Federica Brignone: "Continuo a sciare, mi diverto con il surf e... incontro anche gli squali"
La campionessa olimpica ha ripreso ad allenarsi in vista della prossima stagione e nelle pause al mare coltiva la sua passione per la tavola e le onde: "Alle Maldive i pescecani mi giravano attorno, ma erano più tranquilli di tanti umani..."
La campionessa olimpica ha ripreso ad allenarsi in vista della prossima stagione e nelle pause al mare coltiva la sua passione per la tavola e le onde: "Alle Maldive i pescecani mi giravano attorno, ma erano più tranquilli di tanti umani..."
Sabrina Commis 24 luglio - 11:32 - MILANOC'è chi si rialza e chi trasforma la caduta in un altro modo di essere campionessa. Federica Brignone appartiene alla seconda categoria. Il 3 aprile 2025, sulle nevi di Passo San Pellegrino, una rovinosa caduta le procura una frattura complessa di tibia e perone e la lesione dei legamenti: un infortunio che sembra chiudere ogni discorso in vista di Milano Cortina 2026. Dieci mesi dopo, quella stessa gamba, che secondo le sue parole "non tornerà mai più come prima", la riporta sul gradino più alto del podio dell’Olimpiade di casa.
Brignone, neopromossa Maresciallo dei Carabinieri, suo Gruppo Sportivo Militare, ha carattere, è un'atleta capace di trasformare ogni infortunio in un’opportunità, senza mai concedere nulla al dolore, che pure non l'ha mai abbandonata. Oggi “la tigre” è considerata un’icona dello sport ed il personaggio mondiale delle Olimpiadi “simbolo della resilienza e del sapersi rialzare dopo un infortunio”, celebrata anche dalle rivali con uno storico e commovente inchino. Portabandiera dell’Italia ai Giochi, è ritenuta un personaggio pubblico senza stagionalità con un elevato livello di popolarità nazionale ed internazionale, amata e conosciuta anche da chi non segue lo sci o lo sport in generale. Nella recente ricerca “Top Champion Reputation” si posiziona dietro Jannik Sinner e davanti a Kimi Antonelli. Si conferma leggenda e volto dello sport femminile in Italia. Tra allenamenti aerobici reinventati, senza la corsa, l’alimentazione controllata, la passione per il surf, gli squali incrociati alle Maldive, e l’impegno per la tutela dell’ambiente con il suo progetto “Traiettorie Liquide” iniziato nel 2017, Brignone si racconta con schiettezza e toglie ogni dubbio sul proprio futuro. Abbiamo parlato con Federica mentre era impegnata in Technogym, azienda che anni segue la sua preparazione atletica e riabilitazione in una serie di test fisici in vista della prossima stagione.
Lei è l'atleta più vincente della storia dello sci italiano con 7 Coppe del Mondo di cui 2 Generali, unica italiana a esserci riuscita e 5 di Specialità, 5 medaglie mondiali, 5 medaglie olimpiche e 85 podi di cui 37 vittorie in Coppa del Mondo. A distanza di mesi dai due ori di Cortina, cosa è cambiato?
“Non molto, per me la carriera era già soddisfacente e incredibile anche prima degli ori di Cortina: sinceramente, di quei due risultati non avevo bisogno. È chiaro però che tornare in pista ed essere competitiva, giocandomi delle medaglie olimpiche a dieci mesi da un infortunio con cui sto ancora facendo i conti oggi, è stato qualcosa di incredibile. È rilevante il modo in cui ci sono arrivata, questo conta qualcosa in più”.
C'è un episodio, un allenamento, un dettaglio di questi ultimi due anni che racconta meglio di ogni medaglia chi è diventata come atleta?
