Gravina: "Il caso Balogun? Così si mina la credibilità del calcio"
La Gazzetta dello Sport

Gravina: "Il caso Balogun? Così si mina la credibilità del calcio"

Martedì 7 luglio 2026
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L’ex presidente Figc e numero 2 della Uefa è durissimo: "Stiamo andando oltre i confini del rispetto: non si cambia il regolamento a piacimento"

L’ex presidente Figc e numero 2 della Uefa è durissimo: "Stiamo andando oltre i confini del rispetto: non si cambia il regolamento a piacimento"

Elisabetta Esposito Giornalista 7 luglio - 10:32 - MILANO English version

Gabriele Gravina è visibilmente irritato di fronte al caso Balogun. Perché forse lui meglio di altri da presidente federale aveva intercettato il potenziale pericolo delle ingerenze della politica. Tanto che come vicepresidente Uefa aveva fatto emergere il problema: "Ho sollevato proprio in Esecutivo alcune perplessità su alcune anomalie di gestione rispetto al ruolo di guardiano delle regole che la Fifa deve avere. Mi riferisco all’audizione del senatore Lotito alla Settima Commissione, quando disse serenamente di aver parlato 40 minuti con i presidenti della Fifa Infantino chiedendogli di commissariare la Figc: una chiara violazione che però la dice lunga. Vuol dire che siamo al di là delle regole. Io svolgo le mie funzioni con attenzione per quello che mi è stato attribuito, però credo che qualcuno debba cominciare a fare qualche riflessione. Stiamo andando oltre i confini del rispetto". 

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L’autonomia dello sport sembra sempre più a rischio. 

"Lo Statuto vieta le ingerenze della politica, ma qui lo stesso Trump ha ammesso di aver chiamato Infantino. Del resto io non ho mai ricevuto smentite dalla Fifa nemmeno sui contatti con Lotito, come senatore, che sarebbero di una gravità inaudita e di cui ho chiesto conto attraverso una serie di verifiche alla Fifa stessa. Poi non ci dobbiamo stupire se poi improvvisamente fanno ricorso all’articolo 27". 

Entriamo nel merito del caso Balogun. 

"L’arbitro ha visto chiaramente il fallo bruttino dell’attaccante americano e ha estratto un rosso diretto, che implica almeno una giornata di squalifica. È il regolamento e nessuno può pensare di modificare a piacimento delle norme che sono le stesse in tutto il mondo: anche per questo il calcio tanto amato ovunque. Tra l’altro ho in mente alcuni episodi analoghi in altre partite di questo stesso Mondiale e nessuno è intervenuto a posteriori con lo stesso metro di valutazione. E posso aggiungere che certi falli erano anche leggermente meno gravi di quello di Balogun". 

Pensa che questa storia avrà degli effetti? 

"Non voglio entrare nel merito di quello che sarà il risultato finale di questo percorso o degli eventuali provvedimenti che prenderà il Belgio. Dico solo che mi dispiace moltissimo perché questa storia danneggia la credibilità dell’intero mondo del calcio. Guarda caso riguarda una nazionale simpatica a tutti per quello che stava esprimendo sul campo, ma questa è una macchia che intacca o comunque fa venir meno buona parte di quella simpatia. Di certo è un atto che va oltre i confini delle normali applicazioni delle regole del gioco". 

La squalifica tolta a Balogun non ha nulla a che fare con la grazia che lei concesse a Lukaku nel 2023 dopo Inter-Juve di Coppa Italia, giusto? 

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"Sì, sono due cose totalmente diverse a partire da una circostanza di facile intuizione: il rosso a Balogun nasce da un fallo di gioco, quel giallo a Lukaku no. Si trattava di una seconda ammonizione scattata perché, stanco dei cori razzisti, aveva protestato con la curva che lo insultava: era giustamente andato a difendere la sua dignità. Quel giallo, che da regolamento ci stava, avrebbe determinato una squalifica che io ritenevo assolutamente ingiusta. Sono due fattispecie totalmente differenti".

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