Wolff, il signor F1: da Kimi a Schopenhauer, l'uomo che sa crescere i piloti
La Gazzetta dello Sport

Wolff, il signor F1: da Kimi a Schopenhauer, l'uomo che sa crescere i piloti

Lunedì 29 giugno 2026
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Alla scoperta del team principal della Mercedes che domina: le origini difficili, i primi lavori, l'amore per la filosofia, i titoli iridati con Hamilton, la scoperta di Antonelli. "Compensare quello che non hai avuto è sempre una spinta per il successo"  

Tutti vorrebbero un Toto Wolff per amico, padre, zio, marito o fidanzato, amante in certi casi, saggio, spalla per qualche notte da leoni: dipende dai casi. C’è però chi si accontenta di averlo come manager di scuderia. Kimi Antonelli, quando era solo un ragazzino che correva nell’Academy Mercedes e sognava la Formula 1, ha raccontato che Toto una volta lo invitò al GP di Monaco (era il 2017). Lo trascinò nell’area ingegneri. “Mi diede le cuffie, così potevo ascoltare tutti i team radio. È un aneddoto bello che conservo”, ha detto Kimi. George Russell, la volta che ricevette la telefonata che gli cambiò la vita, nel 2020, era sul WC di un hotel: “Toto Wolff mi ha chiamato martedì nel primo pomeriggio e mi ha detto: ‘Ti vogliamo in pista con noi’. E intanto ero nel bagno dell'hotel. Ho ricevuto 64 messaggi quel giorno”. Nessuno ha l’hype (si dice così, no?) di Toto Wolff. E nessuno ha la sua capacità di gestire le situazioni. Dopo il GP d’Austria, con Russell che festeggiava il primo posto e Antonelli che sbuffava per il terzo, è stato il team principal della Mercedes a dire ancora una volta le parole giuste: “Antonelli era veloce, ma Russell sarebbe stato comunque davanti a Kimi. Capisco la frustrazione di Antonelli. Ma nei giorni scorsi ho parlato con George ed è bello che abbia fatto questo risultato dopo che ci siamo parlati”. 

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