“Più che un dettaglio, è il lavoro di una vita: non si raggiungono certi risultati con un clic, ma con tutto il lavoro fisico, mentale e tecnico accumulato negli anni. Per me la cosa più bella è lo stato mentale: aver capito come ricreare una situazione, come standardizzare una performance di alto livello e riuscire a esprimerla anche sotto una pressione enorme. È la cosa più difficile nel nostro sport, ed è quello che ho sempre cercato, come tutti gli atleti: performare in condizioni estremamente faticose e stressanti, situazioni in cui devi fare i conti anche con l'incognita del tracciato e con una componente di pericolo reale, perché sai che se sbagli puoi farti davvero male. La cosa più difficile, nel nostro sport, è fidarsi in condizioni difficili e sotto pressione, e provare comunque ad andare più forte degli altri”.
Un accenno a quel 3 aprile a Passo San Pellegrino: cosa ricorda davvero di quei primi momenti dopo la caduta?
“Purtroppo ricordo tutto. Sono sempre stata vigile, e all'inizio non ho nemmeno preso antinfiammatori o antidolorifici. Il cervello, per fortuna, cerca di rimuovere le cose più brutte, ma io ho presente ogni cosa”.
Quando ha capito che il recupero sarebbe stato una sfida completamente diversa dalle altre volte?
“La mattina dopo. All'inizio non mi avevano quantificato l'entità dell'infortunio: finché non hanno aperto la gamba era difficile da vedere, dal punto di vista osseo e non solo. Mi hanno operata d'urgenza, in anestesia totale, ero assente. La mattina dopo mi sono svegliata, ho visto il taglio e ho capito subito che non era un semplice crociato né una frattura di tibia e perone: e già quelli sarebbero stati infortuni seri”.
Il percorso fino a Milano Cortina non è stato semplice. C'è stato un momento in cui ha sentito che l'oro era davvero possibile?
“No, mai. È stata dura, non tutti i giorni erano uguali. Il mio mantra era: dai, che domani magari va meglio”.
È vero che non può più correre. Da che cosa dipende?
“Dal mio infortunio. La mia tibia non è più una tibia normale, il piatto tibiale non è più piatto, per semplificare. Non c'è più cartilagine, è tutto irregolare, c'è un buco, e il menisco è rotto: insomma, ci sono diversi problemi al ginocchio. Per i dettagli, però, è bene parlare con i medici, che possono spiegarlo meglio di me".
Come ha ricostruito il programma di allenamento aerobico senza la corsa? Con la bici, il nuoto, altre discipline?
"Dipende da cosa non posso fare. Il lavoro aerobico lo eseguo a circuito, ma anche lì c'è sempre una componente di corsa che non riesco a sostenere, quindi vado in bici, con le ripetute, indoor o outdoor. Indoor mi alleno con gli attrezzi che ho nella mia palestra di casa, altrimenti esco in mountain bike o con la bici da corsa. In acqua faccio nuoto, in piscina o in mare. Adesso sto provando anche a camminare in salita, scendendo poi con gli impianti, perché in discesa non riesco ancora a muovermi”.
Cosa le dicono i preparatori e i fisioterapisti su come cambierà nel tempo il modo di allenare questa gamba?
“È già cambiato. La maniera in cui mi allenavo due anni fa non ha più niente a che vedere con come mi sono allenata quest'anno o l'anno scorso: prima la preparazione era soprattutto in pista d'atletica e basata sulla corsa, oggi il 70% di quello che facevo prima non lo posso più fare. Sono molto in palestra, con movimenti più lenti e meno dinamici: purtroppo, perché era la parte che preferivo. Però noi sciatori abbiamo tantissima forza, quindi per me l'allenamento in palestra resta fondamentale, insieme a quello aerobico. Abbiamo dovuto riadattare anche gli esercizi perché non ho più la mobilità completa della gamba: non posso fare uno squat completo, per esempio, e dobbiamo adeguare tutto. Gli attrezzi Technogym che consentono di lavorare con diverse modalità di resistenza e traiettorie si sono rivelati fondamentali sia in fase di riabilitazione sia ora nel perioro preparatorio”.
Come si mantiene in forma a tavola una sciatrice ai vertici mondiali? C'è una filosofia alimentare che segue, o preferisce restare libera in base a come si sente?
