Cambio automatico in auto: cinque mosse per non romperlo
La Gazzetta dello Sport

Cambio automatico in auto: cinque mosse per non romperlo

Martedì 7 luglio 2026
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Le trasmissioni che non richiedono interventi manuali sui comandi sono sempre più diffuse, ma ci sono manovre o disattenzioni che possono danneggiarle. Ecco i diversi tipi di funzionamento e che cosa può metterne a rischio l’integrità

Emilio Deleidi 7 luglio - 07:58 - MILANO

Le trasmissioni che non richiedono interventi manuali sui comandi sono sempre più diffuse, ma ci sono manovre o disattenzioni che possono danneggiarle. Ecco i diversi tipi di funzionamento e che cosa può metterne a rischio l’integrità

Il classico comando di un cambio automatico, oggi meno utilizzato

Cambio automatico, questo sconosciuto. Era così un tempo in Italia e, in generale, in Europa, a differenza degli Stati Uniti, dove l’idea di mettere mano a una leva per mutare personalmente il rapporto innestato era invece già considerata peregrina. Da noi, l’automatico era una rarità, riservata da un lato a piccole auto come le olandesi Daf, che del cambio a variazione continua avevano fatto la caratteristica peculiare della propria produzione: il pregiudizio, però, le confinava a vetture adatte più a persone con disabilità o a persone non proprio esperte nella guida. Dall’altro lato, invece, l’automatico era prerogativa di automobili opulente e superconfortevoli, meglio se di origini britanniche come Jaguar, Rolls-Royce e Bentley, con qualche eccezione teutonica (le Mercedes più grandi). Poi le cose sono cambiate: l’automatico è migliorato, accanto a quello tradizionale con convertitori di coppia sono arrivati quelli robotizzati o a doppia frizione e con i paddle al volante, introdotti in Formula 1 dalla Ferrari (con la 640 F1) di John Barnard, che hanno sdoganato l’idea di poter fruire al tempo stesso di un cambio che fa tutto da solo, ma che lascia la possibilità di intervenire con le leve al volante quando se ne ha voglia. Oggi la realtà si è capovolta: stime plausibili valutano in non più del 45% la quota di auto immatricolate in Italia nel 2025 dotate ancora di cambio manuale. E il perché è presto detto: la forte crescita della diffusione di modelli con vari livelli di propulsione ibrida, che perlopiù del cambio manuale fanno a meno (fatta eccezione per qualche mild), e - sia pur in minor misura – la vendita di auto elettriche, che ne fanno in genere a meno, ha rovesciato la prospettiva del mercato. Certo, l’età media avanzata del parco circolante nazionale (oltre 13 anni) fa sì che la maggior parte delle vetture sulle nostre strade impongano ancora l’uso della tradizionale leva per cambiare marcia, ma anche in questo caso, con il progredire del ciclo di sostituzione, le cose muteranno e forse un giorno il gesto di cambiare marcia diventerà prerogativa di un ristretto circolo di appassionati nostalgici. Detto questo, però, occorre fare attenzione: la presenza del cambio automatico richiede un minimo di consapevolezza. Ci sono alcuni errorinel suo utilizzo o nella sua gestione che vanno evitati, pena il rischio di causare guasti anche gravi. E la riparazione di un automatico, quando possibile (altrimenti si deve ricorrere alla sostituzione), è molto costosa. Ma prima di addentrarci nei pericoli che si possono correre, ricapitoliamo brevemente quali sono oggi i tipi più diffusi di cambi automatici.

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