Sciatore mancato, una vita da riserva, senza contratto... e ora Nyland butta fuori il Brasile
Il portiere della Norvegia ha parato un rigore e respinto i brasiliani con almeno tre interventi decisivi. Dicevano fosse "inaffidabile", ha preso porte in faccia in mezza Europa era un talento dello sci ma scelse il calcio con un programma statale che cercava il "portiere del futuro". Lo è diventato, bastava aspettare tredici anni
Il portiere della Norvegia ha parato un rigore e respinto i brasiliani con almeno tre interventi decisivi. Dicevano fosse "inaffidabile", ha preso porte in faccia in mezza Europa era un talento dello sci ma scelse il calcio con un programma statale che cercava il "portiere del futuro". Lo è diventato, bastava aspettare tredici anni
Lorenzo Cascini Giornalista 6 luglio - 13:57 - MILANO English versionEnnio Flaiano diceva che i giorni indimenticabili della vita sono cinque o sei, gli altri fanno volume. Ørjan Nyland la serata di ieri la metterà sicuramente nella lista: un rigore parato al Brasile, tre interventi decisivi per mandare la Seleçao fuori dal Mondiale e toccare il cielo con un dito. Altro dettaglio: le parate sono arrivate in ogni modo, un mix di istinto, riflessi e prontezza. Tutto ben shakerato e mischiato ad arte. E poco importa se in pieno recupero ci sia stato un battibecco con Neymar, che l’ha spiazzato dal dischetto dopo che Ørjan aveva provato a distrarlo. "Te lo paro", gli avrebbe urlato. Poi Ney l'ha affrontato dopo il gol: uno sguardo di sfida e di superiorità. Anche se due minuti dopo… il dieci brasiliano era in lacrime e il norvegese in Paradiso. Umori agli antipodi, come cambiano le cose in poco tempo eh...
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—Il suo Mondiale era partito con scetticismo. I tifosi erano consapevoli che Solbakken non avesse grossa scelta. Tradotto: Nyland è il meno peggio quindi gioca, ma non dormiremo sogni tranquilli. Già, perché in carriera non ha mai trasmesso sicurezza, anzi. Fino a ieri aveva collezionato errori in serie, stagioni in panchina nelle serie minori, uscite a vuoto e tante difficoltà. E infatti si trova svincolato a 36 anni. Chissà che il Mondiale non possa dargli un’altra occasione. Eppure, c’è stato un tempo in cui Nyland non voleva fare il calciatore. Si divertiva con gli sci, dribblava paletti a tutta velocità e vinceva gare su gare. Tanto che a 13 anni entra a far parte della nazionale di sci alpino. “Diventerà un campione - disse il suo allenatore ai suoi genitori -, mi piacerebbe portarlo alle Olimpiadi un giorno”. Intanto Ørjan si divertiva anche con il calcio e la pallamano: giocava già in porta. Poi una dozzina d’anni fa ha preso parte pure a una sorta di “progetto portieri”, in cui venivano selezionati dei numeri uno promettenti per creare il portiere della nazionale del futuro. Nyland fu scelto… e poi lo è diventato per davvero. Bastava aspettare tredici anni. Chi glielo avrebbe potuto dire che anni dopo avrebbe fatto fuori il Brasile con le sue parate?
"inaffidabile"
—Il calcio, in realtà, gli ha dato poche soddisfazioni. Tante panchine, molte critiche. Ovunque è andato. Ha giochicchiato in Germania con Ingolstadt, poi con l’Aston Villa in Championship per poi perdere il posto. In tre anni tra Norwich, Bournemouth, Reading e Lipsia ha collezionato la miseria di 13 presenze. Tante volte ha preso porte in faccia: bocciature, esclusioni e chi più ne ha più ne metta. A volte anche senza troppe spiegazioni. “Mi sono trovato ad allenarmi con i ragazzini delle giovanili o con le riserve, senza motivo”. In Nazionale invece gioca titolare da anni, Solbakken gli dà fiducia e lo tiene. Fino a portarlo negli Stati Uniti. Lo conosceva dai tempi delle giovanili e l’ha sempre apprezzato, smarcando difficoltà e i malumori dei tifosi. Anche a Siviglia non ha lasciato un gran ricordo: nell’ultimo anno ha giocato appena 5 partite, ha perso il posto in favore di Vlachodimos e non gli è stato rinnovato il contratto. “Inaffidabile”, lo chiamavano i giornali spagnoli. Chiedere a Vinicius e Bruno Guimarães se è così…
superman
—Già, perché ieri ha preso di tutto tutto. È stato… l’Haaland della porta. Un rigore respinto, tanti interventi decisivi. E la squadra di Ancelotti s’è sgretolata piano piano, parata dopo parata. Lui ha esultato, restando però sempre con i piedi per terra. È stato Clark Kent senza tirarsela da Superman. Ha buttato fuori dal Mondiale Vini&Co, con umiltà e arrangiandosi come poteva. A volte di piede, a volte in modo un po’ goffo. Ma chi se ne frega dello stile in un contesto così. La sua partita è un’ode alla concretezza. E il suo viaggio un monito a non mollare mai. Uno dei giorni più belli della vita può arrivare anche a 36 anni sotto il sole del New Jersey contro il grande Brasile agli ottavi del Mondiale. Uno di quelli da contare sulla dita di una mano. La stessa con cui ha buttato fuori Ancelotti. Pazienza per lo sci, Ørjan in cima al mondo c’è arrivato con i guanti, smanacciando in corner critiche e scetticismo.
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