Gli angeli dell'Argentina: così i due Martinez proteggono Messi con parate e gol
La Gazzetta dello Sport

Gli angeli dell'Argentina: così i due Martinez proteggono Messi con parate e gol

Lunedì 6 luglio 2026
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Dibu si conferma, Lisandro aveva pensato al ritiro. Con Romero sono gli uomini chiave della difesa

Dibu si conferma, Lisandro aveva pensato al ritiro. Con Romero sono gli uomini chiave della difesa

dal nostro inviato  Roberto Maida 6 luglio - 10:51 - ATLANTA English version

Il suo destino di portiere speciale era scritto nel soprannome: Dibu è il diminutivo di dibujo , disegno, perché quando era molto giovane i compagni dell’Independiente dicevano assomigliasse a un cartone animato. Nella vita di tutti i giorni in realtà Emiliano Martinez è un uomo qualunque, come Peter Parker. Ma i guanti dell’Argentina e le tempie pitturate di albiceleste gli trasmettono superpoteri inspiegabili, trasformandolo in Spiderman. Dopo l’ultima parata decisiva, contro il sognatore Sidny Cabral di Capoverde nel secondo supplementare, quarantamila tifosi spaventati hanno intonato un coro tutto per lui. Omaggiavano il salvatore della patria, il complemento di Lionel Messi, l’ultimo aggiustamento sulla strada della qualificazione.

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sdoppiamento

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Esistono calciatori che nel club sono determinanti, o comunque molto importanti, e che poi arrivano ai grandi eventi con le rispettive nazionali senza la necessaria energia mentale. Dibu Martinez è l’opposto. Scoperto adolescente dall’Arsenal ha fatto un’onesta carriera in Inghilterra, che nell’ultima stagione gli ha concesso di vincere l’Europa League con l’Aston Villa. Ma non si è mai meritato le attenzioni e le copertine. Invece in Argentina lo considerano un idolo e hanno tremato, prima dell’inizio del Mondiale, perché l’eroe era sbarcato in America con un dito lussato. 

il tatuaggio

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Il problema si è risolto in tempi rapidi, tanto è vero che Martinez ha giocato tutte le partite: ha risposto presente nel momento del bisogno quasi come in Qatar, aspettando nuove sollecitazioni. Quasi sì, perché a Doha era entrato nella leggenda con la parata su Kolo Muani al minuto 123 della finale: senza il suo incredibile intervento la Francia si sarebbe confermata campione del mondo, Messi sarebbe ancora qui a dubitare di se stesso, gli argentini non avrebbero smesso di piangere nel nome di Diego. Per assurdo il successivo rigore parato a Coman nella percezione popolare ha avuto un peso minore, in quanto corollario inevitabile di un assioma vincente. Non a caso Dibu si è tatuato il momento più iconico della carriera nell’esatto punto della gamba che colpì il pallone di Kolo Muani. 

che serie

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Ma non è stata l’unica cosa, l’unica volta. In quel Mondiale indimenticabile, soffocò le speranze dell’australiano Kuol che negli ottavi gli aveva tirato addosso il possibile 2-2 al minuto 97. E nei quarti contro l’Olanda oscurò lo schermo ai rigoristi Van Dijk e Berghuis indirizzando la giostra. Ecco. Da portiere dell’Argentina, con i modi del fanfarone che prova a distrarre gli interlocutori, ha stabilito percentuali da fenomeno: 12 rigori neutralizzati (9 parati) su 22, la metà esatta del totale. Raggiunse il top nella specialità durante la semifinale di Coppa America 2021, quando ringhiò contro i colombiani: "Ti conosco, ti mangio vivo" gridava ai malcapitati, che per tre volte sbagliarono. L’Argentina avrebbe poi gelato il Brasile al Maracanà, aprendo il cerchio magico di successi. Scena simile nella Coppa America 2024, quarti di finale: in quel caso le vittime furono i calciatori dell’Ecuador, Mena e Minda. E Argentina di nuovo campione con il gol di Lautaro nella finale contro la Colombia.

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emozioni

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La nazione insomma a Emiliano Martinez deve moltissimo e gli chiederà serenità anche contro l’Egitto di Momo Salah. Ma siccome la squadra che sta giocando il Mondiale è più o meno la stessa rispetto al Qatar, la vittoria contro Capo Verde ha garantito la ribalta ad altri due difensori: Lisandro Martinez e Romero, la coppia che Scaloni ha voluto e protetto dopo l’infortunio dell’emergente Balerdi. Lisandro, che ha segnato il suo secondo gol di sempre con l’Argentina piangendo poi per la gioia è una bella storia di resilienza e rinascita: dopo la rottura del crociato con il Manchester United stava per ritirarsi perché "Non volevo più soffrire". La nascita della figlia per fortuna gli ha restituito la forza di curarsi e di giocare a calcio: "È stata lei il mio equilibrio, senza non sarei tornato". La sua Aurora. Ma anche Romero detto Cuti è stato fondamentale perché ha favorito l’autorete del 3-2, quella senza ritorno. O meglio, i capoverdiani si erano costruiti il diritto a un’ultima replica ma hanno visto volare un supereroe appeso a una ragnatela.

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