Sabatini: "Sono stato 25 giorni in coma farmacologico. Ora non esco più, non mi sento più sicuro"
La Gazzetta dello Sport

Sabatini: "Sono stato 25 giorni in coma farmacologico. Ora non esco più, non mi sento più sicuro"

Sabato 27 giugno 2026
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Il racconto al podcast a 'One More Time' podcast

Le sue parole: "È stata dura, soprattutto è stata dura dopo, quando ti risvegliano sei un ebete. Ci ho messo 2 mesi a tornare alla lucidità piena"

Redazione 26 giugno - 11:41

VIDEO - Sabatini: "De Rossi può allenare ad altissimi livelli"

Walter Sabatini ha rilasciato un'intervista al podcast 'One More Time'. L'ex ds giallorosso ha parlato della sua malattia ripercorrendo i 25 giorni passati in ospedale in coma farmacologico. Queste le sue parole: "Mi è venuto un attacco respiratorio, è arrivato il medico della Roma, che era il mio medico, e ha capito subito che la situazione era grave. Dentro l'ambulanza la dottoressa diceva “non ce la fa, non ce la fa”. Sono stato in ospedale in terapia intensiva, 25 giorni in coma farmacologico. In quei giorni ero altrove. Pensavo di essere morto. Vedevo troppe cose che mi facevano un po' paura, ma non definitivamente, le pensavo sempre come transitorie. Vedevo Madre Teresa di Calcutta, non voleva farsi toccare. Ero certo che gli infermieri mi avrebbero ucciso. Ogni volta che arrivava un infermiere mi veniva un'agitazione. È stata dura, soprattutto è stata dura dopo, quando ti risvegliano sei un ebete. Ci ho messo 2 mesi a tornare alla lucidità piena". Sabatini ha poi aggiunto: "Non esco più di casa, sto anche un mese senza uscire. Non mi sento al sicuro, ma soprattutto non mi va di espormi di fronte alla gente. Mi rende insicuro il fatto che qualcuno mi veda, per esempio, non riuscire ad alzarmi da solo. È una cosa che mi devasta. La mia vita è stata tutt'altro. E il ricordo di come ero e di quello che ho fatto mi ferisce, perché poi devo far per forza il confronto. Oggi non è una vita che mi piace, è veramente una vita non mia, di qualcun altro. Io voglio essere vitale: vivo e vitale. Invece sono solo vivo e non mi basta. Credo di poter reagire, credo di continuare a vivere e poi so di dover fare ancora cose belle e importanti. O le faccio in prima persona o per interposta persona, ma le farò. Non posso accettare di finire una vita così grigia. Devo fare qualcosa".

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