Omicidi, rapimenti, gol e propaganda: il calcio ai tempi di Pablo Escobar
La Gazzetta dello Sport

Omicidi, rapimenti, gol e propaganda: il calcio ai tempi di Pablo Escobar

Venerdì 24 luglio 2026
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La villa confiscata a Higuita, comprata con i soldi di Escobar, riporta a quegli anni sanguinosi. In cui il calcio era uno dei mezzi più potenti che il re dei Narcos aveva per fare presa sulla gente

Plata, plomo y fútbol. Molto fútbol, anche se di denaro e di proiettili è segnata l’era del più grande narcotrafficante di sempre, il più citato e il più icononico, quel Pablo Escobar che - a distanza di trentatré anni dalla sua morte - continua a frequentare la cronaca nera. La notizia che a René Higuita è stata confiscata la villa, comprata con i soldi di Escobar, ci riporta a quegli anni turbolenti e sanguinosi, gli anni del Narcofùtbol. E ai rapporti che intercorrevano tra El Patron e il pianeta calcio della Colombia di cui Higuita - il portiere con le meches che negli anni ’90 divenne il simbolo della Tricolor - era la faccia da poster. Per raccontare questo intreccio - di gloria e polvere, di crimine e morte, di calcio come propaganda e di traffici internazionali di droga - bisogna partire da una premessa, anzi da un soprannome, "Robin Hood", perché è così che una buona parte della popolazione di Medellin chiamava Pablo Escobar, il ricercato più famoso di tutto il pianeta che però - nell’illusione del popolo - rubava ai ricchi, gli americani, per dare ai poveri, dai beni di prima necessità ai campi da calcio costruiti in tutta la città, a fare da punteggiatura al suo impreso criminale. 

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