Cafu: "Brasile, che delusione! Ora riparta da Ancelotti: così tornerà a vincere"
L'ex difensore del Milan e della Seleçao: "Troppe occasioni sprecate ma gioco e talento ci sono. A Carlo bisogna dare tempo"
Quando si parla del Brasile, il risultato conta sempre. È inevitabile. Indossare la maglia verdeoro significa convivere con aspettative enormi, con una storia che pesa e che allo stesso tempo ispira. Allo stesso tempo, però, il calcio non si può ridurre al semplice punteggio. È vero, il Brasile è inaspettatamente fuori dal Mondiale, ma nella mia carriera ho imparato che le sconfitte servono a rialzarsi e che gli errori servono a migliorare, anche da una disavventura sportiva come questa. Partendo della prestazione, ho visto una squadra che ha avuto personalità, che ha costruito gioco e che, soprattutto, ha creato tante occasioni da gol, alcune neutralizzate da un portiere in stato di grazia, altre in cui non abbiamo avuto quella “cattiveria” sportiva necessaria in frangenti come questi. In altre ancora, invece, è sembrato che il pallone fosse semplicemente stregato: conclusioni uscite di pochi centimetri, deviazioni fortunate, rimpalli favorevoli ai difensori. Sono quei dettagli che nel calcio possono cambiare completamente il racconto di una partita. Per questo motivo non condivido le analisi troppo severe. Se una squadra non riesce a creare gioco, allora sì che bisogna preoccuparsi. Ma quando le occasioni arrivano con continuità significa che le idee funzionano e che il lavoro sta andando nella direzione giusta. Ho visto una squadra che ha cercato di essere protagonista, senza rinunciare alla propria identità. Il Brasile non deve mai dimenticare ciò che lo ha reso grande: il coraggio di giocare, la qualità tecnica, la fantasia e la voglia di attaccare. È questo il DNA della Seleção.