Gabriel Soares: "Da 70 a 82 chilogrammi: una nuova sfida nella mia carriera"
Nato in Brasile, diventato campione in Italia. Oggi porta al collo la medaglia d'argento conquistata a Parigi 2024 nel doppio pesi leggeri: "Svegliarmi ogni mattina con quel desiderio e andare a dormire con quel pensiero, aveva un senso”
Nato in Brasile, diventato campione in Italia. Oggi porta al collo la medaglia d'argento conquistata a Parigi 2024 nel doppio pesi leggeri: "Svegliarmi ogni mattina con quel desiderio e andare a dormire con quel pensiero, aveva un senso”
Pietro Razzini 23 luglio - 10:13 - BELLAGIOGli amanti dello sport lo ricordano soprattutto per la medaglia d’argento ai Giochi a Cinque Cerchi di Parigi, nel 2024. Il suo doppio pesi leggeri insieme a Stefano Oppo, ha regalato al canottaggio azzurro un momento magico, con un fotofinish indimenticabile. Ma prima delle medaglie olimpiche, dei podi internazionali e della maglia del Gruppo Sportivo della Marina Militare, c'era un ragazzo che sognava il proprio futuro dall'altra parte dell'oceano. Oggi Gabriel Soares è un campione affermato sempre a caccia di nuove sfide, ma la sua storia ha origini più lontane, come racconta ricordando la sua adolescenza in Brasile: “Sono sempre stato una persona iperattiva. Da piccolo non vedevo l'ora di rientrare da scuola per citofonare a tutti gli amici che abitavano nella mia via, a Iguazù, e giocare fino al calare del sole. Da nascondino a pallavolo: ogni giorno inventavamo qualcosa di diverso”.
Gabriel Soares appartiene al Gruppo Sportivo della Marina MilitareQuanto ha influito questa parte della sua vita sull’atleta che è oggi?
“Credo che lo sport di strada sia alla base dello sviluppo della coordinazione, in età infantile. Si allenano naturalmente attitudini diverse. L'ho studiato, durante il corso di laurea in scienze motorie, e l'ho vissuto anche personalmente”.
Come nasce invece l'amore per il canottaggio?
“In Brasile ho provato taekwondo, nuoto e tanti altri sport: riuscivo sempre a ottenere buoni risultati senza troppa fatica. Quando mi sono trasferito in Italia, a Bellagio, c'era il canottaggio. Il lago, però, mi intimoriva. Questa nuova sfida fisica mi ha insegnato che, insistendo, si può migliorare fino a raggiungere un livello molto alto. Ho capito che, con il tempo, la costanza e la disciplina, si possono ottenere grandissimi risultati”.
Qual è stato il sacrificio più grande che ha dovuto fare per conquistare una medaglia olimpica?
“Il sacrificio più grande l'ho fatto da piccolo, insieme a mia mamma, quando abbiamo scelto di cambiare vita e trasferirci in Italia. Il canottaggio non è mai stato un sacrificio. Questo sport mi ha fatto riscoprire ciò che è davvero importante: il tempo, da dedicare a ciò che conta davvero, come la famiglia e lo studio. È stata la mia fortuna”.
Cosa rappresenta per lei questo argento olimpico?
“È stata la ciliegina sulla torta di un percorso nel quale ho raggiunto tanti obiettivi attraverso i quali, forse, dovevo necessariamente passare. Prima il titolo mondiale in singolo, poi quello in doppio, quindi le vittorie in Coppa del Mondo. È stato un percorso lungo, fatto di continui miglioramenti, fino ad arrivare alla gara che contava davvero. Era la mia prima Olimpiade e, con tutta la pressione che comportava, nulla era scontato. Analizzavamo errori e sensazioni. Non volevamo lasciare nulla al caso”.
Il fotofinish è stato elettrizzante.
