Il gigantismo di Infantino e il Mondiale a 64 squadre: altro che democrazia del calcio...
L'annuncio a sorpresa del presidente della federcalcio sudamericana confermerebbe che la decisione è già stata presa dal n. 1 della Fifa, senza il passaggio dalle commissioni competenti
L'annuncio a sorpresa del presidente della federcalcio sudamericana confermerebbe che la decisione è già stata presa dal n. 1 della Fifa, senza il passaggio dalle commissioni competenti
Fabio Licari Giornalista 21 luglio - 09:48 - MILANO English versionMa non eravamo rimasti al Mondiale a 64 squadre da decidere dopo la fine di questo (già gigante) a 48? Le ultime parole famose del presidente Infantino, nei primi giorni d’America, non erano state "faremo una valutazione, ogni nazione deve sognare di partecipare"? Non aveva infine aggiunto che "sicuramente si tratta di una questione che verrà esaminata e discussa nelle commissioni competenti dopo questi Mondiali"? Qualcosa non quadra dopo l’uscita di ieri del capo del calcio sudamericano: "Il Mondiale 2030 sarà a 64 squadre".
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—Rileggiamo quelle parole. Una valutazione. Le commissioni competenti. Dopo il Mondiale. Così funziona la democrazia del calcio che ha 211 voti quante sono le federazioni e le nazionali... In attesa di chiarimenti e smentite, però, il "quarantotto" lo ha creato Alejandro Dominguez, presidente della Conmebol, il Sudamerica, con un imprevisto e sicuramente improvvido annuncio via social: "La prossima edizione si giocherà in casa! Nel 2030, i Mondiali si terranno in Uruguay, Argentina e Paraguay: una grande opportunità per il calcio di celebrare il centenario della Coppa del Mondo con una competizione che vedrà la partecipazione di 64 squadre". Bum.
dominguez
—A sentire Dominguez, non proprio l’ultimo arrivato, il Mondiale XXL sarebbe cosa fatta, l’ultimo risultato della sindrome da gigantismo che affligge la Fifa e sta avendo ripercussioni sul "nostro" calcio. Dominguez, 54 anni, paraguaiano, presidente Conmebol dal 2016, ha attraversato diverse ere politiche. Sa come si fa. L’idea del torneo a 64 era nata nel Consiglio Fifa del marzo 2025, proposta da un dirigente uruguaiano. Secondo la Fifa, si era trattato di una proposta "spontanea" verso la fine della riunione. Sulla spontaneità meglio non giurare, come era "spontanea" la proposta dell’Arabia Saudita di rendere il Mondiale biennale. Qualche mese dopo, Dominguez aveva detto che sognava un torneo a 64 squadre nel 2030 per "unire il mondo, almeno una volta".
Dominguez, al centro, con Infantino alla sua sinistra. Afp
mondiali 2030
—A questo punto non si scappa. O Dominguez è un visionario e l’annuncio gli è sfuggito sulla spinta dell’entusiasmo per la finale, oppure aveva avuto assicurazioni più che solide dalla Fifa sulla nuova composizione di Spagna-Portogallo-Marocco del 2030 e ha dato la modifica per sicura, solo correndo troppo. Però, se queste "assicurazioni" ci sono state, allora l’ampliamento è scontato e il discorso sulle commissioni e tutto il resto è un’ipocrisia. D’altra parte, non era stato così per il Mondiale del 2034? Infantino non l’aveva annunciato come se fosse in suo totale potere, mentre si tratterebbe di una decisione collettiva del calcio per evitare gli scandali, da Germania 2006 a Russia 2018 a Qatar 2022 fino a Ucraina-Polonia 2012 per restare in campo europeo. Un Infantino molto diverso da quello che, diventato presidente, aveva deciso di spostare dal Consiglio al Congresso l’approvazione delle fasi finali per evitare le corruzioni. Ma Infantino è cambiato, da allora.
strappo uefa-fifa
—E il resto del mondo? Quello che doveva votare "si" o "no" alla proposta? Di sicuro l’Uefa non può essere contenta, già era contro il Mondiale a 48, e in questo torneo la distanza dalla Fifa s’è allungata dopo varie situazioni contestate. Su tutte, il caso Balogun, la squalifica tolta su richiesta di Trump, le scuse poco credibili della Fifa, spingendo Nyon a un comunicato durissimo: "Atto senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile. Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità di una competizione viene compromessa". C’era un accordo tacito tra Infantino e Ceferin per lasciare il Mondiale a 48, la tregua è saltata e lo si capisce dal fatto che il presidente Uefa non è andato alla finale. Un gesto forte politicamente. Saranno giorni ancora caldi. Intanto ci si può divertire a studiare la formula: 16 gruppi da 4, le prime 2 qualificate, dai sedicesimi in avanti eliminazione diretta. E in Arabia? Magari si prova con 128 finaliste...
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