Allarme aria condizionata in auto: occhio ai gas fuorilegge
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Allarme aria condizionata in auto: occhio ai gas fuorilegge

Lunedì 20 luglio 2026
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Quasi un terzo dei prodotti utilizzati non rispetta le norme che vietano l’uso di materie prime pericolose per l’ambiente e per le auto. I rischi che si corrono e gli accorgimenti per evitarli

Quasi un terzo dei prodotti utilizzati non rispetta le norme che vietano l’uso di materie prime pericolose per l’ambiente e per le auto. I rischi che si corrono e gli accorgimenti per evitarli

Emilio Deleidi 20 luglio - 12:52 - MILANO La ricarica del gas del climatizzatore richiede attrezzature specializzate

Estate, tempo di climatizzatore. Che deve dare il massimo delle sue prestazioni, viste le alte temperature che si stanno registrando ormai da tempo. Quindi è importante che l’impianto sia nelle condizioni ideali per dare il meglio, che si ottiene con una corretta manutenzione, basata su due operazioni: la sostituzione del filtro dell’aria dell’abitacolo e la ricarica del gas dell’impianto. Il primo, che ha anche funzioni antipolline e ha il compito di evitare che particelle dannose all’organismo entrino nella vettura, va sostituito in genere ogni 15-20 mila chilometri o una volta all’anno (più spesso, se si percorrono di sovente strade polverose); la seconda operazione non ha invece una scadenza fissa, perché il gas non si consuma con l’utilizzo dell’impianto di climatizzazione, ma è comunque necessaria perché, nel tempo, le tubazioni flessibili subiscono delle perdite. In genere, l’operazione va ripetuta dopo 40-60.000 chilometri o ogni due anni, ma ci sono segnali che indicano una perdita di efficienza dell’impianto, come un’aria che non si raffredda più a sufficienza o tempi lunghi per il disappannamento del parabrezza. La ricarica, che deve essere effettuata da professionisti abilitati con un’apposita apparecchiatura (anche se sul web vengono pubblicizzate bombolette per la ricarica fai-da-te), è un’operazione tutto sommato semplice, ma è proprio il momento in cui può consumarsi una frode: l’utilizzo da parte dell’operatore di gas illegali. E non è quest’ultimo un caso infrequente: anzi, l’Adira (l’Associazione degli operatori indipendenti della rete dell’aftermarket, che raccoglie distributori di ricambi auto e consorzi di ricambisti) ha di recente lanciato un allarme al proposito, stimando che circa il 30% del mercato italiano dei refrigeranti sia alimentato con prodotti illegali. E nell’Unione europea nel solo 2024 sono state sequestrate 670 tonnellate (pari a quasi il triplo di quelle dell’anno precedente) di Hfc, gli idrofluorocarburi considerati potenti gas serra con un potenziale d’incidenza sul riscaldamento globale migliaia di volte superiore a quello della CO2: gas il cui utilizzo è vietato per gli impianti di climatizzazione su tutte le auto prodotte a partire dal 2017. Ma per capire meglio la tipologia delle frodi che vengono attuate è importante ricapitolare brevemente le norme che regolano il settore dei gas refrigeranti.

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un nuovo gas

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Il Regolamento europeo sugli F-Gas (gas artificiali che contengono fluoro e incidono sull’effetto serra) prevede, come si è detto, che tutte le auto prodotte dal 2017 non possano più utilizzare il gas precedente, conosciuto come R134a, perché troppo inquinante quando viene disperso nell’atmosfera: il nuovo gas R1234yf non contiene più le molecole di HFC, ma di HFO, sempre a base di idrogeno, fluoro e carbonio, ma caratterizzate da una struttura diversa che le rende molto reattiva se vengono disperse nell’aria, al punto da decomporsi nell’arco di poco più di dieci giorni (evitando così di accumularsi e contribuire al riscaldamento del pianeta). Tutti questi gas devono essere comunque maneggiati da tecnici specializzati, dotati di uno specifico attestato, che devono registrare le operazioni di ricarica effettuate in una banca dati statale. Le norme europee consentono tuttavia ai produttori di gas di immettere legalmente sul mercato ancora piccole quantità di gas del vecchio tipo. Il quadro fin qui delineato comporta due conseguenze per l’automobilista: la modesta disponibilità del vecchio gas ne ha fatto aumentare il prezzo, con il risultato che una ricarica effettata con quel materiale ha un costo che oscilla tra 70 e 100 euro, e il costo molto più elevato del nuovo gas, dovuto alle sue caratteristiche, che fa salire il costo della ricarica a cifre comprese fra 130 e 250 euro. Ed è in questa importante differenza che si possono annidare le frodi: utilizzare un gas illegale permette di beneficare della considerevole differenza di costo. Il gas legale R1234yf ha infatti un prezzo di circa 100-140 euro al kg, quindi la “materia prima” per la ricarica di un’auto media (intorno ai 500 grammi) richiede all’officina d’investire 50-70 euro, cui si devono aggiungere i costi di ammortamento del macchinario specifico, della manodopera e della fiscalità per arrivare alle cifre che abbiamo indicato; le bombole illegali e contraffatte, invece, costano 20-30 euro al kg, quindi per la stessa ricarica l’esborso in materia prima sarà di soli 10-15 euro. Di conseguenza, è importante diffidare da chi promette ricariche dell’impianto di climatizzazione di auto recenti a 30-40 euro, perché non utilizzerà certamente bombole legali.

