"Noi come Bruce Willis", "L'ombra dei nani": Alfaro, l'uomo delle citazioni folli che fa sognare il Paraguay
La Gazzetta dello Sport

"Noi come Bruce Willis", "L'ombra dei nani": Alfaro, l'uomo delle citazioni folli che fa sognare il Paraguay

Martedì 30 giugno 2026
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Allenatore ma anche lettore, narratore, filosofo, esperto di cinema e profeta del calcio da strada: tutte le frasi cult dell'uomo che ha rivitalizzato una nazione

Dal nostro inviato  Filippo Conticello 30 giugno 2026 (modifica alle 12:33) - LOS ANGELES English version

Allenatore ma anche lettore, narratore, filosofo, esperto di cinema e profeta del calcio da strada: tutte le frasi cult dell'uomo che ha rivitalizzato una nazione

Ad Asunción, Paraguay, non dormiranno per giorni. L’uomo che ha tolto il sonno e trasformato il 29 giugno in festa nazionale si chiama Gustavo Alfaro: è il 63enne c.t. argentino che ha mandato fuori la Germania ai rigori nei sedicesimi del Mondiale americano. Non un allenatore, almeno non solo: è anche un lettore, un narratore, un uomo colto e sentimentale. Uno che si muove tra Aristotele, Einstein, Borges, Oscar Wilde, poi si tuffa nel cinema o nella Formula 1 e poi rispunta nel calcio di strada, senza perdersi mai. Per questo ha trasformato la conferenza stampa quasi in un genere letterario. Del resto, si definisce “cacciatore di utopie” perché tutta la sua carriera è stata una rincorsa all’impossibile: l’aver risvegliato il Paraguay dopo sedici anni è solo l’ultima sfida vinta contro il destino. In un’occasione così, nel dopo-partita, si è sbizzarrito nel creare immagini forti, attingendo a tutto il proprio campionario emotivo: “In campo sono entrati 26 guerrieri e sono usciti 26 leggende – ha detto -. Abbiamo vissuto un pomeriggio epico. Resistere è scritto sulla nostra carta d’identità. Il cuore non si consegna, perché è quello che ci tiene vivi”. E poi la frase, forse, più a effetto: “Quelli che avevamo davanti si sono formati nelle migliori accademie d’Europa. Noi rappresentiamo le strisce della nostra maglia, che vengono dalla terra rossa da cui arriviamo”. Così si è legato alla fatica, all’origine popolare, alla “camiseta”. Riferendosi alla capacità dei suoi di giocare tante partite nella stessa, l’ha spiegata così: “Dobbiamo ballare la musica che ci mettono. A volte ci tocca la cumbia, altre volte una rumba”. Queste ultime dichiarazioni sono solo un’aggiunta all’ampia letteratura passata del maestro Alfaro: ecco, quindi, alcune delle altre frasi che lo hanno fatto diventare un personaggio di culto in Sudamerica.

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