“In finale abbiamo dimostrato, fino all'ultimo colpo, che non ci bastava salire sul podio. L'Irlanda ha disputato una gara fenomenale ma noi non ci siamo mai accontentati. Nel percorso di avvicinamento a Parigi 2024 abbiamo analizzato le sensazioni e gli errori commessi nelle varie gare, per continuare a migliorare. Quella medaglia mi ha fatto capire che sognare ne è valsa la pena. Svegliarmi ogni mattina con quel desiderio e andare a dormire con quel pensiero, aveva un senso”.
In una barca come il doppio pesi leggeri quanto conta il rapporto umano oltre alla tecnica?
“Senza il rapporto umano non si riesce neppure a raggiungere la perfezione tecnica. Anche dopo una gara andata bene c'era sempre uno di noi che trovava qualcosa da migliorare. Io avevo tanta “voglia di arrivare” ed ero molto puntiglioso, mentre lui aveva più esperienza. Ci siamo spinti a vicenda verso un grande risultato. Siamo stati insieme per tre anni, allenandoci mattina e pomeriggio, con la stanchezza crescente e qualsiasi condizione meteo. Eppure non abbiamo mai litigato”.
C'è un episodio che racconta il vostro rapporto meglio di una medaglia?
“Più che un episodio, direi la sintonia che avevamo nella quotidianità. Uscire in barca insieme era rilassante. Eravamo arrivati al punto che non dovevamo neppure parlare per capirci. Anche prima delle gare arrivavamo alla partenza con il sorriso. Ricordo che, perfino nella finale olimpica, l’ho guardato e gli ho semplicemente detto: «Divertiamoci».”.
Com’è stata la ripresa dopo i Giochi a Cinque Cerchi?
“Ammetto di aver faticato a ritrovare la motivazione. Nel mio sport si macinano tantissimi chilometri, con molte ore in palestra e parecchi allenamenti in acqua. Se non si ha fame, i risultati non arrivano. Non riuscivo ad allenarmi come prima. Era una questione di testa. Mi ha aiutato qualche risultato al di sotto dei miei standard: ha risvegliato lo spirito agonistico”.
Come sta ultimando la preparazione per gli Europei a Varese e qual è l'obiettivo?
"È una gara importante, soprattutto perché si disputa in casa. Gareggerò in singolo, in una categoria differente perché non sono più un peso leggero. Mi piace come sfida. In Coppa del Mondo sono arrivato quarto, un risultato che non mi aspettavo e che, come inizio, non mi è dispiaciuto”.
Quanto è stato complicato aumentare la massa muscolare?
“Per anni ho gareggiato tra i pesi leggeri, intorno ai 70 chilogrammi. Oggi la bilancia dice 82 chili… e non è stato semplice arrivarci. Ho dovuto riabituarmi e riconoscere il mio fisico. C'è stato tanto lavoro. All'inizio avevo perso un po' di elasticità, una delle mie caratteristiche migliori. Ma ora l'ho recuperata”.
Quante ore al giorno dedica normalmente all’allenamento?
“Quando siamo in ritiro sembra che le giornate durino 48 ore. La sveglia suona alle 7. Alle 8 si comincia con la palestra e alle 8.30 si va in barca per due o tre ore, in base al tipo di allenamento. Al rientro facciamo un altro lavoro di allungamento, perché il sovraccarico sulla colonna vertebrale richiede di rilassarla. Poi pranzo e un po' di riposo. Alle 15.30 si riprende, alternando attività con i pesi e aerobica, soprattutto bicicletta nel mio caso). Nel complesso sono circa otto ore al giorno”.
Come si allena, invece, la mente?
“Io considero la pressione un privilegio, qualcosa che non tutti hanno la possibilità di vivere. Innanzitutto provo a volgere sempre in positivo i pensieri. Personalmente l’adrenalina del pre-gara non mi mette paura. Anzi, non vedo l'ora di sprigionarla in acqua. Negli anni ho scoperto anche lo yoga con il maestro Angelo Valenti. Quando ci allenavamo a Sabaudia mi ha fatto capire l'importanza della respirazione, dell'energia, della meditazione e del mantenere un flusso di pensieri positivi”.
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