Burruchaga: "Con questo Messi, l'Argentina può fare il bis. Ma basta paragoni con Maradona..."
La Gazzetta dello Sport

Burruchaga: "Con questo Messi, l'Argentina può fare il bis. Ma basta paragoni con Maradona..."

Mercoledì 1 luglio 2026
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L'uomo che ha deciso per l'Argentina la finale del Mondiale 1986, trovando il gol del definitivo 3-2 contro la Germania Ovest, vedi i ragazzi di Scaloni favoriti "accanto alla Francia"

L'uomo che ha deciso per l'Argentina la finale del Mondiale 1986, trovando il gol del definitivo 3-2 contro la Germania Ovest, vedi i ragazzi di Scaloni favoriti "accanto alla Francia"

dal nostro inviato  Filippo Conticello 1 luglio - 07:30 - LOS ANGELES (USA English version

Mentre il figlio Román, tennista di talento, ha debuttato ieri a Wimbledon, Jorge Burruchaga continua a commentare in tv il Mondiale direttamente dagli Stati Uniti. Nel frattempo, a 63 anni annega nei ricordi in questi giorni felici: due giorni fa era il quarantennale del suo gol alla Germania nella finale del Mundial 86. Diego, fratello di una vita che lo mandò in porta, non c’è più, ma ci pensa ancora Leo a nutrire lo stesso sogno: "Nelle fasi dure della mia vita, guardare quel gol con il passaggio di Maradona mi ha aiutato ad andare avanti – racconta “Burru” al telefono –, ma spero che Messi e i ragazzi di oggi facciano perfino meglio di noi: vincere due Mondiali di fila è possibile per questa grande generazione".

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Attorno all’Argentina avverte la stessa atmosfera magica del 2022? 

"Sì, soprattutto attorno a Messi. Per tre anni si è discusso se avrebbe mai partecipato al Mondiale, invece sembra un ragazzo di vent’anni, con un entusiasmo e una brillantezza incredibili. Pensavo che Miami fosse un anticipo della pensione, invece ha fatto una scelta molto intelligente. Se fosse andato in una grande squadra europea avrebbe continuato a subire pressioni, ritmi e obblighi che probabilmente lo avrebbero consumato di più. Negli Stati Uniti ha trovato un ambiente che gli ha consentito di vivere meglio, stare con la famiglia, avere meno stress e, allo stesso tempo, continuare a giocare a un buon livello. Lo vedo acceso, coinvolto. La gestione delle energie sarà fondamentale: potrà giocare alcune partite intere, altre solo 60 minuti, ma da Capo Verde in poi si fa sul serio".

L’Argentina ha imparato o imparerà mai davvero a giocare definitivamente senza Messi? 

"Sì. Lo abbiamo visto nella finale di Coppa America contro la Colombia, quando Leo è uscito, e nelle qualificazioni. La squadra oggi aiuta Messi nel modo giusto, molto più di quanto accadesse in passato. Nel 2022 aveva attorno a sé dei soldati disposti a fare tutto per il gruppo e ce li ha ancora. Nel 2014, invece, non era così. Oggi tutto sembra girare nel modo giusto per lui e per l’Argentina, per questo c’è un intero Paese che crede nel bis".

Jorge Burruchaga portato in trionfo dopo la finale del Mondiale 1986. GETTY

La squadra reggerà tanta pressione? 

"Credo di sì. Dopo il Qatar non si è rilassata. Ha continuato a vincere, ha dominato le qualificazioni e ha mantenuto una mentalità molto seria. Però, difendere un Mondiale è più difficile che vincerlo, lo so bene perché l’ho vissuto nel 1990 in Italia: tutti vogliono battere i campioni del mondo. Ma io vedo i nostri ancora favoriti accanto alla Francia, un filo dietro la Spagna".

Se vincesse il secondo Mondiale, Leo andrebbe oltre Diego: ha senso questo eterno confronto tra Messi e Maradona?

"No, mi ha stancato, perché è un paragone inutile. Noi argentini, come gli italiani, amiamo la polemica e la discussione infinita. Ma si tratta di epoche completamente diverse. Paragonare Pelé a Maradona era difficile, come lo è paragonare Maradona a Messi. Sono cambiati il calcio, le regole e il modo di giocare: il fútbol di oggi è velocità e intensità, ma Leo è talmente unico che riesce a uscire da questa logica. I due migliori calciatori degli ultimi 50 anni sono argentini, facciamocelo bastare".

Lautaro si è sbloccato al Mondiale: come vede il suo duello per una maglia con Julian Alvarez? 

"Lautaro vive di gol. Si nutre di quello. È un centravanti d’area e viene giudicato soprattutto per quello. Quando segna è fondamentale, quando non segna sembra partecipare meno al gioco, ma è solo un’impressione. Julian è diverso da lui: si muove su tutto il fronte, corre, crea spazi. Non sono in contrapposizione, ma possono giocare insieme: anche in questo caso, è una fortuna avere due attaccanti così nella stessa squadra pronti ad aiutare Leo".

José Luis Brown bacia la palla vicino a Héctor Enrique e Jorge Burruchaga. GETTY

Nico Paz ha davvero qualcosa di speciale? 

"Mi piace molto. È elegante, ha presenza fisica, qualità tecniche e disponibilità al sacrificio. Non si tira indietro quando deve correre o aiutare la squadra. Ci dà qualcosa di diverso rispetto ai vari Enzo Fernandez e Mac Allister".

Per chiudere, come è possibile che un figlio di un campione del mondo abbia preferito il tennis al calcio? 

"Da bambino Román giocava a entrambi, poi ha dovuto scegliere. Sono fiero di lui, è arrivato a essere il 56 del ranking mondiale. Ha già raggiunto il primo grande obiettivo di ogni tennista, la top 100. Adesso arriva la parte più difficile: restarci. Glielo ripeto sempre, nella vita e nello sport spesso è più facile arrivare che mantenersi".

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