Ceccon: "Il mio migliore amico è il cloro. In acqua mi sento a casa, fuori ho la testa piena di pensieri"
Alla vigilia degli Europei di nuoto, l'olimpionico dei 100 dorso a Parigi racconta ambizioni, sogni e difficoltà: "L’obiettivo è arrivare ai Giochi 2032, voglio portare anche i 200 dorso: penso alla doppietta tutti i giorni"
Alla vigilia degli Europei di nuoto, l'olimpionico dei 100 dorso a Parigi racconta ambizioni, sogni e difficoltà: "L’obiettivo è arrivare ai Giochi 2032, voglio portare anche i 200 dorso: penso alla doppietta tutti i giorni"
Sergio Arcobelli Giornalista 25 luglio - 12:22 - MILANOLa classe non è acqua. Nel caso di Thomas Ceccon, però, l’acqua è molto più di una metafora: è casa, rifugio, serenità. Il campione olimpico dei 100 dorso sta per tornare a Parigi per gli Europei, al via il 10 agosto, nella città che gli ha regalato l’oro più prezioso della carriera. Ma guai a vivere di nostalgia. Il fuoriclasse vicentino guarda già avanti, tra il sogno della doppietta 100-200 dorso a Los Angeles 2028 e un epilogo a Brisbane 2032. Senza dimenticare il peso delle aspettative, il rapporto complicato con la scuola, l’amore per l’acqua e una convinzione che non lo ha mai abbandonato: diventare il migliore.
VIDEO: Cairo: “Il Festival è un momento di gioia, Trento ci accoglierà in modo spettacolare”Thomas, a Parigi hai conquistato l’oro ai Giochi. Eppure molti ricordano soprattutto il tuo pisolino nel Villaggio.
"Si è parlato più di quello che di come ho vinto l’oro olimpico e di cosa c’è dietro quella medaglia. Dispiace, ma è così. Sul podio ho cercato di trattenere le lacrime: quello è stato il momento più intenso".
Quanto era pesante la pressione prima della finale dei 100 dorso? Eri il grande favorito.
"Me l’ha detto anche Alberto Burlina prima della finale: “Devi solo volerlo”. Quando ero ragazzino, mi chiese fin dove volessi arrivare. Gli risposi che volevo vincere l’Olimpiade".
Di quella medaglia, che cosa ti rende più orgoglioso?
"Il percorso che ho fatto e che sto facendo vale più delle medaglie. Certo, vincere fa piacere, ma quello che costruisci ogni giorno è ciò che ti rimane anche quando smetterai. È questo che mi rende più fiero".
Se l’oro olimpico non fosse arrivato?
"Ci avrei riprovato a Los Angeles e poi a Brisbane. Non avrei smesso finché non ci fossi riuscito. Era il sogno che avevo fin da bambino. Tra i 14 e i 16 anni ho capito definitivamente che volevo fare il professionista e dedicarmi al nuoto".
E infatti non ami nemmeno essere definito un talento.
"Per me il talento è qualcosa che si costruisce con il tempo. Io non vinco solo per il talento, ma perché punto tutto sul sacrificio, la fatica, il duro lavoro. E mi sono allenato tantissimo, sempre".
Chi consideri oggi i veri talenti del nuoto mondiale?
"Il francese Leon Marchand e la canadese Summer McIntosh. Sono capaci di vincere quattro o cinque gare nello stesso campionato".
Sinner? L'ho conosciuto, mi piacerebbe rivederlo: è una persona molto intelligente e mette una passione enorme in quello che fa
Chi ti ha ispirato di più?
"Michael Phelps resta al primo posto. Ho letto il suo libro e anche quello di Scottie Pippen, l’ex cestista".
Phelps l’hai mai incontrato?
"Sì, tre anni fa ai Mondiali di Fukuoka, ma abbiamo parlato davvero per la prima volta a Parigi nel 2024, durante un evento".
Segui anche Jannik Sinner?
"L’ho conosciuto a novembre alle Atp Finals. Mi piacerebbe rivederlo. Secondo me è una persona molto intelligente e mette una passione enorme in quello che fa".
Anche tu da ragazzo giocavi a tennis.
"Sì, ma faceva troppo caldo e non sopportavo il sole. Così io e mio fratello Efrem siamo finiti in piscina. Il tennis è uno sport individuale come il nuoto. Se sbagli è colpa tua, se vinci è merito tuo. A volte penso a cosa sarebbe successo se avessi fatto il tennista, soprattutto per i guadagni. Ma non posso lamentarmi della mia situazione".
