Sabatini: "Juve, Spalletti-Massara da scudetto. Non ho capito la piazza pulita al Milan"
Il ds: "Torno presto, voglio morire sul campo. Nazionale, mi fido di Malagò. Al Mondiale mi ha stupito il Giappone, prima o poi vinceranno la Coppa. Totti ha fatto l'errore di non pensare al dopo in anticipo. Gattuso? Lo lanciai, picchiava tutti, lo tolsi dal campo per non farlo pestare"
Il ds: "Torno presto, voglio morire sul campo. Nazionale, mi fido di Malagò. Al Mondiale mi ha stupito il Giappone, prima o poi vinceranno la Coppa. Totti ha fatto l'errore di non pensare al dopo in anticipo. Gattuso? Lo lanciai, picchiava tutti, lo tolsi dal campo per non farlo pestare"
Francesco Pietrella Giornalista 18 luglio - 12:44 - MILANOIl Virgilio del pallone, per certi versi, somiglia a quello originale annunciato da Dante nella Divina Commedia con quel ‘lungo silenzio parea fioco’. Walter Sabatini, 71 anni, una vita passata a farsi largo nell’inferno del calcio, risponde con quella stessa voce fievole illustrata da Dante, rauca, pronto a guidarci nella Serie A tra ricordi e attualità.
Sabatini, intanto, come sta?
"In due mesi mi sono fratturato entrambi i femori, sono stato in coma 25 giorni e ho pensato di essere morto, ma adesso voglio tornare".
Al podcast di Luca Casadei ha raccontato che sta vivendo una vita non sua e che non rifarebbe nulla.
"Confermo, a parte mio figlio Santiago e poche altre cose. Ho fatto errori mortiferi, ho gestito male me stesso. Ma nel calcio, invece, rifarei quasi tutto".
Nella vita ho fatto errori mortiferi, ho gestito male me stesso. Ma nel calcio, invece, rifarei quasi tutto
Walter SabatiniE allora ripartiamo da qui: la notizia che l’ha resa più felice?
"Ricky Massara alla Juventus. Una gioia vera che mi ha rigenerato. Appena ho saputo, gli ho detto che gli avrei dedicato 15 squat. Lui e Spalletti sono la coppia perfetta per tornare a vincere. Carnevali, tra l’altro, lo voleva già al Sassuolo, dopo l’uscita di scena dal Milan".
La sua qualità migliore?
"Potrei dire la sua conoscenza del calcio, ma è banale. Cito la sua educazione. E in un posto come la Juventus è necessaria. In piazze come Roma, invece, l’educazione è perdente: essere così non paga".
Quand’è che ha pensato che Massara fosse “il Salah dei dirigenti”?
"Quando scelsi di portare Rudi Garcia alla Roma, estate 2013. ‘Ricky, voglio prendere un allenatore straniero’, gli dissi. ‘Tu trovamelo e portalo a Milano’. Il giorno dopo me lo trovai sulla porta dell’hotel. Gli dicevo sempre di non portare la camicia celeste, ma quella bianca. Il sudore, assimilabile all’ansia, allo stress, va mascherato".
Con Spalletti può riportare lo scudetto alla Juve?
"Certo. Per me Luciano è un amico geniale, un lavoratore romantico, indissolubile. Una persona complessa, ma non complicata. Lo paragono al colonnello Aureliano Buendia di Cent’anni di solitudine, il romanzo manifesto del mio scrittore preferito, Gabriel Garcia Marquez".
Come mai questo paragone?
"Perché Buendia prese parte a 32 rivoluzioni e le fallì tutte, sfuggì ad attentati e imboscate. L’insuccesso ha sempre il retrogusto di eroismo. Alla Roma guardavo i suoi allenamenti dal tetto di Trigoria: idee, movimento, moto perpetuo. A fine seduta aveva bisogno di qualcuno che lo ascoltasse, e io ero sempre lì. Così come Massara".
Allegri, invece, che personaggio può essere?
"Il Gattopardo, ‘tutto cambia perché nulla cambi’. A Napoli lo vedo bene. L’uomo giusto per dare equilibrio all’entusiasmo".
Un giudizio su Chivu?
"Lo chiamo impropriamente un mio protetto. Ci siamo parlati spesso. Ha una grande capacità interpretativa. Quando entri in uno spogliatoio devi capire come respirano, chi avrà più problemi, chi ne avrà meno. Ha vinto spazzando via i dubbi. E i dubbi possono ucciderti dentro".
Al Milan è arrivato Amorim.
"È lo sbarco in Normandia dei portoghesi, ma la decisione di fare piazza pulita non l’ho capita. Al tempo, mandare via Massara e Maldini fu sbagliato. Questi fondi non hanno un volto, agiscono come tagliatori di teste e non privilegiano la gestione umana di una squadra".
