Batterie auto elettriche: cos'è il fattore C e perché nessuno lo dichiara
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Batterie auto elettriche: cos'è il fattore C e perché nessuno lo dichiara

Giovedì 23 luglio 2026
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La ricarica rapida non pesa allo stesso modo su tutte le batterie. Capacità, chimica, temperatura e C-rate determinano quanto è impegnativa, ma è un parametro che le Case comunicano raramente

La ricarica rapida non pesa allo stesso modo su tutte le batterie. Capacità, chimica, temperatura e C-rate determinano quanto è impegnativa, ma è un parametro che le Case comunicano raramente

Giuseppe Biondo 23 luglio - 09:00 - MILANO Un'auto elettrica in ricarica

Quanto è stressante per la batteria di un’auto elettrica la ricarica rapida? Una risposta semplice e immediata non c’è. Dipende anche dal cosiddetto C-rate, o “valore C” per usare la traduzione italiana, un valore che in genere i produttori non dichiarano. Facciamo un esempio numerico, valido però sulla carta e in linea di principio: i produttori di auto elettriche, infatti, tramite il software di gestione di batteria e ricarica (il Bms), mantengono il processo nei confini di sicurezza e sostenibilità a lungo termine per le batterie, che possono così essere garantite per un certo numero di anni e di chilometri. La ricarica a 300 kW di una batteria da 50 kWh e di una da 100 kWh, a parità di chimica e tecnologia delle celle, è molto più stressante e potenzialmente più usurante per la prima che per la seconda. Lo stesso vale per la scarica, cioè la potenza elettrica erogata, e la ragione, in entrambi i casi, sta proprio nel valore C.

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Una colonnina fast

COS’È

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Il C-rateè il rapporto tra la corrente di carica o di scarica espressa in ampere e la capacità dell’accumulatore in ampereora. In altri termini indica la velocità con cui la batteria riceve energia dal caricabatterie o dalla colonnina o la cede al motore elettrico. Un valore di 1C significa che la carica o la scarica della batteria richiedono circa un’ora, 2C mezz’ora, 4C un quarto d’ora e così via. Per esempio, una batteria da 100 Ah accetta o fornisce 100 A per circa un’ora a 1C e 200 A per mezz’ora a 2C, oppure 50 A per due ore a 0,5C e 25 A per quattro ore a 0,25C. Di per sé una batteria non ha un unico valore C, ha un range di C “sostenibili” per sicurezza e stress determinato da diversi fattori, come la chimica, lo stato di usura o la temperatura di esercizio per citare i più importanti. La capacità di tollerare C elevati, quindi, dipende da numerosi elementi, e ciò è alla base di due fenomeni concreti che chi possiede un’auto elettrica conosce bene.

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Potenza massima e omologata quasi mai coincidono

POTENZA

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Prima evidenza. I costruttori dichiarano due valori di potenza che quasi mai coincidono: la massima, che è quella pubblicizzata, e quella omologata, che è scritta sul libretto dell’auto. La potenza massima è un valore di picco: raggiungibile, certo, ma solo per tempi limitati. Quella omologata, valida ai fini fiscali, secondo le normative europee è la massima potenza media che motore e batteria riescono a erogare in 30 minuti. È la ragione per cui scorrendo il listino di alcuni modelli elettrici si nota che la versione con batteria più grande è anche più potente: spesso il motore è lo stesso, mentre a cambiare, per capacità e altri fattori, è la batteria.

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Solo una frazione della ricarica avviene alla massima velocità

RICARICA

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Seconda evidenza. La ricarica alle colonnine fast avviene alla massima velocità solo per intervalli di tempo limitati e spesso a condizione che la batteria sia stata precondizionata, cioè portata alla temperatura ideale. Insomma: anche se una determinata combinazione di fattori consente di tollerare valori C elevati, nel concreto è spesso più utile parlare di C-rate medio. Si può ricavare grossolanamente dividendo la quota di batteria caricata per il tempo in ore impiegato. Esempio. In 21 minuti (0,35 ore) si passa dal 10 all’80%, recuperando il 70%, cioè 0,70 della capacità. In questo caso si ottiene un valore medio di 2C, un dato più rappresentativo del semplice C-rate di picco.

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PERCHÉ NON LO DICHIARANO

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Il fattore C è un dato che le case automobilistiche dichiarano raramente. Le ragioni sono diverse. In primo luogo, si tratta di un valore tecnico, poco interessante per il consumatore generalista: è più utile all’atto pratico conoscere la potenza massima, la capacità della batteria e la velocità della ricarica. Sarebbe poi un valore fuorviante: una batteria può raggiungere un valore di C relativamente basso ma essere in grado di mantenerlo in sicurezza più a lungo, ottenendo una ricarica più rapida nel classico 10-80% di un’altra che ha un C di picco più alto. È un valore, infine, che varia con la temperatura, con lo stato di carica e di usura, perciò la gestione dei parametri di ricarica ed erogazione è affidata al sistema Bms della vettura. All’atto pratico, insomma, gli elementi più utili per decidere li abbiamo già.

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