Dal Mondiale alla Serie A: anche i club italiani puntano sulla difesa a 4
La Gazzetta dello Sport

Dal Mondiale alla Serie A: anche i club italiani puntano sulla difesa a 4

Giovedì 23 luglio 2026
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Il modulo più usato in Coppa del Mondo: il campionato si adegua. Resistono Inter e Roma, però Allegri è tornato alle origini

Il modulo più usato in Coppa del Mondo: il campionato si adegua. Resistono Inter e Roma, però Allegri è tornato alle origini

Sebastiano Vernazza Giornalista 23 luglio - 11:18 - MILANO English version

Qualche giorno fa, in un’intervista alla Gazzetta, Antonio Conte ha detto che i numerini dei moduli non hanno più ragione di essere, che "esistono due sistemi, uno difensivo e uno offensivo". Benissimo, però, quando ci si difende, lo schieramento della difesa conta: tra una linea a quattro e una a tre, che in non possesso si ricompone spesso a cinque, scorre un mondo di differenza. Le quattro semifinaliste del Mondiale americano si difendevano a quattro. Quando l’Inghilterra, contro l’Argentina, è passata a cinque per arroccarsi a protezione dell’1-0, è stata ribaltata da Messi e compagnia. Il Psg di Luis Enrique, vincitore delle ultime due Champions, si dispone a quattro. Idem l’Aston Villa vincitore dell’Europa League. In controtendenza il Crystal Palace di Oliver Glasner, che con la difesa a tre si è preso la Conference 2026 ed è però arrivato quindicesimo in Premier League, non il massimo.

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E in Italia?

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Da noi l’Inter campione d’Italia non si schioda dal 3-5-2. L’ultima volta che ha giocato a quattro è stato con Luciano Spalletti nel 2018-19. Poi tre e soltanto tre, con Antonio Conte, Simone Inzaghi e Cristian Chivu. Sette stagioni consecutive con un terzetto davanti al portiere. Non è andata male, sono arrivati tre scudetti,due finali di Champions e una di Europa League, ma le tre finali internazionali sono state perse e qualcosa vorrà pur dire. L’Italia è il paradiso della “tre” e forse è un retaggio del vecchio catenaccio che oggi è stato rinominato “blocco basso” per ammantarlo di finta modernità. Quando c’era il libero, difensore alle spalle di tutti, il terzino destro marcava a uomo l’ala sinistra, lo stopper si occupava del centravanti, e il libero rattoppava: una difesa a tre. In Europa, e ai Mondiali, la “tre” paga poco, anche se l’Atalanta di Gian Piero Gasperini ha vinto l’Europa League con il 3-4-2-1, ma parliamo di un’eccezione, un po’ come il Crystal Palace nella Conference 2026. Qualcosa però sta cambiando e c’entrano due allenatori toscani.

Quattro a tre per la “4”

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Il calcio d’estate inganna, non sempre quel che si vede a luglio e ad agosto resiste fino all’autunno o all’inverno. In estate si prova, si testa, si collauda, poi capita che ci si corregga. Esaminiamo le prime sette classificate della scorsa stagione. Oggi, in questo segmento ridotto, però importante, di Serie A, vince la difesa a quattro, per quattro a tre, grazie a due cambi di panchina. Massimiliano Allegri,e Maurizio Sarri, i nuovi allenatori di Napoli e Atalanta, hanno diminuito i centrali, da tre a due, e hanno ripristinato gli esterni bassi, i “vecchi” terzini. Ieri il Napoli, con il 4-3-3, ha perso per 3-1 in amichevole, contro l’Arezzo neopromosso in B: la squadra - abituata al “terzismo” del biennio di Conte - ha palesato squilibri difensivi. Non vorremmo che Allegri si scoraggiasse, che meditasse di rifugiarsi nel porto sicuro del 3-5-2, il sistema con cui nella scorsa stagione al Milan ha “bucato” la qualificazione Champions. Confidiamo che Allegri insista, non si può avere tutto e subito. Sarri a Bergamo sta per scardinare il dogma della difesa a tre impiantato da Gasperini dieci anni fa. Lo farà con un 4-3-3 che ha poco del “sarrismo” che fu, perché Sarri ha smesso di inseguire l’utopia e si è dato al pragmatismo, ma lo farà. Tra i quattro per quattro spicca il Como di Cesc Fabregas, allenatore spagnolo di scuola Barcellona, dunque repellente ai tre dietro, anche se qualche volta capita che il Como si metta così. Un po’ come la Juve di Luciano Spalletti, altra squadra a quattro,e qui ci riallacciamo al discorso di Conte: si difende a quattro e si imposta a tre o a due. Non siamo al calciobalilla: i giocatori devono muoversi, concatenarsi, occupare posizioni. Il Como è la squadra più avanti, Fabregas insegna il suo calcio “quattrista” da tre stagioni, questa sarà la quarta. Il suo problema non sarà il gioco, ma la gestione della doppia piattaforma, campionato-Champions.

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Attenti a quei due

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Tra gli integralisti della “tre” spicca Gian Piero Gasperini. Il suo format è collaudato, prevede robuste dosi di aggressività e di corse, e ha riportato la Roma in Champions: prossimo obiettivo, lo scudetto. A chiudere Ruben Amorim: il nuovo tecnico del Milan ama il 3-4-2-1 come Gasperini e i principi di gioco non sono tanto diversi. In due parole, ri-aggressione e verticalizzazione, La “tre” non è uno stigma, un marchio d’infamia. A esser decisivo è quel che ruota intorno.

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