Jury Chechi a Gazzetta Talks: "Lo sport aiuta a invecchiare bene, ma se ne fa ancora poco"
Il leggendario ginnasta è stato ospite del secondo appuntamento a Selva di Val Gardena
Il leggendario ginnasta è stato ospite del secondo appuntamento a Selva di Val Gardena
Matteo Storoni 6 luglio - 15:00 - MILANOIl cielo terso ha preso il posto del temporale. Se il primo appuntamento di Gazzetta Talks – Storie di Sport era stato segnato dalla pioggia, il secondo si è aperto con la più classica cartolina di montagna: la Stube che a Selva ospita la rassegna firmata da La Gazzetta dello Sport, un cielo limpido e le maestose Dolomiti intorno. La cornice giusta per un ospite che allo sport ha dato una cosa rara, la bellezza. Perché Jury Chechi è stato questo: il gesto che fa sobbalzare dal divano.
VIDEO: Jury Chechi a Gazzetta Talks: "Agli anelli non avevo lo stesso talento che avevo nel corpo libero, ma mi sono rimesso in gioco"Jury Chechi e il sogno olimpico
—Si parte dal nome, Jury come Gagarin, il primo uomo nello spazio, quasi un presagio, per uno che nella vita avrebbe puntato in alto. Poi l'infanzia e i tanti sport provati senza trovarsi, finché non scopre la ginnastica, quasi per caso: da subito diventa divertimento, e per lui è la cosa che conta di più. Alle elementari, in un tema su "Cosa vuoi fare da grande?", aveva già risposto: vincere le Olimpiadi. La strada verso quel sogno passa da una caduta, che oggi racconta senza drammi. Il talento che gli faceva venire tutto facile si spezza nel 1992: alla vigilia dei Giochi di Barcellona, un atterraggio dopo un salto in allenamento gli costa la rottura del tendine d'Achille. Niente Olimpiadi, e la sensazione di aver perso il proprio dono. Costretto a ripartire, si riscopre in un'altra specialità. È lì che fa suo il valore del lavoro: "L'unica cosa che può sopperire alla mancanza di talento", racconta. La sconfitta e il fallimento non sono l'eccezione da cancellare: fanno parte del percorso di ogni atleta, ma anche di ogni uomo.
Foto ©Camilla Pizzini
La capacità di rialzarsi dopo gli infortuni
—E poi Atlanta 1996, gli anelli, l'oro. "Avevo quel minuto", dice: l'unico della sua vita in cui poteva realizzare i sogni di quando era bambino. Non aveva paura, perché era pronto. E quando è stato il momento, ha fatto centro. La sua storia, però, non finisce lì. Dopo il ritiro e un nuovo grave infortunio che sembrava aver chiuso tutto, Jury torna in pedana per una promessa fatta al padre, guarito da una malattia: un ricordo che ha condiviso con grande commozione. A 34 anni conquista il bronzo agli anelli ad Atene 2004, l'ultimo capitolo di una delle storie più straordinarie della ginnastica artistica.
Foto ©Camilla Pizzini
Sportivo per sempre
—Oggi fa sport per stare bene, non più per vincere. "Voglio invecchiare, l'alternativa non mi piace", scherza. E rilancia con un invito a muoversi: perché uno stile di vita attivo non è solo una questione da atleti, ma il modo più semplice per stare bene a ogni età. Non a caso, ricorda, lo sport è un valore talmente importante da essere entrato, finalmente, anche nella Costituzione italiana. Uno spirito che a Selva trova terreno fertile. Tra il pubblico c'era anche lo sciatore gardenese Alex Vinatzer: la prova, come ha ricordato il direttore dell'Associazione Turistica Selva di Val Gardena, Günther Pitscheider, di quanto qui sport e territorio si appartengano.
Il prossimo appuntamento con Gazzetta Talks – Storie di Sport è venerdì 17 luglio con Alessandro Costacurta, una leggenda del nostro calcio che ha fatto della longevità atletica la sua firma.
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