Dismorfia digitale: filtri e app modificano la percezione di noi stessi. L'allarme dei dermatologi
La Gazzetta dello Sport

Dismorfia digitale: filtri e app modificano la percezione di noi stessi. L'allarme dei dermatologi

Giovedì 23 luglio 2026
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Gli esperti ammoniscono sui pericoli connessi con modelli estetici irrealistici

Gli esperti ammoniscono sui pericoli connessi con modelli estetici irrealistici

Giacomo Martiradonna 23 luglio - 14:41 - MILANO

Filtri, intelligenza artificiale e strumenti di ritocco digitale sono ormai profondamente innervati nell’esperienza sui social network. Sempre più accessibili e ad età sempre più precoci, sono un gigantesco esperimento sociale di cui solo ora si intravedono le crepe. Un ambiente patinato in cui l’immagine personale viene costantemente modificata, migliorata, standardizzata, non di rado elevata a standard irraggiungibili; con un impatto sulla psiche, sulla costruzione dell’identità e dell’autostima che emergono soprattutto in età adolescenziale. E proprio su questa frattura tra reale e digitale, la Sidemast (Società Italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse) richiama l’attenzione.

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Che cos'è la Dismorfia digitale

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In occasione del 99º congresso nazionale Sidemast di Rimini, intitolato Innovazione e ricerca: il futuro della dermatologia, gli specialisti segnalano la crescente diffusione di un fenomeno chiamato dismorfia digitale. La diffusione di immagini caratterizzate da una pelle perfetta, priva di discromie o segni del tempo, crea una distanza incolmabile tra aspettative e realtà. Uno scarto che induce molti a sviluppare una visione distorta del proprio aspetto, e che li porta a richiedere interventi clinici non per curare patologie, ma per rincorrere un certo ideale estetico. In pratica, le persone ambiscono a somigliare al loro alter ego social.

I casi Snapchat e Zoom

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Il fenomeno ha assunto connotazioni così specifiche da richiedere la creazione di termini come Snapchat dysmorphia e Zoom dysmorphia. Indicano rispettivamente la tendenza a desiderare l'aspetto ottenuto tramite filtri fotografici o quello restituito durante le videochiamate. Nel primo caso, l’immagine è fortemente manipolata da applicazioni che uniformano la pelle e modificano i tratti del volto. Nel secondo, la percezione è alterata da inquadrature, luci e distorsioni tipiche delle videocamere. In entrambi i casi, il risultato è una rappresentazione che a lungo andare viene percepita come più desiderabile rispetto all'immagine dello specchio. I dermatologi mettono in guardia dal rischio di inseguire modelli irrealistici: la pelle risponde a logiche biologiche e cliniche che non possono essere cancellate per inseguire i canoni estetici dei filtri digitali. Il rischio di insoddisfazione perenne, in altre parole, è dietro la porta.

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