Ferrari, gli sviluppi funzionano a metà: in Austria ha pesato l'assetto, ma a Silverstone...
La Gazzetta dello Sport

Ferrari, gli sviluppi funzionano a metà: in Austria ha pesato l'assetto, ma a Silverstone...

Martedì 30 giugno 2026
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Il Red Bull Ring ha caratteristiche che, complici le scelte per limitare i danni in qualifica, hanno portato al degrado degli pneumatici che ha penalizzato soprattutto Hamilton

Il Red Bull Ring ha caratteristiche che, complici le scelte per limitare i danni in qualifica, hanno portato al degrado degli pneumatici che ha penalizzato soprattutto Hamilton

Paolo Filisetti 30 giugno - 12:44 - MILANO Uno dei pit stop di Hamilton in Austria

Il GP d’Austria ha visto l’introduzione della terza Power Unit da parte della Ferrari, quella aggiornata con il primo sviluppo legato agli ADUO concessi dalla FIA. La scelta di sbloccare la terza unità motrice evoluta a Spielberg, poggiava sulla consapevolezza dei tecnici della Scuderia, che il tracciato del Red Bull Ring avrebbe costituito una vera e propria montagna da scalare, stante il deficit di potenza accusato rispetto alle PU Mercedes e Red Bull. L’esito della gara ha messo a nudo, in modo tangibile, quanto le difficoltà emerse il venerdì e poi mascherate il sabato in qualifica non fossero state superate. Intendiamo dire che il risultato delle qualifiche è stato massimamente frutto di un assetto dinamico estremizzato che ha permesso alla SF-26 di contenere drasticamente il gap che separava le due rosse dalla W17 di Russell. È quindi opportuno considerare le caratteristiche specifiche del Red Bull Ring, per capire che l’unico fattore cruciale su quel tracciato fosse la potenza erogata dal propulsore, non la maneggevolezza, non l’efficienza aerodinamica. Insomma un unico fattore dominante. 

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degrado pneumatici

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Ma se sul giro secco, non entravano in gioco altri elementi, primo tra tutti il degrado degli pneumatici, in gara proprio quest’ ultimo è stato l’elemento che ha maggiormente condizionato la prestazione della SF-26. Osservando i singoli stint di gara, soprattutto se prendiamo in considerazione la gara di Hamilton, appare evidente come il forte degrado sofferto dagli pneumatici del pilota inglese, a partire dal primo stint, abbiano innescato una sorta di reazione a catena. In pratica, non solo Hamilton è stato costretto ad una sosta anticipata, ma la sua effettuazione non è corrisposta ad una manovra di undercut efficace, non disponendo di una velocità adeguata per poterla fare funzionare. I successivi stint sono stati del tutto ininfluente, incluso il terzo a seguito del secondo pit stop, in cui sono state montate le gomme soft nell’estremo tentativo di creare un vantaggio, seppur temporaneo, a livello di performance generata dagli pneumatici. In sostanza, appare da questi dati chiaro quanto il setup adottato per ridurre il gap in qualifica si sia dimostrato fortemente controproducente in gara, rendendo qualsiasi strategia vana ed impossibile da attuare. 

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ottimismo per silverstone

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La SF-26, però, non è cambiata tra il GP di Catalunya e quello d’Austria, se non per alcuni dettagli secondari, dunque il comportamento dinamico della monoposto non è dipeso da uno sviluppo che ne abbia modificato le caratteristiche. In conclusione, le elevatissime temperature ambientali con quella dell’asfalto che ha sfiorato i 53 gradi, la minima ma comunque presente, rarefazione dell’aria, hanno generato la tempesta perfetta. Il propulsore evoluto non ha sostanzialmente espresso un reale miglioramento, solo intravisto in qualifica, mentre il setup ha consegnato nelle mani di Hamilton e Leclerc una vettura che ha incrementato il degrado degli pneumatici. Questo fine settimana a Silverstone, i fattori che costituiscono un vantaggio competitivo sono certamente la potenza del propulsore ma, con lo stesso livello di rilevanza, la dinamica del veicolo, nei rapidi cambi di direzione, e l’aerodinamica a livello di distribuzione bilanciata del carico. In pratica, non più un singolo fattore dominante, ma tanti elementi, che mettono in risalto le caratteristiche di telaio ed aerodinamica della SF-26, come peraltro avvenuto a Barcellona. Date queste premesse in Inghilterra la Ferrari, dovrebbe essere in grado di impostare un fine settimana non indirizzato ad una riduzione dei danni, bensì maggiormente all’attacco.

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