Aquilani: "De Zerbi, Jorge Jesus, Allegri, Spalletti e... cos'ho imparato da ognuno di loro"
Il tecnico del Sassuolo: " Con Roberto dialogo quotidiano, da Max ho imparato la gestione dei campioni. Giochista o risultatista? Non comprendo il senso, l'obiettivo è sempre vincere. Sono qui per valorizzare talenti ma vedo anche della sana ambizione"
Il tecnico del Sassuolo: " Con Roberto dialogo quotidiano, da Max ho imparato la gestione dei campioni. Giochista o risultatista? Non comprendo il senso, l'obiettivo è sempre vincere. Sono qui per valorizzare talenti ma vedo anche della sana ambizione"
dal nostro inviato Vincenzo Di Schiavi 22 luglio - 12:50 - RONZONE (TRENTO)Dietro ci sono 15 anni di grande calcio giocato. E poi una seconda vita in panchina. Alberto Aquilani è pronto a un nuovo esordio in A col Sassuolo che di tecnici ne ha lanciati tanti. Non conta la meta ma il viaggio? Eccolo.
Lei ha detto: "Il mio calcio non esiste. Esistono le idee". Ci spieghi.
"Il calcio è fatto di tante sfumature, ogni allenatore ha un metodo e una linea che deve essere riconosciuta dalla squadra. Si tratta di inculcare un’identità, un modo di lavorare quotidiano che poi ci permetta di proporre, ma anche di aggrapparci a quei concetti nei momenti di difficoltà. L’idea è quella di creare uno spazio comune in cui c’è la proposta, la condivisione e la convinzione che quella sia la strada che porta al risultato".
In questo ragionamento, modulo e ruoli quanto contano?
"Quel che conta è come occupi il campo. Ci sono principi che si legano alle caratteristiche dei giocatori e in base a quelle scegli un sistema di gioco. L’idea è quella di avere il controllo quando si può, ma non lo puoi fare sempre e allora devi capire come difenderti, che ha uguale importanza".
Lei tende al controllo e a un calcio verticale. Il termine “giochista” lo sente suo?
"Non ne comprendo il senso. Giochista e risultatista hanno lo stesso obiettivo: vincere le partite. Fare gol e subirne il meno possibile. Poi ovvio: c’è un po’ di gusto personale che determina uno stile piuttosto che un altro".
VIDEO: Paratici: "Il problema del calcio italiano non è la scelta di un ct o di un presidente"Da giocatore ha affrontato Messi, Ronaldo, CR7, Zidane. Cosa le hanno insegnato?
"Mi hanno dato luce negli occhi, lo spettacolo del calcio, la goduria del gesto, ma in realtà ciò che mi ha influenzato sono stati gli allenatori e le diverse culture calcistiche che ho conosciuto: Inghilterra, Spagna, Portogallo. Questo incrocio mi ha aperto la mente e stimolato".
Dopo Pisa si è preso un anno di stop. Studiando De Zerbi e Fabregas.
"Avevo un altro anno di contratto, ma dopo un finale di stagione turbolento ho pensato che fermarmi sarebbe stato meglio. De Zerbi è un amico, con lui ho un confronto quasi quotidiano e appena potevo andavo a Marsiglia. Fabregas mi aveva incuriosito e così sono andato a trovarlo per vederlo al lavoro. Mi stimolava, volevo parlargli".
Di Jorge Jesus disse: "Mi ha acceso la lampadina".
"Allo Sporting. Ho trovato un metodo differente rispetto all’Italia. Un allenatore analitico che mi ha trasmesso voglia e bisogno di studi più profondi".
Spalletti invece è quello che l’ha lanciata.
"Ho lavorato 5 anni con lui a Roma. Si è sempre evoluto e mi lascia sempre qualcosa".
Allegri al Milan cosa le ha lasciato?
"Aveva una squadra di campioni e ho visto una gestione di altissimo livello".
Rafa Benitez al Liverpool?
"Nel suo modo di essere manager all’inglese, mi ha fatto notare delle sfumature che prima non avevo compreso e che mi hanno arricchito".
E quindi come si gestisce uno spogliatoio?
"Con la coerenza e il buonsenso. Servono regole, ma non sono un sergente di ferro: mi fido dell’uomo prima ancora che del calciatore".
I calciatori sono tutti uguali?
"No. Perché hanno storie, caratteri e curriculum diversi e in tal modo vanno trattati, senza favoritismi, ma con buonsenso".
De Zerbi è un amico, con lui ho un confronto quasi quotidiano. Sono stato tante volte a vedere il suo Marsiglia"
Nel vivaio della Fiorentina ha valorizzato tanti giocatori. Ciò che il calcio italiano fatica a fare.
"Posso parlare della mia esperienza: se vedo qualità importanti a prescindere dall’età non ho problemi a concedere spazio. Però serve, come dire, la materia prima, che va valorizzata nei modi e nei tempi corretti. La gestione è importante: il ragazzo deve prendere coscienza delle proprie qualità e poi va migliorato con una condivisione quotidiana che non è solo tecnica. Però ripeto: prima di tutto devono essere bravi. Per ricamare serve la stoffa".
Valorizzare è una delle missioni del Sassuolo. L’uomo giusto nel posto giusto.
"Sì, mi riconosco nei valori di questo club ed è stato determinante nella scelta. Qui ho anche giocato e conoscevo già lo spessore umano dell’ambiente. Poi, come ho fatto a Catanzaro, se metto in campo qualcuno è perché è bravo e penso mi possa portare al risultato. La valorizzazione è una conseguenza".
Cosa le ha chiesto Veronica Squinzi?
"Più che altro cosa mi ha dato. Mi ha fatto molto piacere che, dopo l’addio di Carnevali, sia venuta da me col fratello Marco per ribadire la centralità del club nell’universo Mapei".
Prime impressioni dopo dieci giorni di lavoro?
"Ho trovato un gruppo volenteroso e curioso. Siamo un cantiere aperto e questo, al momento, crea qualche difficoltà, ma è così per tutti. Il mercato deve ancora decollare".
Matic ha parlato di Europa.
"Scherzava - risata - Va bene, l’ambizione deve far parte del nostro modo di essere. Che non è solo legata al risultato, ma anche alla voglia di creare un’identità molto forte. Matic è un veterano che ogni giorno ha la stessa curiosità di un ragazzino".
Berardi che ruolo avrà nel nuovo corso?
"Ha sposato questo progetto, mi aspetto tanto da lui. Lo considero diverso dagli altri".
Cosa manca al Sassuolo?
"Mancano diversi elementi considerando anche l’infortunio di Koné. Ma non è tanto il numero quanto certe specificità per accelerare il processo".
Affronterà per la prima volta la Roma da allenatore. Sensazioni?
"Eh... sarà una partita diversa, speciale".
E sfiderà pure, per la prima volta, Daniele De Rossi.
"Con Daniele sono cresciuto, lo stimo come uomo, calciatore e allenatore. È come un fratello".
Cosa penserà Totti vedendovi uno contro l’altro?
"Francesco era il mio idolo, poi è diventato compagno di squadra e poi amico. Per me è sempre stato un riferimento. Come lui ne ho visti pochi".
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