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mercato parallelo

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Come abbiamo visto, il traffico di gas refrigeranti illegali può risultare molto redditizio e questo spiega perché circa il 30% del loro mercato complessivo sia costituito da prodotti irregolari. Negli ultimi tempi, la Guardia di finanza ha messo a segno diverse operazioni per contrastare questo fenomeno, effettuando anche operazioni sotto copertura per portare alla luce attività illecite come la falsificazione delle etichette delle bombole e delle fatture, la vendita su piattaforme di commercio online di prodotti illegali, il superamento delle quote consentite di produzione e diffusione del vecchio gas HFC, la fabbricazione di miscele di gas con sostanze diverse da quelle consentite e nocive per l’ambiente e per i veicoli. Il danno del commercio illegale si riflette anche sulle entrate fiscali dello Stato, in termini di evasione all’Iva e ai dazi, con prodotti illeciti che entrano clandestinamente in Europa dalla Cina o da altri Paesi asiatici sottraendosi alle imposte doganali e sfuggendo ai conteggi delle quote consentite. Nella Ue, le bombole di gas refrigerante devono essere ricaricabili e tracciabili: i gas illegali, invece, sono spesso contenuti in bombole usa e getta, disperse in maniera irregolare nell’ambiente, dove lasciano evaporare le sostanze residue. I rischi aumentano quando, al posto dei gas costosi ma sicuri previsti dalle normative, vengono immessi nelle bombole idrocarburi molto economici come il propano e il butano, che sono altamente infiammabili e pericolosi in auto, oppure quote residue di HFC mescolate a gas vietati (come l’R22, dannoso per l’ozono) o, ancora, gas HFC di bassa qualità, prodotti in fabbriche esterne all’Unione europea con sistemi che ne danneggiano la purezza.

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I gas illegali possono causare seri danni agli impianti di climatizzazione

i danni all'auto

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L’utilizzo di un gas illegale non è nocivo solo all’ambiente, ma anche per l’auto, il cui impianto di climatizzazione può risultare danneggiato. Se, per esempio, il gas refrigerante contiene cloro, quest’ultimo, venendo a contatto con le goccioline d’acqua presenti nel circuito, genera acido cloridrico che corrode i tubi dell’impianto e i suoi componenti (evaporatore e radiatore), creando fori che determinano perdite di gas e minano l’efficacia del sistema. Un danno ancora più grave è il grippaggio del compressore, causato da reazioni tra l’olio specifico utilizzato per lubrificarlo e alcune sostanze chimiche contenute nel gas illegale: in questo caso, la spesa per la sostituzione del componente danneggiato richiede l’esborso di centinaia di euro. La rottura del compressore, inoltre, può causare la formazione di schegge metalliche e limature di ferro che contaminano l’intero circuito, intasando le valvole e imponendo un lavaggio chimico dell’impianto da effettuare con macchinari speciali. Nei casi limite, dovuti all’utilizzo di gas come il propano e il butano, le temperature e le pressioni possono rompere le valvole e far scoppiare i tubi flessibili di gomma: se, in caso di incidente, si verificano fuoriuscite di gas infiammabile, il contatto con le parti calde del motore può causare esplosioni. Come si vede, è essenziale evitare che per le ricariche le officine utilizzino gas illegali. Il metodo migliore, come si è detto, è diffidare di chi propone l’operazione a prezzi stracciati. Se, poi, c’è la possibilità di verificare quali bombole vengono utilizzate in un’officina, ci sono quattro elementi che rendono riconoscibili quelle che contengono gas a norma: la presenza del marchio internazionale Pi greco (π) seguito dal numero dell’ente certificatore, che garantisce il rispetto della direttiva europea sui contenitori a pressione ricaricabili; il codice colore, in base al quale le bombole per il gas R134a sono verniciate di azzurro/blu chiaro e quelle per il gas R1234yf di bianco con una striscia rossa; il sigillo di garanzia in plastica posto sulla manopola della valvola; l’etichetta adesiva con il nome del gas e la sua formula chimica, i pittogrammi di pericolo per gas sotto pressione, i dati di produzione (lotto, produttore, importatore) e il valore Gwp (il grado di incidenza sul riscaldamento globale). Segnali di allarme sono, invece, le bombole sottili, leggere, senza maniglia di protezione intorno alla valvola, tutte caratteristiche tipiche delle bombole usa e getta, da tempo vietate nella Ue; la presenza di etichette con scritte in caratteri diversi da quelli dell’alfabeto latino (ideogrammi cinesi, caratteri arabi o cirillici ecc.); l’assenza di indicazioni come codici a barre, numeri di lotti di produzione, etichette regolari con pittogrammi di pericolo e così via. Tutto, o quasi, è purtroppo falsificabile, ma nessuna officina seria con attrezzature di qualità si esporrà mai ai rischi, sanzionatori e di sicurezza, derivanti dall’utilizzo di gas illegali.

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