Da Fiasconaro a Pernici: mezzo secolo di 800 metri spiegato da Giorgio Rondelli
Dopo 53 anni cade il leggendario record di Fiasconaro negli 800 metri grazie a Francesco Pernici. Il coach Giorgio Rondelli spiega come è cambiato l'allenamento in mezzo secolo.
Dopo 53 anni cade il leggendario record di Fiasconaro negli 800 metri grazie a Francesco Pernici. Il coach Giorgio Rondelli spiega come è cambiato l'allenamento in mezzo secolo.
Laerte Salvini 7 luglio 2026 (modifica alle 10:29) - MILANOCinquantatré anni e sei giorni. Tanto è durato l'1:43.7 con cui Marcello Fiasconaro entrò nella leggenda il 27 giugno 1973 all'Arena di Milano, primato che fu anche mondiale fino al 1976. A cancellarlo ci ha pensato Francesco Pernici, 23 anni, che a Nancy ha fermato il cronometro su 1:43.60. Per capire come si è arrivati a questo risultato, e cosa è cambiato davvero nella preparazione degli 800 metri in mezzo secolo, ne abbiamo parlato con Giorgio Rondelli, allenatore esperto di mezzofondo.
cosa è cambiato
—"La preparazione degli 800 metri dal periodo di Fiasconaro si è un po' evoluta, ma già all'epoca la sua preparazione, e anche quella di Alberto Juantorena, quel grande atleta cubano che alle Olimpiadi di Montreal vinse 400 e 800 metri, era particolare" racconta Rondelli. "Erano due corridori molto forti sulla velocità: Juantorena fortissimo sui 400, e per preparare gli 800 facevano lavori basati soprattutto su ripetute intorno ai 300 metri, ai 150, al massimo 600 metri. Nello stesso periodo, o poco dopo, ci furono anche grandi atleti britannici in grado di correre tempi eccezionali: Sebastian Coe portò il record del mondo a 1:41.73 nell'81, ma erano corridori molto forti anche dal punto di vista aerobico, tanto che in quegli stessi anni fecero primati anche sui 1.000 e sui 1.500. Le preparazioni erano quindi diverse come tipologie. Non a caso, in un recente libro sull'evoluzione del mezzofondo, il tecnico azzurro Renato Canova distingue tra atleti che affrontano la stessa specialità ma vengono definiti "veloci" o "resistenti"".
L’EVOLUZIONE DELL’ALLENAMENTO
—Sul presente, però, Rondelli è netto. "Non ritengo che la preparazione sia cambiata particolarmente" spiega. "Pernici, migliorando di un decimo il primato di Fiasconaro, ha soltanto 23 anni: coincidenza curiosa, visto che sia lui che Fiasconaro hanno firmato il record italiano, allora anche mondiale, alla stessa età. Questo significa che Pernici ha davanti a sé la possibilità di essere il primo azzurro a scendere sotto l'1:43. Quello che si è perso, rispetto al secolo scorso, è la figura del corridore 800-1.500: oggi chi fa gli 800 si prepara solo per gli 800, al massimo corre su distanze ridotte, 400, 500, 600 metri, ma non si prepara più sui 1.500". Da qui una discussione aperta nell'ambiente: "C'è chi considera gli 800 non la prima gara del mezzofondo veloce ma l'ultima gara della velocità. Io invece sono convinto che resti sempre una gara di mezzofondo, dove la componente aerobica è meno determinante che nelle altre distanze, ma resta comunque necessaria. Non a caso il record del mondo di David Rudisha, 1:40.91, ha già 14 anni, e se guardiamo l'1:41.73 di Coe, è del 1981: sono gare dove la produzione di lattato è talmente elevata che è molto più difficile migliorare i primati mondiali. L'unico record rimasto sotto quello, al netto del caso particolare di Kratochvílová, risale al 1983. Su questa distanza anche le nuove calzature hanno portato un numero elevato di specialisti a correre in 1:43 o sotto, ma non si vede ancora all'orizzonte chi possa migliorare l'1:40.91 di Rudisha, tanto meno avvicinare il muro dell'1:40".
VELOCI CONTRO RESISTENTI
—Sul piano muscolare e metabolico, dentro la stessa distanza convivono in realtà due mondi diversi, quello della velocità pura e quello della resistenza alla fatica lattacida. "È semplice: nel libro che stavo sfogliando si parlava di due grandi atleti degli anni '80, il keniano Billy Konchellah, che veniva dalla velocità, e l'inglese Steve Cram, che veniva dal mezzofondo e correva anche i 1.500. Facendo lo stesso tipo di allenamento, per esempio ripetute sui 300 metri, l'allenatore di Konchellah lo faceva correre 4-6 volte in 34-35 secondi, cosa che Cram non sarebbe stato in grado di fare. Cram invece ne faceva 10 in 37-38 secondi. Con la stessa distanza di lavoro, da una parte si privilegia la velocità pura, dall'altra la capacità di tenuta a ritmi elevati".
Individuare un potenziale ottocentista, oggi, significa incrociare più indicatori insieme, non basarsi su un solo test. "Sicuramente test su distanze intermedie, per capire la velocità massimale di punta dell'atleta. Poi la meccanica: ci sono corridori di straordinaria eleganza, penso a Wilson Kipketer, keniano naturalizzato danese e penultimo primatista mondiale prima di Rudisha, e altri più corridori di forza. Per chi fa gli 800 c'è sicuramente lavoro con i sovraccarichi, lavoro sulle salite, e lavoro sulla velocità pura: ripetute sui 60-80-100 metri molto veloci, con recuperi ristretti, anche nell'ordine dei 15-20-30 secondi al massimo".
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i nuovi parametri
—A dividere le due imprese, oltre a mezzo secolo, è anche il modo in cui sono state costruite in gara. "Fiasconaro fece il suo record tirandoselo da solo: non era una gara con le lepri o un meeting, ma un confronto internazionale, e lui partì in testa dal primo metro, il 27 giugno 1973 all'Arena. Pernici invece ha corso in testa in una gara dove una lepre ha portato il gruppo appena sopra i 50 secondi ai primi 400 metri. Per età, è già un ottimo talento, ed è anche un ragazzo che corre coraggiosamente, con una buona velocità terminale. Il record di Fiasconaro era stato sfiorato da tanti atleti, lui stesso l'aveva sfiorato l'anno scorso e quest'anno correndo sotto l'1:44: ha quindi tutte le possibilità, come dicevo, di arrivare a tempi importanti. Quello di Nancy è già un tempo di livello mondiale, ma il livello assoluto per lui è sicuramente sotto l'1:43".
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