Il Wdw 2026 con Carl Fogarty, moto uniche e il fiume rosso
La Gazzetta dello Sport

Il Wdw 2026 con Carl Fogarty, moto uniche e il fiume rosso

Lunedì 6 luglio 2026
2 visualizzazioni

Al circuito di Misano, per la World Ducati Week 2026, sono state 118.036 le presenze registrate nell’arco di tre giorni, con appassionati arrivati da 94 Paesi. Le voci dei protagonisti si alternano tra Race of Champions, Heritage Contest e Garage Contest, mentre la tecnologia dialoga con Audi Sport e le Academy raccontano il futuro

Al circuito di Misano, per la World Ducati Week 2026, sono state 118.036 le presenze registrate nell’arco di tre giorni, con appassionati arrivati da 94 Paesi. Le voci dei protagonisti si alternano tra Race of Champions, Heritage Contest e Garage Contest, mentre la tecnologia dialoga con Audi Sport e le Academy raccontano il futuro

Lucia Damiata 6 luglio 2026 (modifica alle 15:33) - MISANO ADRIATICO (RN) World Ducati Week 2026: la parata dei Ducatisti in occasione del centenario 

Con il World Ducati Week 2026 la casa di Borgo Panigale ha celebrato i suoi primi cent'anni di attività con numeri che raccontano da soli la dimensione dell'evento: 118.036 presenze in tre giorni, con appassionati arrivati da 94 Paesi. Ma a tutti coloro che fra il 3 e il 5 luglio 2026 hanno varcato i cancelli del Misano World Circuit Marco Simoncelli è bastato pochissimo per capire che non si trattava di una festa canonica, ma di qualcosa di ben diverso. Non c’è più separazione netta tra chi osserva e chi lavora, tra chi arriva per curiosità e chi vive lì dentro da giorni. Lingue diverse, inglese spezzato, italiano veloce, tute da pista accanto a sandali, bambini sulle spalle dei padri e gente che arriva da tutto il mondo per la prima volta o per ripetere l’esperienza.

Indice

World Ducati Week 2026: 118.036 presenze in tre giorni con appassionati arrivati da 94 Paesi

1 Il paddock: una città viva

—  

Il paddock di Misano, in questi giorni, non è stato più lo stesso. La prima cosa che si perde è l’orientamento. Non esiste più un dentro o un fuori, né una distinzione netta tra le varie tipologie di partecipanti. È una città temporanea costruita attorno a moto, strutture tecniche e aree hospitality. Si passa dalle aree espositive alle zone tecniche, dai meccanici alle moto smontate, dal rumore della pista al silenzio degli stand, dal museo Ducati agli hot lap in Lamborghini, dai Ducati Club internazionali ai giovani delle Academy. Tutto in un equilibrio perfetto. Una bambina aspetta ansiosa per una foto con Nicolò Bulega. Poco più in là un motociclista arrivato dalla Norvegia racconta di aver percorso quasi tremila chilometri per essere qui. Un padre, prima della grande parata, scherza con il figlio. E sotto il sole di Misano, migliaia di Ducati accendono i motori e, dopo un giro di pista, lasciano il circuito una dietro l’altra. Le strade della Riviera si trasformano in un fiume colorato.

LEGGI ANCHE

Ducati Collezione 100, dieci colori storici e sorpresa in MotoGP. Livrea speciale

Al World Ducati Week rivelata la nuova Desmo450 SM dal campione dal campione Marc-Reiner Schmidt 

2 Audi Sport e il dialogo tra mondi

—  

Uno degli spazi che ha interrotto il flusso del paddock è quello di Audi Sport. In un contesto dominato dalle emozioni, qui il linguaggio cambia. Seppure in ombra, quasi come un oggetto fuori contesto e proprio per questo magnetico, c’è un prototipo di propulsore. È un progetto nato in Audi, ma integra un elemento che appartiene alla cultura Ducati: la distribuzione desmodromica. Non viene presentato come provocazione, ma come dialogo tecnico. Lo stesso accade nell’area Superleggera, dove una moto completamente spogliata delle sovrastrutture, mostra ciò che normalmente resta nascosto. In Ducati non si parla solo di moto, ma di tante idee.

LEGGI ANCHE

MotoGP Mugello: Ducati e la livrea della Desmosedici GP Centenario

World Ducati Week 2026: la Race of Champions

3 La Race of Champions

—  

Il primo momento in cui il racconto cambia prospettiva è in pista. La Race of Champions è uno degli appuntamenti simbolo del weekend. Per il pubblico è spettacolo, per Ducati è anche un laboratorio di sviluppo, dove verificare sul campo l’evoluzione tecnica della Panigale. Tra i piloti ricorre una frase: la protagonista è la moto, perché è ciò che rende possibile lo spettacolo e ne definisce i limiti e le potenzialità. Il passo in pista è molto vicino a quello della Superbike, con differenze di pochi secondi, su moto che però sono derivate direttamente da modelli acquistabili e forse proprio per questo il campione Nicolò Bulega ha dato il meglio di sé. La frase che ricorre tra i piloti nasce dà una constatazione diretta: "Siamo gli stessi della Superbike, ma il passo qui è di due secondi più lento. È incredibile pensare che questa sia una moto che puoi comprare oggi". Significa che il pubblico non sta guardando qualcosa di irraggiungibile, ma qualcosa che potrebbe, almeno in parte, essere suo: una moto che porta con sé un livello tecnologico quasi da gara.

