Tecnica, problemi di affidabilità, testa: dentro alla crisi di Charles Leclerc
Nelle ultime quattro gare il monegasco della Ferrari è sprofondato tra difficoltà di comprensione della SF-26 o guasti. Proprio mentre Hamilton sembra aver cambiato marcia. E il distacco in classifica dal compagno di squadra adesso si è fatto importante
Nelle ultime quattro gare il monegasco della Ferrari è sprofondato tra difficoltà di comprensione della SF-26 o guasti. Proprio mentre Hamilton sembra aver cambiato marcia. E il distacco in classifica dal compagno di squadra adesso si è fatto importante
Giusto Ferronato Giornalista 29 giugno - 14:18 - MILANO Charles Leclerc, 28 anni, corre alla Ferrari dal 2019Ai punti, è 74-20. Parliamo dello score parziale della sfida interna tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc nelle ultime 4 gare del Mondiale. Un parziale che ha certificato la crisi del pilota monegasco, anche in Austria incapace di invertire una rotta che lo vede sempre più scombussolato. Il Canada è stato l’ultimo GP in cui ha portato a casa un risultato accettabile, un quarto posto. Poi sono iniziati i guai. Il ritiro a Montecarlo, doloroso perché il GP di casa è un appuntamento a cui tiene tantissimo e proprio in quella settimana aveva annunciato il rinnovo di contratto pluriennale con la Ferrari. Il ritiro a Barcellona per problemi di affidabilità, proprio nella gara in cui Lewis Hamilton è stato capace di riportare alla vittoria il Cavallino dopo un digiuno di 34 corse. Infine, ieri, l’anonimo ottavo posto di Zeltweg, che pure era iniziato dalla prima fila: i problemi di aderenza lamentati durante il GP non gli hanno dato scampo. La Ferrari in questi anni non ha mai realmente avuto l’occasione di giocarsi il titolo o di essere competitiva con costanza. Ma mai si era visto un Leclerc così in difficoltà per più gare consecutive.
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—La prima chiave è tecnica. In Canada Leclerc ha parlato di gomme mai entrate bene nella giusta finestra di esercizio, mentre in Austria ha spiegato che il set-up scelto ha funzionato in qualifica ma non in gara, con forti problemi al retrotreno e molto scivolamento. Lo stesso Leclerc ha sottolineato che le nuove monoposto 2026 sono “molto sensibili” e che, se non si è nella finestra corretta, “si pagano le conseguenze”. In Austria ha inoltre identificato nel surriscaldamento uno dei limiti principali, mentre Hamilton ha insistito su alto degrado e difficoltà sul dritto. L’aspetto più preoccupante è che però Charles, rispetto a Lewis, sembri proprio in difficoltà nel comprendere cosa fare. "Ho faticato a trovare la macchina e le gomme giuste, soprattutto nella finestra di temperatura ideale, in particolare le posteriori - ha detto Leclerc - C’è ancora molto lavoro da fare. Penso di aver lavorato molto duramente nelle ultime settimane, ma al momento c'è sempre un motivo per cui si fa fatica. Probabilmente significa che non ho ancora un'idea chiara di cosa voglio da questa macchina. Sì, devo scoprirlo".
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—Non c’è però solo il tema della guida. C’è anche l’affidabilità. A Montecarlo, come detto, il ritiro contro le barriere per un problema ai freni. A Barcellona la Ferrari aveva finalmente visto funzionare gli aggiornamenti aerodinamici introdotti sul pacchetto vettura, tanto che Hamilton ha trasformato il progresso in vittoria. Leclerc, invece, dopo una rimonta aggressiva, si è fermato per un problema al servosterzo. È il paradosso del suo momento: quando la macchina sembra tornare competitiva, arriva il guasto. L’Austria doveva essere il weekend della svolta. La Ferrari ha portato il primo aggiornamento ADUO alla power unit e Leclerc stesso aveva lodato un team capace di spingere. In qualifica il segnale era arrivato, secondo posto e ammissione molto chiara sul piano personale, cioè la necessità di ritrovare fiducia dopo settimane in cui sentiva di lasciare “un po’ di margine” al sabato. Ma la domenica, come detto, il quadro si è rovesciato: degrado, surriscaldamento, scarso grip e una macchina fuori finestra lo hanno riportato indietro. E la frustrazione è esplosa anche via radio: “Questa macchina è terribile”.
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—La terza chiave è la pressione psicologica, aggravata dal confronto diretto con Hamilton. Leclerc ha ammesso in Austria di cercare un boost di fiducia. A Monaco aveva detto di non avere fiducia nella macchina. Dopo Barcellona si era autoaccusato senza attenuanti, parlando di vergogna e di colpa personale. Il team principal Fred Vasseur, al contrario, ha sempre difeso la base di prestazioni del pilota: dopo la qualifica austriaca ha detto che il passo “c’è sempre stato” e che erano soprattutto i media a essersi preoccupati più del team. Quello che appare è che Leclerc non sembra aver perso la velocità, ma abbia perso continuità, serenità (lo si capisce dalla frustrazione spesso manifestata nei team radio) e capacità di gestire un contesto tecnico che Hamilton oggi legge con maggiore efficacia. Il confronto con Lewis, inevitabilmente, amplifica tutto. Non solo per il distacco in classifica, ma perché il sette volte campione del mondo ha interpretato meglio la SF-26 negli stessi weekend in cui Leclerc si è perso: secondo in Canada e Monaco, vincente in Spagna, davanti anche in Austria. Tutto questo significa che la crisi non può essere ridotta solo al mezzo: la macchina resta nervosa e incompleta, ma oggi Hamilton sa andare in una direzione migliore, indicando la strada al team meglio di quanto non riesca al compagno di squadra. Leclerc non sembra lento, sembra un pilota costretto a rincorrere la fiducia dentro una Ferrari che cambia volto da una pista all’altra. Per uscire davvero dalla fase negativa gli servirebbe un doppio salto, tecnico e personale. Hamilton è intanto terzo nel Mondiale, staccato di 46 punti, non pochi. E alle porte c'è già Silverstone, gara che ne dirà di più, in un verso o nell’altro.
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