Marquez e il ghiaccio: "Il mio migliore amico". La vera sfida di Marc è la gestione del corpo
Lo spagnolo ha postato sui social uno dei suoi momenti più assidui, quello coi cubetti che danno refrigerio al braccio. Dopo i tenti infortuni, gli interventi e le recenti vittorie, la sua corsa al titolo della MotoGP passerà inevitabilmente anche dalla capacità di recupero
Lo spagnolo ha postato sui social uno dei suoi momenti più assidui, quello coi cubetti che danno refrigerio al braccio. Dopo i tenti infortuni, gli interventi e le recenti vittorie, la sua corsa al titolo della MotoGP passerà inevitabilmente anche dalla capacità di recupero
Giorgio Burreddu Collaboratore 30 giugno - 17:18 - MILANO La foto social di Marc Marquez con il braccio a mollo nel ghiaccioGli amici li riconosci nel momento del bisogno. E Marc Marquez ne ha uno sempre a disposizione: il ghiaccio. My best friend, ha scritto su Instagram. Una foto simbolo. E sintomo della sua gestione atletica. Si vede lui dall’alto, una fasciatura sulla spalla, un braccio immerso nel freddo. No, non è una faccenda di caldo estremo (anche se l’afa riguarda tutti). È uno dei metodi di Marc per la gestione del suo corpo. I dolori del vecchio Marc Marquez. Non sta correndo solo contro Bezzecchi, Martin, Bagnaia o Ogura. A quelle cose è abituato. Qui c’è anche un’infiammazione con cui fare i conti. E il tempo, ovviamente, è sempre troppo poco per rimettere insieme il corpo tra un gran premio e l’altro. Dopo Assen, ora toccherà alla Germania. Un altro giro importante per tentare di difendere la corsa al motomondiale. Se il suo maggio è stato un piccolo riassunto della sua carriera (caduta, diagnosi, operazione, ritorno), luglio sarà il mese della verità e della varietà.
Il post social di Marc Marquez: "Il mio migliore amico"
infortuni e interventi
—Intanto, però, ecco un po’ di rewind. A Le Mans era finito a terra, poi la doppia operazione: piede destro e spalla destra, con quella vecchia storia del nervo radiale che ha ricominciato a presentare il conto. Il Mugello è arrivato poco dopo, ed era stato un rientro lento più che un vero e proprio ritorno. Marquez era lì quasi più per misurarsi che per attaccare. Il circuito più fisico (o uno dei più fisici), di sicuro il posto meno adatto a fare fisioterapia a 350 km orari. Non era il Marquez cannibale dei giorni migliori. Era un altro Marquez. Forse anche più interessante: prudente ma non lento, costretto a scoprire un nuovo equilibrio interiore, fatto un po’ di istinto e un po’ di sopravvivenza. Da lì, poi, giugno ha cambiato faccia alla sua stagione. Prima l’Ungheria, a Balaton Park, con la vittoria numero 100 nel motomondiale, meno di un mese dopo l’operazione. Poi Brno, il 21 giugno, un’altra vittoria, un colpo pesante anche nella testa degli altri. E infine Assen, che gli ha ricordato che per stare bene bisogna anche evitare di spingersi troppo oltre (Marquez ha chiuso al settimo posto mentre Ogura si prendeva la scena).
VIDEO: Aura Marquez: l'incontro con la star del web è esilaranteverso il sachsenring
—Per questo la foto del ghiaccio racconta più di un podio: tra una resurrezione e l’altra, Marc ha sempre bisogno di recuperare. Adesso la battaglia si sposta in Germania, al Sachsenring. Non una pista qualsiasi. Oltretutto è anche il suo regno, il circuito su cui Marquez ha spesso avuto la meglio. Anche per queste ragioni il prossimo gran premio diventa una verifica interessante delle sue condizioni e della sua tenuta. Dopo il Mugello, al quotidiano spagnolo As, Marc aveva detto: "Il mio migliore amico è stato il ghiaccio, per cercare di ridurre il più possibile il gonfiore, e cercheremo di affrontare il weekend allo stesso modo, con la mia battaglia interiore". E quella del ghiaccio non sarà l’immagine romantica del campione invincibile, va bene. Ma è vera, e rende Marquez uno che ha bisogno di cose che anche noi mortali conosciamo... La MotoGp di Marquez oggi passa anche da qui: non solo dalle telemetrie Ducati, dalle curve o dalla sua fame. Passa da una vaschetta gelata. Se vuole vincere un altro Mondiale, Marquez deve gestirsi. Non è semplice, visto che ha costruito la leggenda non evitando il limite, ma surfandoci sopra. Anzi, standoci in sella. L’omero del 2020, le operazioni, la diplopia, l’addio alla Honda, la rinascita in Ducati: ogni capitolo ha aggiunto una cicatrice. Ma non gli ha tolto la voglia. In Germania si capirà quanto è ancora Marquez.
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