Antropova: "Staffetta con Egonu? A me basta giocare. In ritiro studio psicologia, con me ho cinque libri"
La Gazzetta dello Sport

Antropova: "Staffetta con Egonu? A me basta giocare. In ritiro studio psicologia, con me ho cinque libri"

Mercoledì 22 luglio 2026
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L'azzurra - oggi a Macao in campo contro l'Olanda per le Final Eight di Nations League - dopo le prove da schiacciatrice è tornata opposta: "In questo ruolo mi sento sicura ma giocherei in ogni posizione"

L'azzurra - oggi a Macao in campo contro l'Olanda per le Final Eight di Nations League - dopo le prove da schiacciatrice è tornata opposta: "In questo ruolo mi sento sicura ma giocherei in ogni posizione"

Rebecca Saibene Giornalista 22 luglio - 08:52 - MILANO

Cinque libri in valigia, insieme alle scarpe da volley e alla divisa dell’Italia. Ekaterina Antropova non viaggia leggera, ma va lontano. Con la Nazionale, nelle ultime settimane, è volata da Brasilia a Manila, da Hong Kong a Macao, dove ora si trova per le Final Eight di Nations League e dove oggi, alle 10, con l’Italia affronterà l’Olanda per un posto in semifinale. D’altronde, a Kate non piace stare ferma. "Stare troppo nello stesso posto porta a una stagnazione", ci ha raccontato spiegando anche la scelta di lasciare Scandicci per trasferirsi in Turchia all’Eczacıbaşı Istanbul. L’azzurra, spostandosi, in campo e fuori, cresce.

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 Quest’estate è iniziata la sua "era del cambiamento": un nuovo club, il ruolo da schiacciatrice in Nazionale pensato per lei da Julio Velasco e provato nelle prime due settimane di Nations League. Fa tutto parte del viaggio, anche se poi il punto di arrivo coincide con quello di partenza: il ritorno al suo ruolo naturale, quello di opposta. Un dietrofront arrivato nell’ultima tappa di una fase preliminare in cui è stata protagonista anche dopo il rientro di Paola Egonu e che la vedrà partire ancora una volta dall’inizio in questa fase finale del torneo che l’Italia ha vinto tre delle ultime quattro edizioni.

Ekaterina Antropova Pallavolista Nata in Islanda nel 2003, opposto di nazionalità russa e italiana, ha giocato a Sassuolo e Scandicci, ora in Turchi all'Eczacıbaşı

Kate, che bilancio fa di queste tre settimane di Nations League? 

"Nelle prime due tappe non eravamo ancora al completo. Io ero in un altro ruolo e probabilmente davo meno stabilità rispetto a quanta necessitassimo. Nella terza ci siamo riunite tutte e ritrovare i nostri equilibri è stato importante. Contro di noi le altre nazionali spesso esprimono la loro miglior pallavolo ed è molto allenante. Se c’è un aspetto che ci ha aiutato è la consapevolezza che, anche nei momenti di difficoltà, ci siamo, riusciamo a reagire. Credo che questo sia uno dei nostri punti di forza".

Il primo ostacolo è l’Olanda, che avete già affrontato nella fase intercontinentale. 

"Mi aspetto una partita diversa, anche per il peso della gara. L’Olanda è una squadra ben organizzata, con un gioco molto veloce che a volte ci mette in difficoltà. Cercheremo di limitarla con la battuta. Conosciamo anche alcune delle loro soluzioni e ci abbiamo lavorato".

Dopo il trionfale Mondiale, Velasco le ha prospettato l’idea di giocare da schiacciatrice per poi optare nel corso della Vnl al ritorno da opposta. Cosa si porta dietro da questo esperimento? 

"Sono molto contenta di questa esperienza. Vedere il campo da un altro punto di vista è stato interessante perché cambia il gioco e la lettura. La cosa più bella è aver vissuto il ruolo di un’altra giocatrice: quando ti immedesimi nelle difficoltà delle compagne, capisci meglio quello che vivono e migliori la comunicazione. Mi piaceva anche il fatto di essere sempre coinvolta, in difesa e nel secondo tocco. Mobilità, ricezione sono cose che mi hanno arricchito".