LEGGI ANCHE

Nicolò Bulega firma la Race of Champions con le Panigale V4S al Wdw Ducati

World Ducati Week 2026: spazio al fuoristrada e alle acrobazie 

4 Il paddock: un racconto collettivo

—  

Intanto, fuori dai box, la vita continua. Si passa dalle aree dedicate all’off-road, dove si respira un’anima più sporca e fisica del marchio, ai giri esperienza con Lamborghini, che trasformano il paddock in un luogo ibrido dove il mondo delle due ruote si lega a quello delle quattro. Poi ci sono loro: i Ducati Club arrivati da ogni parte del mondo. Una comunità che supera i confini geografici e si riconosce al primo sguardo. Ma il Wdw non è mai fermo sul passato: nelle Academy si costruisce già il futuro della nuova generazione di piloti. Un’occasione per i futuri talenti che hanno mostrato la loro grinta davanti al pubblico dei Ducatisti.

Le leggende del motociclismo al World Ducati Week 2026

5 Le leggende non sono passato

—  

All’improvviso tutto cambia. Tra novità, piloti amatori e campioni del mondo arrivano loro: le leggende del motociclismo. Carl Fogarty è lì e non sembra una leggenda. Sembra qualcuno che sta semplicemente partecipando a una festa che conosce perfettamente. Cammina nel paddock con la naturalezza di chi quel mondo non l’ha mai davvero lasciato. "Il Wdw è un evento molto speciale. Ducati è molto vicina a me: ho avuto un piccolo ruolo nella sua storia, quindi essere qui a celebrare i cento anni con loro è qualcosa di davvero speciale". Ripercorre i suoi momenti più importanti con un velo di nostalgia: "Brands Hatch nel ’95, Misano, le doppiette…Monza nel ’99: sono tutte gare che porto con me". Troy Bayliss attraversa il paddock come se il tempo non fosse mai passato. Si ferma, osserva le moto, poi sorride quando gli chiedono quale sia la sua Ducati preferita: "Quando correvo la mia preferita era la 999. Non so nemmeno spiegare il perché, ma per me era quella la moto". Poi aggiunge con leggerezza: "Adesso ho la V2 Bayliss replica. La uso per andare a prendere un caffè". Carlos Checa osserva tutto con uno sguardo più riflessivo. "La Panigale V4 è una moto molto vicina a una moto da gara, oggi è diventata un piacere vero da guidare". Non c’è distanza tra generazioni. I piloti di oggi li citano con naturalezza: "Entrare qui e condividere il paddock con loro significa capire cos’è la storia". Poi Bulega, emozionato: "Vedere il mio nome vicino ai record di Bayliss o Fogarty…è una cosa che mi fa andare a dormire felice". A fargli eco anche Lorenzo Baldassarri: "Da bambino li vedevo in televisione. Oggi sono qui accanto a me ed è una cosa che cambia il modo in cui guardi tutto il resto".

LEGGI ANCHE

Le 10 Ducati che hanno fatto la storia: non solo supersportive

Dominika Grnova, brand ambassador Ducati

6 Le Ducatiste senza etichette

—  

Il paddock mostra anche una verità semplice: la presenza femminile in Ducati è già parte della struttura dell’azienda. Lo racconta Marco Rimondi, responsabile comunicazione e prodotto Italia di Ducati, parlando del modo in cui si lavora nei reparti tecnici e organizzativi. "La cosa che colpisce è la precisione con cui si lavora - spiega -. Non è una differenza di genere, è una differenza di approccio: attenzione, metodo, cura del dettaglio. È questo che fa funzionare tutto". Dentro questo sistema ci sono figure che lavorano nel cuore operativo del marchio. Chiara Lovato, ingegnere e product manager, ha seguito lo sviluppo della Monster e racconta un lavoro che qui non è mai astratto ma sempre concreto: una moto che nasce, cambia, si definisce pezzo dopo pezzo fino a diventare ciò che si vede su strada e in pista. Accanto alla progettazione, la comunicazione di Veronica Biava, che descrive il Wdw come un organismo tecnico complesso più che un evento. "Quando arriviamo a Misano e vediamo il paddock pieno, dopo mesi di preparazione, la soddisfazione è enorme nel vedere quante persone vogliano festeggiare con noi". E poi c’è chi questo mondo lo attraversa da un altro punto di vista. Dominika Grnova, brand ambassador e motorsport reporter: "Ero una modella, poi ho iniziato a raccontare la mia vita con la moto. Ci sono stati momenti difficili, la paura di non essere abbastanza. Oggi dico solo una cosa alle ragazze: non aspettare di sentirsi pronte, serve coraggio". Nel paddock arrivano da tutto il mondo: motocicliste, ospiti, tecniche, accompagnatrici. Ma qui le definizioni sfumano: sono semplicemente ducatiste.