Hai seguito Cobolli al Roland Garros?
"Sì. Ho cercato di vedere la sua finale, iniziata un’ora e mezza prima di una mia gara".
Hai mai saltato un allenamento?
"No. Piuttosto, saltavo perfino il catechismo pur di diventare campione".
Con la scuola, invece, è stato un rapporto complicato.
"Ho frequentato una scuola pubblica nei primi tre anni, poi privata negli ultimi due. Ho avuto qualche difficoltà, soprattutto con alcuni professori. Capitava che mi leggessero sui giornali quando gareggiavo agli Assoluti e vincevo qualcosa, e questa cosa sembrava dare fastidio".
Come mai niente università?
"Ho sempre studiato alle Superiori con un obiettivo preciso: prendere il voto necessario. Dopo la Maturità non ho sentito il bisogno di continuare. Ho preferito dedicarmi completamente al nuoto. Direi con discreti risultati".
Le tue giornate iniziavano prestissimo.
"Quando mi allenavo a Vicenza, mi svegliavo alle 5 due volte a settimana. Corriera, allenamento, scuola, pranzo in piscina con la schiscetta, secondo allenamento e poi a casa".
Tua mamma Gioia è stata una pattinatrice a rotelle ed è salita sul podio ai Mondiali, tuo padre Loris ha avuto un passato da pentatleta. Quanto ha contato? E quanto hanno inciso i sacrifici della tua famiglia?
"Moltissimo. Mi hanno accompagnato ogni giorno avanti e indietro per 8 anni, sette giorni su sette, percorrendo 60 km da Schio a Creazzo. Mi hanno aiutato con la scuola e organizzato tutta la loro vita intorno al nuoto. Mio padre infermiere faceva i doppi turni, mia mamma si è trasferita con me a Verona quando avevo 17 anni. Sentivo di dovercela fare anche per i miei genitori".
Hai incontrato tanti bambini tra Pavia e Rozzano. Che esperienza è stata?
"Per loro era qualcosa di speciale. Non capita tutti i giorni di nuotare accanto a un campione olimpico. All’inizio erano emozionati e irrigiditi. Sarebbe successo anche a me se a 10 anni mi fossi trovato in corsia con Phelps".
Da piccolo hai avuto questa fortuna?
"Mai. Ai miei tempi non si organizzavano incontri così. Rosolino e gli altri avevano già smesso. Mi sarebbe piaciuto tantissimo".
Che messaggio hai cercato di trasmettere ai ragazzi?
"Ho raccontato la mia storia. Anche io sono stato come loro, con le mie difficoltà. Vedermi nuotare da vicino magari li aiuta a capire qualcosa in più".
I 200 dorso? Mi sto preparando proprio per quella gara. Ci tengo tantissimo e voglio portarla a Los Angeles. È la distanza che facevo da ragazzo e il dorso lo farò sempre
Che differenze vedi nei giovani di oggi?
"Raramente sento qualcuno dire: 'Voglio fare l’atleta professionista e dare tutto a questo sport'"
Che cos’è l’acqua per Thomas Ceccon?
"Mi piace stare in acqua, mi sento a casa. Lì so quello che faccio".
Fuori dall’acqua è diverso?
"Sì. Ho tanti pensieri. Di ogni tipo. C’è sempre qualcosa che mi gira in testa".
E in acqua cosa provi?
"Serenità".
Perciò ti eri lamentato della musica dell’acquagym negli allenamenti?
"Per fortuna adesso l’hanno spostata mezz’ora dopo. Quando vado in piscina, voglio sentirmi tranquillo e queste piccole cose fanno la differenza".
Chi è il tuo vero amico nel nuoto?
"Il cloro... (sorride). È difficile averne nello stesso ambiente, gli amici più veri probabilmente li ho fuori dal nuoto".
Sta tornando anche il tuo amore per i 200 dorso?
"Mi sto preparando proprio per quella gara. È una gara a cui tengo tantissimo e voglio portarla a Los Angeles. È la distanza che facevo da ragazzo e il dorso lo farò sempre".
In California può nascere la doppietta 100-200?
"Ci penso quasi tutti i giorni. Mancano ancora due anni e credo di poterci arrivare nel modo giusto".
Dove ti vedi tra cinque o sei anni?
"Ne ho ancora altrettanti di carriera davanti. Ci sono ancora tante medaglie da conquistare. L’obiettivo è arrivare fino a Brisbane 2032".
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