Quest’estate è iniziata la mia era del cambiamento

Ekaterina Antropova

Ha raccontato che il trasferimento in Turchia rappresenta un modo per uscire dalla comfort zone. Si può dire lo stesso delle prove da schiacciatrice. 

"Esattamente. Quest’estate è iniziata la mia era del cambiamento".

L’idea iniziale era trovare un modo per vederla in campo insieme a Paola Egonu. Come ha vissuto il ritorno all’alternanza? 

"Io sono contenta quando posso giocare, in un modo o nell’altro. L’obiettivo di chiunque faccia parte di una squadra è dare il proprio contributo. Puoi mettermi in campo e dirmi di fare il libero e, finché gioco, io sono contenta".

In questa Nations League ha avuto tanto spazio e si è presa molte responsabilità. Si aspetta lo stesso all’Europeo? O con il gruppo al completo e rodato potrebbe cambiare qualcosa? 

"Sono curiosa di scoprirlo anch’io. Non posso prevedere il futuro, quindi vedremo. Quello che so è che nel ruolo di opposta mi sento più sicura e anche dal punto di vista della grinta, riesco a dare qualcosa in più, sempre con l’obiettivo di aiutare la squadra".

L’Europeo metterà in palio anche la qualificazione diretta a Los Angeles 2028. 

"Mi ricordo bene la sensazione di dover conquistare la qualificazione all’ultimo momento. Avere già il pass per i Giochi ti permette di programmare il lavoro in modo diverso. È un vantaggio non da poco".

A proposito di Olimpiadi, il Cio ha riammesso la Russia. Che ne pensa? 

"Per me è una novità: da quando sono in Nazionale non ho mai avuto la possibilità di affrontarla. Le ragazze se lo meritano, hanno dimostrato cose impressionanti in tutte le competizioni".

L’Italia è la numero uno del ranking e la squadra da battere. Stimolo o pressione? 

"La parte più difficile non è diventare i numeri uno ma riuscire a rimanerci. Su questo, però, Julio (Velasco, ndr) è sempre stato molto chiaro. Anche quando si parlava della striscia di vittorie, ci ha sempre detto che non era quello il nostro obiettivo. La cosa fondamentale è riuscire a esprimere il nostro gioco e divertirci, perché la pallavolo è bella quando ci si diverte".

La cosa fondamentale è riuscire a esprimere il nostro gioco e divertirci, perché la pallavolo è bella quando ci si diverte

Ekaterina Antropova

Lei è una grande lettrice e parla cinque lingue. In che lingua legge? 

"Bene ne parlo tre (italiano, russo e inglese, ndr). Alle superiori ho studiato anche tedesco e spagnolo. Nell’ultimo periodo sto leggendo solo in italiano. Certo, leggere un libro in lingua originale è un’altra esperienza, anche se esistono traduzioni di ottimo livello. Dipende da quello che riesco a trovare. Nel mondo perfetto bisognerebbe sostenere soprattutto le librerie indipendenti".

Quanti libri è riuscita a infilare nei bagagli? 

"Cinque, come molte altre. Siamo un gruppo di appassionate, potremmo mettere su una biblioteca della Nazionale. Tra gli altri, ho portato 'Il racconto dell’ancella', che ho prestato anche a Sarah Fahr, la biografia di Margaret Atwood e 'I cura cari', che racconta il rapporto tra un ragazzo e la madre malata di Alzheimer... giusto per rimanere leggeri".

Con la mamma in montagna. Instagram

Ha mai pensato di scriverlo, un libro? Un romanzo, un’autobiografia o qualcosa di diverso? 

"Non lo so, non ci avevo mai pensato. Per il momento non mi sento all’altezza, non da sola. Di sicuro non scriverei un giallo, perché non è un genere che mi fa impazzire. Ci rifletterò".

Riesce a ritagliarsi del tempo per i suoi studi di psicologia? 

"Si fa fatica, ma in queste settimane siamo riuscite a creare un mini-gruppo di studio io e Stella (Nervini, ndr) soprattutto. Anche se lei è più brava".

Se ci rivedessimo a metà settembre e le chiedessi “com’è andata?”, cosa le piacerebbe potermi rispondere? 

"Che sono contenta. È la cosa più bella che potrei rispondere. Anche perché esigo molto da me stessa. Se sarò contenta e soddisfatta di quello che avrò fatto, significherà che è andata bene".

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