare certi movimenti e sta funzionando, evidentemente ci capisce di calcio" ha scherzato Vini qualche giorno fa in zona mista. E ieri notte, commentando il suo primo gol di cabeza dopo due anni: "Carlo mi ha detto che mi faceva un regalo se segnavo di testa". Ancelotti si coccola Vini, sa che è la sua unica grande stella (di Neymar parliamo a parte), che tanto se non tutto dipende da lui. Gli ha mostrato fiducia cieca quando in nazionale il madridista aveva numeri orribili, 8 gol in 49 partite. Ancelotti aveva sbloccato Vini quando era arrivato al Madrid, ha fatto lo stesso in nazionale. "Vini è fottutamente bravo" ha detto il ct ieri sera. E il suo ‘7’ gongola, in attesa del regalo di papà per il gol di testa.
il centravanti
—Il ct Anselocci è partito con Igor Thiago, perché voleva provare il centravanti classico. Non ha funzionato e ha ripiegato su Matheus Cunha, il centravanti associativo: boom, 3 gol in due partite. Pubblicamente ha distinto le due figure segnalando le diverse caratteristiche in modo da non bocciare nessuno e preparando il terreno perché Matheus, un tipo di 27 anni arrivato quest’anno al Manchester United che nella vita dal calcio ha preso più di un ceffone, potesse rendere al meglio.
i ragazzi
—Carlo ha con sé due ragazzi del 2006, il pompatissimo Endrick e lo sconosciuto Rayan, che gioca nel Bournemouth miracolato da Iraola. Tutti vogliono il primo, e invece gioca il secondo. Che è stato scelto come sostituto dell’infortunato Raphinha e ieri sera è diventato il primo titolare Under 20 del Brasile in un Mondiale dal 1970. Segno evidente che la Seleção non è una nazionale per giovani. E ha fatto benissimo.
IRONIA CONTRO LA TENSIONE
—Con Endrick, che Ancelotti ha già avuto al Real Madrid usandolo pochissimo, il trattamento è diverso: "Endrick ha un talento straordinario, e ha una grande qualità: la pazienza. Ce l’hanno anche i suoi famigliari quella qualità. Sarà protagonista del prossimo Mondiale, e avrà spazio in questo". In poche parole sistemati parenti che possono essere serpenti e calmato un ambiente caldissimo sul tema: in Brasile pensano che Endrick sia un fenomeno. Fortunatamente per Carlo il suo rapporto con il ragazzino del Madrid è diventato carne da meme, l’ironia ha prevalso sulla tensione e sui social è stata creata un’esilarante galleria di scenette surreali, sul tema 'cosa deve fare Endrick per giocare', con il ct che pur di non usarlo fa qualsiasi cosa.
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LA COMMOZIONE DI NEY
—E poi c’è lui, O Ney. La stella cadente, caduta dalla nazionale per quasi 3 anni: da quando nell’ottobre del 2023 giocando con la verdeoro si ruppe menisco e legamento. È tornato in nazionale a furor di popolo. Carlo per un anno non l’ha chiamato, poi ha tirato su il pollice e l’ha portato al Mondiale accontentando il desiderio del ‘povo’. E ieri sera di nuovo: tutto lo stadio che invocava il suo ingresso in campo, e alé, ecco Neymar sul prato. O Ney commosso, l’abbraccio coi figli a fine gara e le lacrime di liberazione. Carlo osserva da lontano: è tipo pragmatico e sa due cose. La prima: non si può fermare l’onda di emozione popolare. La seconda: Neymar è il più grande talento del calcio brasiliano degli ultimi 20 anni, magari può tornare utile. Questo è Anselocci: il padre della patria brasiliana, un tipo sensato, affettuoso, intelligente che sa trattare i suoi ragazzi ognuno come deve e si merita. Questo è un Brasile minore, con evidenti lacune. Che migliora perché ha in panchina una persona che sa come gestire gli uomini prima dei calciatori.
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