Ddl concorrenza: cosa cambia per il pieno di benzina
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza, contenente anche la riforma della rete dei distributori di carburante
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza, contenente anche la riforma della rete dei distributori di carburante
Giuseppe Croce 25 luglio 2026 (modifica alle 09:38) - MILANO Il Governo ha varato la riforma della rete di distribuzione dei carburantiMolti meno distributori di carburanti, ma molto più grandi e con un'offerta per la mobilità green più ricca. È così che il Governo vede il futuro della distribuzione della benzina e del gasolio in Italia, ed è così che vuole aumentare il numero delle colonnine di ricarica veloce nel nostro Paese. All'interno del Disegno di legge Concorrenza, approvato il 23 luglio 2026 dal Consiglio dei Ministri, è contenuta infatti la riforma della rete dei distributori di benzina e diesel: meno stazioni di servizio, ma più moderne e sicure. Il disegno di legge dovrà essere esaminato, emendato e votato da entrambi i rami del Parlamento, quindi la norma finale potrebbe differire da quella approvata dal CdM.
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—Lo scopo principale del riordino della rete dei distributori prevista dal Ddl concorrenza è principalmente uno: ridurre drasticamente il numero delle pompe di benzina attive in Italia. Sul territorio italiano, infatti, sono operative 22mila stazioni di servizio, ma appena il 5% di esse vende carburanti per almeno 3,5 milioni di euro l'anno. Si tratta, dunque, di piccole o piccolissime imprese che faticano a stare sul mercato. In Germania, per confronto, sono attive 14mila stazioni di servizio, in Francia 10mila. Il Ddl contiene misure economiche per favorire la chiusura o la riconversione (a biocarburanti, idrogeno o colonnine elettriche ad alta potenza) di molti impianti. A partire dal 2028, inoltre, non si potrà costruire nessuna nuova stazione di rifornimento senza almeno un'opzione di rifornimento "verde". Le misure economiche di supporto consistono in un fondo da 120 milioni di euro, pari a 40 milioni l'anno dal 2028 al 2030. Ogni gestore potrà ottenere fino a 60 mila euro per convertire gli impianti, oltre ad ulteriori 20 mila euro come buona uscita se cederà l'attività. Ci sono anche procedure autorizzative semplificate per i nuovi impianti ma, allo stesso tempo, requisiti più stringenti. Per le aree interne, montane e le isole minori sono previste misure di sostegno, per evitare la chiusura dei pochi impianti rimasti.
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—La domanda che tutti si fanno, oggi, è se l'adozione di queste misure di razionalizzazione della rete di distribuzione riusciranno a far scendere il prezzo medio di diesel e benzina. Secondo il Codacons la risposta è no: l'associazione "esprime delusione per le misure contenute nel Ddl Concorrenza, che non vanno nella direzione di incrementare le tutele per i consumatori". Il problema, secondo l'associazione fondata dall'avvocato Carlo Rienzi, è la mancanza di strumenti specifici contro la speculazione nel settore dei carburanti, finalizzate a contrastare la doppia velocità dei prezzi alla pompa. Quando le quotazioni del petrolio salgono, infatti, immediatamente salgono anche i prezzi alla pompa. Ma quando il petrolio scende, diesel e benzina restano alti ancora per diversi giorni. Quel che è certo, comunque, è che non vedremo chiusure di pompe di benzina per un altro anno e mezzo: gli incentivi scattano nel 2028, quindi la situazione attuale della rete di distribuzione resterà praticamente congelata ancora per circa 18 mesi, durante i quali, sostanzialmente, non cambierà nulla rispetto alla situazione attuale.
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