Davies dalla paura al sogno: "Il Canada non ha limiti: ora viene il bello"
A venticinque anni e con diversi infortuni gravi alle spalle il capitano canadese è finalmente tornato in campo nella partita contro il Sudafrica
A venticinque anni e con diversi infortuni gravi alle spalle il capitano canadese è finalmente tornato in campo nella partita contro il Sudafrica
Dal nostro inviato Filippo Conticello 29 giugno 2026 (modifica alle 20:30) - LOS ANGELES (USA) English versionQuando esce dalla pancia del SoFi Stadium, Alphonso Davies ha l’aria serena di chi ha finalmente ricucito una ferita: per la nazionale ha compromesso la stagione, se non quasi la carriera, con la nazionale è diventato eterna gloria canadese. Contro il Sudafrica il 25enne mancino del Bayern ha rimesso piede in campo nell’ultimo decisivo quarto d’ora ed è come se lì il Canada abbia ritrovato il proprio cuore: è stato il pomeriggio californiano che ha cambiato la storia del calcio con la foglia d’acero, quello della qualificazione agli ottavi del Mondiale, vetta mai neanche immaginata prima. Contro i Bafana Davies non ha segnato né servito assist, ma il suo ritorno è stato il simbolo stesso della rinascita della nazionale guidata dal sergente Jesse Marsch. Erano passate otto settimane dall’infortunio che gli aveva fatto saltare le prime tre partite della fase a gironi e, in fondo, era stata la coda della annata più difficile della carriera: a marzo si era rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio destro proprio in maglia rossa, durante la sfida di Nations League contro gli Stati Uniti. Da quel momento, Bayern e nazionale avevano stilato insieme un piano rigidissimo per portare il recupero, tutt’altro che facile, in vista del Mondiale casalingo. Del resto, nessuno rappresenta meglio di lui una nazione composita e una squadra multiculturale: è nato nel campo profughi di Buduburam, in Ghana, da genitori liberiani fuggiti dalla guerra civile, ed è arrivato da bambino a Edmonton come rifugiato. La sua storia personale coincide con quella di un Paese costruito sull'immigrazione e sulle seconde opportunità.
VIDEO: Balotelli gioca a calcio col sindaco di New York Mamdani!Davies, bentornato.
“Non riesco neanche a spiegare come mi senta e cosa provi davvero. È stata una partita durissima, poi quando ho visto il pallone entrare in rete e ho potuto festeggiare insieme alla squadra, ho capito che ero tornato proprio nel momento perfetto. Che tempismo! Avevo anche la visuale ideale sull'azione…”.
Come è stato questo Mondiale da spettatore fino alla partita più importante?
“Nelle prime tre sono rimasto in panchina a mordere il freno, con una voglia incredibile di giocare. Diciamo che poter disputare questi quindici minuti, essere di nuovo sul campo e condividere questa gioia con i miei compagni mi ha ripagato dell’attesa. Devo dire che adesso mi sento molto bene: anche se dopo otto settimane senza giocare bisogna ritrovare i tocchi, la fiducia e il ritmo, le sensazioni sono state davvero positive”.
È vero che avrebbe voluto giocare prima?
“Alla prima partita avevo già una voglia enorme di entrare, alla seconda ancora maggiore… Prima della terza, non ce la facevo più e sono andato dal mister a chiedergli se potessi giocare almeno qualche minuto!”.
E lui cosa le ha risposto?
“Avrebbe potuto buttarmi dentro, ma ha pensato prima di tutto alla mia salute e al bene della squadra. Mi ha spiegato che non avevo ancora completato tutte le tappe del recupero necessarie per tornare a giocare. È stato difficile da accettare, ma aveva ragione. Così ho continuato ad aspettare e a sostenere i compagni dalla panchina fino ai sedicesimi! Se sono qua, però, è anche merito del Bayern: si è seduto allo stesso tavolo col Canada e hanno costruito insieme un programma per tutto il torneo. Lo stiamo seguendo alla perfezione. C'è stata grande comunicazione tra le due parti e tutto è stato gestito nel migliore dei modi”.
Johnathan non si discute, come non si discute nessuno dei miei compagni
Alphonso DaviesJesse Marsch vi ha definiti "eroi canadesi". Che effetto le fa?
“È un qualcosa di speciale, questo traguardo va oltre lo sport e dà gloria a tutto il nostro Paese. Quando sono arrivato in nazionale, in tanti nemmeno sapevano che il Canada avesse una squadra di calcio. Oggi sono sicuro che tantissimi bambini guarderanno quello che stiamo facendo e sogneranno di diventare calciatori. L'hockey resterà sempre lo sport numero uno in Canada, ma penso che dopo questo Mondiale molti ragazzi diranno: un giorno voglio essere lì anch'io!”.
E adesso cosa succederà?
“Adesso viene il bello e tutto si fa più difficile ma pure entusiasmante: non abbiamo limiti, perché darcene? Siamo felicissimi e vogliamo goderci ogni secondo di questo momento. Personalmente questi primi quindici minuti sono stati importanti. Vedremo come reagirà il mio corpo, ma se continuerò a sentirmi bene potrò aumentare gradualmente il minutaggio durante il torneo, spero molto a lungo…”.
Come sta il suo amico Jonathan David, che in Italia guardiamo con un po’ di attenzione dopo una stagione così così alla Juve
“John non si discute, come non si discute nessuno dei miei compagni. Il Canada è diventato davvero una grande squadra: prima era un miracolo anche solo qualificarci, ora la gente vuole da noi ancora di più e faremo di tutto per accontentarli”.
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