“Mangio molto bene, mi piacciono le cose sane: il cibo per me è benzina, e so che se mi nutro bene sto bene. Mi piace consumare cose pulite, a chilometro zero, che vengono dall'orto. Detto questo, non sono una che si nega: mangio quello che voglio, non conto le calorie. Ho poche regole, che si possono a malapena chiamare tali”.
Ci racconta una sua giornata tipo a tavola, dalla colazione alla cena, soprattutto nella fase di recupero?
“Il giorno di riposo è quello in cui posso mangiare un po' quello che voglio”.
Quindi si concede uno strappo alla regola?
“In realtà l’eccezione me la concedo ogni giorno: se voglio un dolce, lo gusto, considerato quanto mi alleno. Chiaramente una fetta di torta, non cinque”.
È cambiato qualcosa nella sua alimentazione dopo l'infortunio, magari su consiglio del nutrizionista della nazionale?
“Con Blumetti, il nutrizionista della nazionale, l'anno scorso ho lavorato molto, perché per più di tre mesi sono stata con le stampelle, senza mai appoggiare la gamba: atrofia muscolare, una situazione al limite, e dovevo abbassare l'infiammazione, perché la gamba continuava a gonfiarsi. Abbiamo messo a punto un programma più rigoroso: a casa, a Torino, potevo scegliere che cosa mangiare, mentre quando sono in giro per sciare mi devo adattare a quello che trovo. L'anno scorso, per la prima volta in vita mia, ho preso qualche integratore naturale contro l'infiammazione, e abbiamo seguito un'alimentazione antinfiammatoria. A colazione consumo uova o yogurt greco, frutta, cereali o pane, mandorle, semi. A pranzo un primo con verdure oppure un piatto proteico, lo stesso a cena. Pasta e grana non mancano mai. Mangio a tutti i pasti, non sono una persona da tanti spuntini, soprattutto la mattina faccio fatica. Il pomeriggio, invece, mi concedo sempre un gelato: quella è la mia coccola”.
C'è un piatto o un ingrediente a cui non rinuncia mai?
“Il gelato o il cioccolato fondente”.
Ha raccontato la sua passione per il surf. Da dove nasce?
“Il mio entusiamo è per l'acqua, per il mare, per gli sport acquatici in generale: kite, windsurf. Alla fine quello che mi piace di più è il surf da onda. L'ho provato la prima volta in vacanza con altri sciatori, qualche anno fa, e da lì mi sono appassionata. Le mie vacanze primaverili, le uniche vere vacanze che possiamo permetterci, le passo surfando: alla fine diventa quasi un allenamento, quest'anno arrivavo a surfare cinque ore al giorno”.
Ha un posto del cuore dove torna sempre?
“No, ogni anno sono stata in un posto diverso”.
C'è un legame tra l'equilibrio richiesto dal surf e quello dello sci alpino, magari a livello mentale, nel modo di gestire l'imprevisto?
“Sì, soprattutto a livello mentale: sono entrambi sport pericolosi, in cui devi adattarti, nel surf all'onda che arriva, nello sci più o meno allo stesso modo. La differenza fisica è che nel surf lo sforzo è nella parte alta del corpo, perché sui piedi, se non li hai bloccati come me, stai in equilibrio pochissimo tempo. Nello sci si scarica tutto sulle gambe, con una tensione continua, quindi più faticoso. Mentalmente il surf si avvicina molto allo sci, perché, come la discesa in mountain bike, regala un'adrenalina simile quando riesci a fare qualcosa di pericoloso e difficile: è una sfida continua. Riuscire a “cavalcare” onde un po' più grosse, grandi per il mio livello, mi ha aiutato a livello mentale, e anche fisico”.
Ha avuto un incontro ravvicinato con uno squalo? A volte succede, in questi contesti.
