Da Infantino-Gargamella alla bellezza di Messi che cammina: quello che abbiamo imparato dal Mondiale
La Gazzetta dello Sport

Da Infantino-Gargamella alla bellezza di Messi che cammina: quello che abbiamo imparato dal Mondiale

Martedì 21 luglio 2026
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Mentre il campionato si avvicina, ecco quello che ci hanno detto questi 38 giorni di calcio. Che, in fondo, sono stati un po' come il Paese dei Balocchi

Mentre il campionato si avvicina, ecco quello che ci hanno detto questi 38 giorni di calcio. Che, in fondo, sono stati un po' come il Paese dei Balocchi

Luigi Garlando Giornalista 21 luglio - 07:35 - MILANO English version

Di ritorno dal Mondiale verso il campionato, come Renzo Tramaglino dai tumulti di Milano verso l’Adda, recitiamo i nostri “ho imparato”. Ho imparato che la squadra migliore vince il Mondiale, i giocatori migliori solo il Pallone d’oro; che la paura è pessima consigliera (Tuchel, Koeman, Scaloni...); che il blocco basso è un rinvio della sentenza, non la grazia: che il calcio è sport, non spot; che se il pallone non si libera di Gargamella Infantino, rotolerà sempre male; che le lacrime e l’inchino del c.t. giapponese Moriyasu per scusarsi della sconfitta sono un monumento di civiltà sportiva; che la mistica della garra sudamericana non c’entra nulla con le bullate di Paredes; che gli sconfitti perdono due volte, se voltano le spalle alla premiazione dei vincitori; che è ancora meglio veder camminare Messi che correre tanti altri; che CR7 è arrivato al capolinea; che farsi curare una carie a Capo Verde è costoso, ma dove lo trovi un dentista come Vozinha?; che “Make Balogun play again” è il più squallido cappellino mai indossato da Trump; che neppure in Brasile il talento cresce sugli alberi; che vantarsi di 62 tiri senza gol (Turchia), è come vantarsi di 24 due di picche presi in discoteca; che ignorare Lautaro quando ti serve un gol è come ignorare le scialuppe sul Titanic; che vorremmo essere sempre felici come i vichinghi quando remano; che, a differenza di Lassie, la coppa degli inglesi non torna mai a casa; che un Mondiale senza l’Italia è un tiramisù senza mascarpone; che, nonostante tutto, 38 giorni di calcio sono stati il Paese dei Balocchi.

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