L'ultima di Messi è triste: solo un tiro (sulla faccia di Merino) e lacrime per l'Argentina
La Gazzetta dello Sport

L'ultima di Messi è triste: solo un tiro (sulla faccia di Merino) e lacrime per l'Argentina

Lunedì 20 luglio 2026
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Leo dopo 8 Palloni d'oro chiude con la Coppa del Mondo e probabilmente con la sua nazionale. Partita molto difficile, senza colpi a effetto, chiusa con l'abbraccio a Yamal

Leo dopo 8 Palloni d'oro chiude con la Coppa del Mondo e probabilmente con la sua nazionale. Partita molto difficile, senza colpi a effetto, chiusa con l'abbraccio a Yamal

Andrea Ramazzotti Giornalista 20 luglio 2026 (modifica alle 00:48) - MILANO English version

Una finale amara, con le lacrime agli occhi e la delusione che lo ha sopraffatto. Come nel 2014 in Brasile. Per quella che sarà ricordata (probabilmente) come l’ultima sua gara con la maglia dell’Argentina, Leo Messi sognava un epilogo diverso. Invece la Spagna lo ha messo al tappeto e non gli ha permesso di esultare come quasi quattro anni fa in Qatar. Di certo la Pulce aveva sognato un incontro diverso. Non uno così, nel quale praticamente non ha lasciato traccia. È stato attore non protagonista come nella sua carriera gli è capitato raramente. C’era bisogno di lui per bucare la difesa della Spagna, che in questo Mondiale ha subito gol solo dal Belgio. Non è successo e Leo ha pianto. Come dodici anni fa al Maracana contro la Germania. Anche in quel caso dopo i tempi supplementari (allora segnò Götze). 

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messi e la delusione

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La partita di Leo non è stata facile. Come al solito con la fascia da capitano al braccio, l’otto volte Pallone d’oro ha guidato la squadra all’ingresso in campo per il riscaldamento. Tutti gli occhi erano su di lui perché il mondo intero si aspettava una giocata da campione. Aveva la possibilità di superare Maradona come numero di Coppe conquistate e forse lo ha condizionato il peso di entrare ancora di più nella leggenda. O forse è stata semplicemente la Spagna a non permettergli di accendersi come sempre successo fino a ieri. Resta il fatto che il Messi dell’ultimo atto del Mondiale non è stato all’altezza della sua fama. Anche prima dell’espulsione di Enzo Fernandez, che ha obbligato l’Albiceleste a disputare i supplementari in inferiorità numerica, la Pulce non ha brillato. Nei novanta minuti non ha mai concluso in porta e, anche se ha subito quattro falli, è stato “periferico”: poco cercato, mai determinante con le sue intuizioni per creare spazi in avanti per gli inserimenti dei compagni. Laporte lo ha fermato con le maniere ruvide quando Leo ha provato a mettersi in mostra, ma la condizione fisica non ha dato una mano al numero dieci perché il caldo nel New Jersey era asfissiante e la stanchezza dopo una Coppa del mondo nella quale non ha giocato dall’inizio solo la sfida contro la Giordania, ha presentato il conto. Il finale del match lo ha vissuto come unico punto di riferimento in avanti perché Julian Alvarez era uscito per far entrare Senesi (e provare a resistere all’assalto), mentre Lautaro Martinez è rimasto in panchina complici le sostituzioni finite. E lassù isolato Messi non ha potuto fare magie, ma solo provare vanamente a tenere il pallone. E alla fine ha abbracciato Lamine Yamal, suo erede al Barcellona.

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il tiro su merino

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Paradossalmente in tutto il match Messi ha provato “davvero” a incidere solo quando alla fine della ripresa ha chiesto il rosso a Cucurella perché gli aveva detto qualcosa mettendosi la mano davanti alla bocca. Ha alzato braccio per richiamare l’attenzione dell’arbitro e del Var, che però non ha ritenuto l’episodio punibile. Negli ultimi minuti Leo ha tirato, la prima delle due conclusioni della sua squadra, colpendo Merino in faccia. Poi ha dato una palla pericolosa in profondità e ha battuto un paio di corner pericolosi. Troppo poco per chi porta sulla maglia il suo cognome. Così ha pianto. Come 12 anni fa.

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