"Di lui stavolta preferirei non parlare".
VIDEO: Gasperini arriva a Trigoria, che accoglienza da parte dei tifosi!E allora Gattuso, sbarcato alla Lazio.
"Si esalta nei combattimenti. Lo lanciai a Perugia: si presentò con tre ragazzi calabresi, ma era il più piccolo. Entrò in campo contro gente di quattro anni più grande e picchiò tutti. Lo tolsi dal campo solo perché avevo paura che qualcuno lo potesse pestare. È ancora lì che impreca. Arriva in una Lazio fiaccata da una stagione no: combatterà".
Gattuso lo lanciai a Perugia: in campo contro gente di 4 anni più grande e picchiò tutti. Lo tolsi perché avevo paura che qualcuno lo potesse pestare. È ancora lì che impreca"
Walter SabatiniDove può arrivare il Como?
"È destinato a lottare per lo scudetto. Aver tenuto Paz è stata una mossa di livello. Hanno i fondi per un mercato stellare".
La sorpresa può essere il Genoa di De Rossi?
"È già una realtà. Da giocatore era un capo partecipe alle vicende di spogliatoio. Aveva già scelto cosa fare da grande".
E Totti com’era, invece?
"Non ha mai pensato al ‘dopo’. Anzi, forse non ha mai pensato che esistesse. In campo era geniale. Il problema è stato proprio quel talento, troppo denso, troppo presente per permettergli di pensare a una carriera dopo la fine. Il tempo, prima o poi, ci sconfigge tutti".
A proposito di tempo: 12 anni senza Mondiali. La sua soluzione?
"Premetto che Malagò è un uomo carismatico, capace e risoluto. Non ha bisogno dei miei consigli. Dico che si deve smettere di processare il calcio appena si perde. Dovremmo trattare la Nazionale in modo più decoroso. Ho grande fiducia per il futuro, e sono felice sia rimasto Silvio Baldini ad allenare l’Under 21. È una risorsa per il movimento".
Negli Stati Uniti era pieno dei suoi vecchi pupilli: partiamo da Garcia.
"Tempo fa mi è venuto a trovare, siamo stati insieme un’oretta. Gli voglio bene: ha sposato una donna straordinaria, è diventato padre, ha trovato l’elisir di lunga vita. Con lui ci trovammo subito. L’unica richiesta che mi fece fu Gervinho. Io non lo volevo, giocai al ribasso con l’Arsenal sperando dicessero no, ma pensai che se non gli avessi preso l’unico giocatore che voleva sarei stato un bastardo".
Ricordi sparsi: Marquinhos, Salah, Dzeko…
"La trattativa per Salah fu tostissima. Ci incontrammo a Londra: era fuori rosa e c’era il Ramadan. Venne a cena senza aver bevuto neanche un goccio d’acqua, dopo l’allenamento. Mi ha acceso così tante speranze che il cuore batteva forte, così come con Dzeko. Marquinhos, invece, lo vidi per la prima volta a 18 anni recuperare un pallone in scivolata dopo una corsa di 50 metri. Amore a prima vista".
Risposte secche, ora. La squadra che l’ha sorpresa di più?
"Il Giappone. Prima o poi vinceranno il Mondiale".
Al Mondiale mi ha stupito il Giappone: prima o poi vinceranno loro
Walter SabatiniUn calciatore che l’ha stregata in America?
"Nessuno mi ha fatto andare a dormire eccitato".
Il suo colpo migliore?
"Non amo le graduatorie, ma a chi vede le partite per me dico sempre: se volete farmi felice, trovatemi un nuovo Nainggolan. Con lui litigi affettuosi: il fumo, le donne, le serate. Era da Real Madrid".
Cosa le manca di più del suo lavoro?
"Lo stress, i litigi dialettici, le prese di posizione. L’idea di costruire qualcosa. Credere di poterlo fare è ancora più esaltante di riuscirci".
Salvare la Salernitana in A è stata l’impresa della sua carriera?
"Non la più grande, ma verso questa città saremo sempre debitori. Ogni tanto mio figlio mi dice ‘ciao papà, vado a Salerno’".
I personaggi preferiti extra calcio?
"Gabriel Garcia Marquez, José Saramago e Albert Camus. Darei qualsiasi cosa per fare un pranzo con lui e parlare de Lo straniero".
In mondo dove domina l’ego, qual è stato il giocatore più altruista?
"Seydou Keita. Un fenomeno di un’intelligenza unica".
L’unico rimpianto è non aver portato Bielsa alla Roma?
"Ci incontrammo a Madrid. Voleva pitturare di giallorosso i muri di Trigoria. Alla fine, mi tirai indietro. Fui poco coraggioso".
Quando tornerà in pista?
"Presto. Ho sempre detto di voler morire sul campo".
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