Cucciolo: un piccolo motore da un solo cavallo e mezzo

7 Il Museo Ducati: la storia in evoluzione

—  

Il Museo Ducati, temporaneamente trasferito da Borgo Panigale a Misano, è un viaggio nel tempo. Si parte dalle origini: la Radio Ducati, la Cucciolo e la Scrambler 250. Ogni moto è un frammento di un’Italia che cresceva insieme alla sua industria. Poi il racconto accelera. Gli anni settanta, la risposta giapponese con la 750 SS e poi la leggenda: Mike Hailwood nel 1978, il ritorno al successo. La 916 negli Anni 90, che porta la Ducati in Superbike. Casey Stoner nel 2007, il titolo MotoGP fino a Francesco Bagnaia, che riporta Ducati al vertice nel presente. Ogni moto racconta un capitolo fondamentale della storia Ducati.

Heritage Contest: spazio alle moto "vintage"

8 Heritage Contest: le moto come memoria

—  

Il cuore nostalgico del Wdw si ritrova nell’Heritage Contest, dove le moto non sono oggetti, ma storia. La vincitrice è una Ducati 996 Sps Factory del 1999, una delle 150 prodotte per l’omologazione Superbike. A raccontarla è Piero, il proprietario: "È il mio giocattolo più bello, un’edizione limitata, la numero 8. Ha 27 anni e cerco di tenerla al meglio". Il secondo e il terzo posto sono stati conquistati rispettivamente dalla 750 Supersport degli Anni 70 e da una Ducati Scrambler. Accanto a loro, un’altra moto del 1952 ha vinto un premio speciale e non previsto originariamente: la moto più anziana delle dieci in gara. Una Ducati 60 Sport del 1952, da 65 cc con tre marce a quattro tempi. Una moto nata per la vita quotidiana, oggi diventata memoria tecnica e affettiva. Per il proprietario, che l’ha restaurata insieme al figlio in tre anni, resta comunque “giovanissima”.

La vincitrice del Garage Contest: Ducati Sport Classic GT 1000

9 Garage Contest: la passione che nasce in casa

—  

Nel Garage Contest la Ducati cambia ancora volto. Il primo posto va a una Ducati Sport Classic GT 1000 verde, ma è il secondo e terzo posto a raccontare il lato più umano. Una S4R, il vecchio Mostro, e soprattutto una The Legend V4, costruita su base Multistrada V4S, ricostruita dopo un incidente. Ma qui, la storia si sposta dal mezzo alla persona: Lucy. La moto è stata ricostruita da un padre e un figlio, per superare un lutto. Paolo, visibilmente emozionato, racconta: "È dedicata a mia moglie, venuta a mancare un anno fa. Da quel momento, abbiamo iniziato a ricostruire moto speciali per superare il dolore". Per qualche secondo cala il silenzio. In mezzo a centinaia di moto, è una storia d’amore e di famiglia a fare più rumore di qualsiasi motore.

Viaggia con Gazzetta Motori, vivi da protagonista i circuiti più attesi dell’estate

LEGGI ANCHE

Ducati Monster V2 2026: il ritorno della leggerezza che accende il piacere di guida

Il saluto di Francesco Bagnaia: "Grazie Ducati, per tutto quello che abbiamo vissuto insieme"

10 Dopo la festa, la nostalgia

—  

Alla fine di ogni festa, resta sempre quel sapore dolce e amaro. Tre giorni di rumore, incontri, moto, storie e velocità si fondono in un unico grande ricordo da portare con sé. Restano l’emozione negli occhi dei bambini davanti ai loro piloti del cuore, i motociclisti che rimettono il casco, le moto che ripartono una dopo l’altra verso casa. Misano torna silenziosa. Ma il centenario Ducati non resta qui: ogni partecipante ne porta con sé un pezzo. E mentre il paddock si svuota, c’è sempre qualcuno che si gira un’ultima volta verso i box, un gesto istintivo di chi saluta ma vorrebbe restare ancora un po’. La nostalgia, però, dura solo il tempo necessario perché il pensiero corra già verso il prossimo World Ducati Week.

Leggi anche Questa hypercar si guida (quasi) come una moto: Sanrivatti rompe le regoleMatteo Paolillo: "Con il motorino andavo in costiera, ho un po' paura di correre in pista"

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo