Luca Messi: "Io, la boxe e mio cugino Leo. Però a casa il mito resta Maradona!"
La Gazzetta dello Sport

Luca Messi: "Io, la boxe e mio cugino Leo. Però a casa il mito resta Maradona!"

Martedì 30 giugno 2026
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Origini marchigiane per entrambi, poi un ceppo si spostò in Argentina e l'altro a Bergamo. L'ex pugile racconta il legame di sangue con il fenomeno del calcio e l’incontro a San Siro nel 2012

Origini marchigiane per entrambi, poi un ceppo si spostò in Argentina e l'altro a Bergamo. L'ex pugile racconta il legame di sangue con il fenomeno del calcio e l’incontro a San Siro nel 2012

Dal nostro inviato  Roberto Maida 30 giugno - 12:29 - KANSAS CITY

L’accento è bergamasco, non marchigiano. "Per forza, sono nato a Ponte San Pietro e vivo ancora qui. Ma le Marche sono nelle nostre origini". Il big bang dei Messi, alla fine dell’Ottocento, si verifica a Recanati, la città di Leopardi. Oltre l’ermo colle il trisavolo di Lionel, Angelo, vide l’infinito in Argentina mentre gli antenati di Luca si spostarono in Lombardia. "Siamo un po’ ovunque, nel mondo. È una famiglia di emigrati" racconta Luca, 51 anni, cugino alla lontana di Lionel: "Dovrei ricostruire bene l’albero genealogico per svelare il grado esatto di parentela ma un legame di sangue c’è". In comune con il più forte calciatore del mondo ha un curriculum da sportivo professionista: è stato un pugile di buon livello, categoria welter e superwelter, fino a sfiorare il sogno mondiale. Ma ci arriveremo.

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l'incontro

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La circostanza divertente è che Luca, quando ormai aveva abbandonato il ring, ha incontrato Lionel. I due si sono visti a Milano nel 2012 e hanno posato insieme con i guantoni bianchi da boxe, parlando amabilmente come parenti che si ritrovano a tavola per il pranzo di Natale. Come è stato possibile? Semplice: Luca aveva aperto una palestra a due passi dal vecchio stadio di Bergamo dove gli appassionati di pugilato potevano imparare o migliorare la loro tecnica. Tra i curiosi che l’hanno frequentata c’era German Denis, el Tanque, il centravanti dell’Atalanta dell’epoca. Quando Denis seppe che il proprietario della struttura si chiamava Messi, si incuriosì e telefonò immediatamente al compagno che aveva conosciuto in nazionale. E così alla prima occasione utile, una partita del Barcellona in Champions League a San Siro, l’abbraccio tra i due cugini è realizzato. "È stato strano – ammette Luca -, perché io non sono un grande appassionato di calcio e non sapevo bene cosa domandargli mentre lui, che è una star internazionale, mi chiedeva in continuazione cose sul mio mondo. Voleva sapere dei ring di Las Vegas, di Tyson, di Don King… Era quasi intimidito".

il sogno si avvera

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Don King, il più grande organizzatore di riunioni di boxe del mondo, è entrato nella vita di Luca qualche anno prima, dopo aver assistito a un match in Danimarca: Messi pugile perse contro un avversario nettamente superiore ma rimase in piedi fino all’ultima ripresa. Il promoter era lì e gli fece visita negli spogliatoi: "Ehi, tu hai le palle… Se vinci il titolo italiano ti porto a fare un Mondiale". Luca non ci ha pensato due volte e si è allenato duramente per ottenere il risultato. A obiettivo raggiunto, mentre passeggiava per Ponte San Pietro con il cane, ricevette la telefonata: "Qui è Don King. Io sono uno che mantiene le promesse, ti aspetto a Miami. Allenati e combatti per un Mondiale. Però ti avverto: il tuo avversario è un messicano che ti ammazza". Siamo nel 2005. "Era il sogno che avevo da quando ho cominciato – ricorda Luca –, io che ero un ragazzino aggressivo, mi sembrava incredibile un’occasione così. Ovviamente ho accettato con entusiasmo". A metà agosto era a Chicago per sfidare Alejandro Garcia: campionato mondiale superwelter, versione Wba. Messi rimase in piedi anche questa volta. Battuto, non steso. "Ho resistito – racconta – come Rocky contro Apollo Creed nel primo episodio della saga. Un momento indimenticabile".

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L'incontro tra Alejandro Garcia e Luca Messi

prima e dopo

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Una volta tolti i guantoni, Luca ha messo da parte abbastanza soldi per potersi garantire un futuro. Dopo aver mollato la palestra, ha provato senza successo a entrare in politica. Infine, ha aperto un centro di medicina dello sport sfruttando il diploma in massoterapia: "Come dico sempre: prima li spaccavo, ora li riparo". Non ha più visto Lionel, nemmeno in tv per le partite. "Adesso ti rivelo un segreto – conclude –, la famiglia di mia madre è napoletana e quando ero piccolo a casa mia si parlava solo di Maradona. Ecco, per me il mito del calcio è Diego. Ma mi piace questa cosa di avere Messi come parente. Anzi, me lo saluti quando lo incontrerà in America".

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