Imbarazzo durante la premiazione: Trump prova a restare nella foto... i giocatori non ci stanno
Donald saluta il nemico Sanchez, poi i fischi prima di consegnare il trofeo. Il tentativo al centro dell'inquadratura imbarazza Infantino, che chiede al presidente Usa di spostarsi
Donald saluta il nemico Sanchez, poi i fischi prima di consegnare il trofeo. Il tentativo al centro dell'inquadratura imbarazza Infantino, che chiede al presidente Usa di spostarsi
Filippo Conticello Giornalista 20 luglio - 01:33 - MILANO English versionCiao ciao, Mondiale americano, con i tuoi eccessi e le tue storture, i campioni immensi in campo e le ingiustizie fuori. Di questi 40 giorni bollenti in cui il calcio è stato stritolato dalla politica, si ricorderanno il formato stiracchiato oltre ogni logica, le frontiere chiuse con ferocia, i prezzi proibitivi. E poi il misterioso caso del centravanti squalificato e messo in campo grazie a una telefonata dal numero giusto. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, che chiama Gianni Infantino, presidente della Fifa sempre pronto ad ascoltare. In fondo, questa Coppa del Mondo è stata loro: né di Messi né di Rodri, ma dei due amici nel pallone, ieri come sempre uno accanto all’altro dietro a un vetro nella tribuna d’onore del MetLife.
In tribuna
—Nello stesso palco la first lady Melania, più la presidentessa messicana Claudia Sheinbaum e il primo ministro canadese Mark Carney: va bene il gigantismo dello zio Sam, ma i Paesi organizzatori sarebbero comunque tre. Mancava il presidente argentino Javier Milei, trumpiano osservante. Accompagnato dal re Felipe VI, c’era invece quello spagnolo, Pedro Sanchez, uno dei pochi a sfidare Donald dalla povera vecchia Europa. La stretta di mano tra leader rivali era tra le più attese, poi a un certo punto nel box presidenziale è comparso pure Ronaldo, in abito prima della tutona indossata accanto a Madonna nel lungo show dell’intervallo. Lui, campione 1994 e 2002, ha passato per un attimo la Coppa a Trump, che l’ha accarezzata con un certo gusto. Sacrilegio? Già alla Casa Bianca Infantino aveva detto che per regolamento solo il presidente Fifa o giocatori, staff e presidenti dei Paesi vincitori potrebbero tenere in mano il trofeo, ma che per "un vincente come Donald" si poteva fare un’eccezione. Già in partenza, il presidente Usa avrebbe preferito consegnare la Coppa dorata a Messi, il prediletto di tutti, ma l’ha dovuta affidare assieme a Infantino tra le mani salde di Rodri, premiato come miglior giocatore del torneo.
L’imbarazzo
—Un po’ meno rispetto al Mondiale per club ’25, ma Donald è comunque rimasto dentro alla festa dei campioni. Poi gli spagnoli reclamavano una foto solo per sé e l’amico Gianni chiedeva di spostarsi con un filo di imbarazzo: a quel punto, perfino l’uomo più potente della Terra ha fatto un passo in là. Prima di premiare tutti, Infantino e Trump hanno attraversato il campo con un bel po’ di fischi intorno, come avevano attraversato a braccetto l’intero torneo. Sport e potere si sono quindi intrecciati come mai prima d’ora: non è un caso che Donald abbia invitato nei più delicati summit internazionali Infantino, da cui ha ricevuto un misterioso “Fifa Peace Prize” per aver "unito i popoli del mondo nella pace", proprio nei giorni della corsa (fallita) al Nobel. La lista era già lunga, ma nelle ultime settimane sono aumentate le volte in cui la Fifa si è allineata a Trump, creando situazioni inusuali fino all’estremo del caso Balogun. Se piegare le regole per sospendere la squalifica del centravanti doveva aiutare i padroni di casa, il risultato è stato l’esatto contrario.
Per due
—Adesso lo show è ufficialmente finito, spente le luci, via il carrozzone: sarà rimontato tra quattro anni. Intanto, Trump si è goduto il momento patriottico in cui mostrare al mondo la forza americana, a due anni dalle Olimpiadi di Los Angeles e nel 250° anniversario della nascita degli Usa. Infantino, invece, ha brindato allo spettacolo sperato sin dall’inizio: stadi pieni, ascolti record, casse gonfie. Un affare mondiale, un affare per due.
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