“Con lo squalo bianco no, ma facendo snorkeling sì: quest'anno alle Maldive gli squali mi giravano sotto la tavola. E sono comunque più tranquilli di tanti umani….. Vado a surfare dove non sono aggressivi: non andrei a Durban, in Sudafrica. Lì all'estuario del fiume c'è lo squalo toro, pericolosissimo. Alle Maldive ci sono i pinna nera, pinna bianca, e ho avvistato anche degli squali martello, ma se si guardano le statistiche degli attacchi di pescecane all'anno, è molto più pericoloso prendere la macchina tutti i giorni, o andare in bici”.
Il surf l'ha avvicinata anche ai temi della sostenibilità dell'acqua. Lei ha il progetto "Traiettorie Liquide": che ruolo ha oggi?
“Il progetto Traiettorie Liquide esiste dal 2017, da prima della mia passione per il surf, ed è tutt’ora attivo. Ideato e realizzato dalle mie manager, Giulia e Daniela Mancini a cui si unisce il fondamentale apporto del fotografo Giuseppe La Spada, abbiamo realizzato iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla protezione globale del pianeta: siamo partiti dall'acqua, dallo scioglimento dei ghiacciai fino alla decarbonizzazione e alla deforestazione, allargando lo sguardo a tutto ciò che l'uomo sta condizionando sul nostro mondo. L'obiettivo è sempre stato coinvolgere le persone”.
Non ha ancora sciolto le riserve: continua o smette?
“Sono in piena preparazione, quindi direi che la decisione è già presa da un pezzo: in alternativa sarei da qualche parte nel mondo del surf, no? Il primo obiettivo, per il mese di agosto, è riuscire a sciare di nuovo. Poi vedremo il resto”.
Con l'esperienza accumulata, cosa significa oggi per lei stare bene, dentro e fuori dagli sci?
“Per me stare bene è sempre stato vivere le cose che ti piacciono, essere serena, essere in salute e stare con le persone con cui vuoi vivere: questa è una delle cose più importanti”.
Cosa direbbe alla Federica di qualche anno fa, prima di tutti questi infortuni?
“Niente. L'unico giorno della mia vita che vorrei cambiare è quello del 3 aprile; tutto il resto è stato un percorso che mi ha portato fin qui, quindi è giusto che sia andata così, o comunque l'ho fatta andare così. Bisogna accettare quello che succede e andare avanti: non possiamo vivere nel passato”.
So che ha combattuto molto con il dolore. Può raccontarci di questo aspetto, del dolore fisico?
“Ci combatto ancora oggi. Per fortuna, per me non è un problema: non mi interessa. Io lo chiudo, cerco di pensare a qualcos'altro: la sofferenza non mi è simpatica”.
Fuori dalle piste e dal mare, come si concede davvero una pausa? C'è un piccolo rituale quotidiano che l'aiuta a staccare?
“Stare nella natura, praticare sport, frequentare i miei amici. Vivo la mia vita: essere un’atleta è quello che ho sempre sognato ed è quello che mi piace, non ho bisogno di uscire da quello che sono. In un giorno di riposo, per esempio, mi piace fare colazione con calma, chiacchierare. Questo weekend, con i miei amici, abbiamo trascorso una giornata slow: siamo andati in bici a fare downhill, che per me è il massimo nella natura, e poi ci siamo ritrovati tutti a pranzo in una baita. La mia pausa preferita è surfare e distruggermi con cinque ore di acqua”.
Ha già un biglietto pronto per l'Argentina, per la preparazione estiva?
“Esatto. Ho già svolto tre mesi di preparazione, gli ultimi due li ho basati sul lavoro atletico vero e proprio, cosa che l'anno scorso non ho potuto fare, perché mi dedicavo soltanto alla fisioterapia. Da fine stagione sono cresciuta moltissimo: avevo perso tanto, ho zoppicato parecchio anche dopo le Olimpiadi, per un paio di mesi buoni. Ora, tra palestra e riabilitazione, sto molto meglio: ho ripreso la mia massa muscolare, e ad agosto proveremo a sciare. Alla fine della scorsa stagione non ce l'avrei fatta, ora posso provarci”.
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