Mani storiche dalle WSOP: Phil Ivey fa colore ma non lo dichiara
La Gazzetta dello Sport

Mani storiche dalle WSOP: Phil Ivey fa colore ma non lo dichiara

Giovedì 23 luglio 2026
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Estate: tempo di World Series of Poker ma soprattutto tempo di raccontare qualche storia e aneddoto dal festival pokeristico più famoso del mondo. Nel nostro viaggio di oggi ci concentriamo su una mano che ancora oggi in tanti ricordano. Phil Ivey fa colore ma non se ne accorge e butta le carte nel muck

DA NON CREDERE

Mani storiche dalle WSOP: Phil Ivey fa colore ma non lo dichiara

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Estate: tempo di World Series of Poker ma soprattutto tempo di raccontare qualche storia e aneddoto dal festival pokeristico più famoso del mondo. Nel nostro viaggio di oggi ci concentriamo su una mano che ancora oggi in tanti ricordano. Phil Ivey fa colore ma non se ne accorge e butta le carte nel muck

Giorgio Sigon

23 luglio

Anche i grandi, grandissimi campioni a volte sbagliano. Quando lo fanno restano, loro malgrado, nella storia del poker "toppato". Qui non parliamo di letture particolari. In questa mano storica dalle WSOP Phil Ivey non si rende conto di aver vinto e lascia il piatto all'avversario

NON UN TORNEO QUALSIASI

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Molti colpi che ricordiamo o che raccontiamo prendono vita in tornei "minori" oppure nelle fasi non caldissime di un main event (che sia americano o europeo). Le mani che restano stampate nella nostra testa uniscono la peculiarità di quello che abbiamo visto e (soprattutto) il momento dell'evento nel quale si sono materializzate. Se puoi si aggiunge l'elemento umano molto conosciuto, come in questo caso, ecco che il prodotto finale resta nella storia. Siamo nel 2009 e nel Main Event delle WSOP, quindi un torneo di una "certa importanza" c'è ancora in gioco sua Maestà Phil Ivey. Per qualcuno il miglior giocatore del mondo, per altri no ma per questi ultimi è comunque difficilissimo che Phil esca dalla Top 3. In lizza per il braccialetto più ambito dell'anno ci sono in tutto 26 giocatori. La tensione è massima, ogni piatto conta e si deve sempre essere attenti. Curioso però che uno come Ivey cada proprio sull'aspetto che, per uno del suo calibro, daremmo per scontato. Veniamo alla mano incriminata. Siamo a livello 60.000/120.000 e Ivey decide di rilanciare da UTG. La size di quel tempo era diversa dai giorni nostri. Phil apre a 320.000 che era di fatto un'apertura standard. Dopo il fold generale resta solo Jordan Smith sul big blind che decide 3bettare a un milione. Ivey chiama

MANO DEL MAIN WSOP: PHIL IVEY VINCE MA...PASSA

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Le prime tre carte comuni sono Q♥ T♠ 5♠ con entrambi i protagonisti della mano che bussano. Arriva il turn, una Q♠ che completa un eventuale draw di colore. Anche in questo caso nessuno se la sente di puntare e quindi si guarda il river che è un A♠ che porta a quattro (ricordate...4) il numero di carte di picche a terra. Certamente non è un board sul quale puntare sereni senza un punto medio-forte. Lo sa Smith e lo sa Ivey. Il big blind fa check per la terza volta. Ivey fa una smorfia di disappunto visto che quell'asso (che lui non ha) ha potenzialmente dato al suo avversario un ottimo valore di showdown. Per come si è sviluppata la mano, è complicato intavolare un bluff. Il piatto non si è alzato dal preflop e bisognerebbe azzeccare la size. Ora: mettetevi nei panni di Ivey: avete in mano 8♥ 8♠ e per terra ci sono ben 4 carte di picche. Siete abbastanza contenti: possibile che Smith abbia un colore più alto ma il "nostro" valore di showdown è ottimo. Dopo il check del grande buio Phil decide di bussare dietro chiedendo al rivale: "Cos'hai?". Da regolamento infatti è BB che, in questo caso, deve mostrare per primo. "Ace" risponde Smith che effettivamente è stato aiutato dal river. Però coppia d'assi perde contro colore. Il problema (ed errore) di Ivey è che dopo aver sentito il punto dell'avversario (che mostrerà A♦ 9♣ ) butterà via le sue carte senza mostrarle! Un piatto decisamente succoso, in un momento chiave del Main Event. E Ivey, a detta del suo amico Greenstein, non vede le 4 carte di picche. L'unico commento, sempre riportato da Greenstein, di Ivey fu: "Questa mano mi perseguiterà per il resto della vita"

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