Simeone: "Nuova energia con Abate, è un Toro pieno di idee. Nascerà qualcosa di bello"
"Cerchiamo di imparare in fretta una nuova identità. Un giorno tornerò in Argentina, ma ora serve che aiuti questo gruppo. Luongo, che bella sorpresa!"
"Cerchiamo di imparare in fretta una nuova identità. Un giorno tornerò in Argentina, ma ora serve che aiuti questo gruppo. Luongo, che bella sorpresa!"
Dal nostro inviato Mario Pagliara 26 luglio - 10:42 - PINZOLO (TRENTO)Parola al Cholito. Scorrono i titoli di coda sui quattordici giorni vissuti a Pinzolo, e Giovanni Simeone si accomoda alla cattedra. Lui che è uno dei tre tenori, insieme a Zapata e a Vlasic, uno dei tre capitani di questo gruppo. Simeone, tocca a lei stilare un bilancio di questo ritiro: come è andata? “Io penso che sia stato un ritiro molto positivo. Cominciamo col dire che è arrivato un nuovo allenatore, Ignazio Abate, e insieme a lui sono arrivate nuove persone: tutti hanno portato una nuova energia. Questo aspetto è molto importante, è una cosa di cui questo gruppo aveva bisogno: gente nuova con lo spirito di vincere e di creare un nuovo Toro”.
VIDEO: Cairo: “Esperienza, qualità e giovani da valorizzare: ecco che Torino stiamo costruendo”Come procede l’assimilazione del calcio di Abate?
“Nei primi giorni benissimo, ma direi che anche i restanti dodici sono stati molto buoni: abbiamo lavorato su delle idee nuove, quindi stiamo cercando di imparare in fretta per creare una nuova identità. Sono giorni complessi, perché i concetti sono nuovi, ma noi ci siamo calati molto bene per formare un nuovo Toro”.
Lei ha chiuso un primo campionato con il Toro molto bene, già in doppia cifra, come si immagina il secondo anno in granata?
“Penso sempre che in ogni stagione che inizia ci siano nuove difficoltà da affrontare. Non cambia che sia il primo, il secondo o il terzo anno in un club: all’inizio qualunque calciatore deve ripartire da zero, perché siamo tutti uguali. Oggi abbiamo un nuovo mister, una nuova squadra che sta nascendo, non so quello che potrà accadere ma so, di certo, che si sta creando qualcosa di bello. Mi auguro il meglio per questo gruppo, perché i presupposti ci sono e c’è una bella energia”.
Luongo dovrà soffrire nei momenti di difficoltà, ma
Facendo un passo indietro, all’inizio dell’estate perché ha scelto di restare al Toro?
“Tutti sanno che, un giorno, mi piacerà tantissimo tornare in Argentina. È una cosa che sento. Dentro di me so che quel tempo arriverà, ma non è questo il momento. Adesso devo stare qua, devo aiutare il Torino a creare un nuovo gruppo. Mi devo concentrare sul mio presente, solo su quello che sta accadendo ora, al Toro, con mister Abate. E sono con la testa al 100% su questo progetto”.
Come cambia il suo modo di giocare con Abate?
“Giocare con il sistema del mister mi sta piacendo molto. Vuole sempre giocare, vuole un calcio propositivo coinvolgendo molto chi gioca in mezzo e creando uno stile che parta dal basso. Ci sono tante cose da migliorare, ma le idee e i principi sono molto buoni. L’importante è che la squadra assimili tutto il prima possibile. Ma mi faccia dire che in questo ritiro siamo riusciti a creare qualcosa di bello. Lasciamo stare l’ultima amichevole contro il Cittadella, perché il risultato non conta nulla: quando c’è un ritiro le gambe sono più pesanti, diventa tutto più difficile”.
Tra i giovani chi l’ha colpita di più?
“Andrea! Andrea Luongo (classe 2008, ndr), ma credo abbia colpito tutti. Lui ha una bella intensità, è un ragazzo umile, silenzioso, lavora. Dopo mezzo allenamento aveva già capito: i giocatori forti sono questi, quelli che capiscono subito cosa vuole un allenatore e si mettono a disposizione. Deve continuare su questa strada: dovrà soffrire nei momenti di difficoltà, ma lui ha qualcosa di diverso”.
Nello staff ci sono Biglia e Raimondi, si parla quindi molto argentino in questo nuovo Toro…
“Sono due ex calciatori e, quindi, capiscono il calcio. C’è bisogno di queste cose: sono molto contento che due persone con la loro passione siano dentro questo gruppo”.
Apriamo una parentesi: come ha vissuto il Mondiale dell’Argentina?
“Per una parte me lo sono goduto, ma ero molto agitato per mio fratello. Ho visto tutte le partite da solo per restare concentrato. Sono orgoglioso di mio fratello Giuliano, per quello che ha fatto insieme a tutta la Seleccion”.
Torniamo ad Abate, rivede in lui le caratteristiche di qualche suo ex allenatore?
“Lui chiede molta intensità ed è un po’ maniacale nella cura del dettaglio, in questo mi ricorda qualcosa di Antonio Conte. Sulle uscite e sul lavoro in campo ha qualcosa di Pioli. Ma lui ha la sua impronta e il suo modo di essere”.
Il Toro ha la seconda maglia con la banda River Plate: le gusta?
“Il Toro ha 120 anni, il River 125: è una bella cosa, sono due club legati da tanti anni e lo saranno per sempre. Sono molto contento che sia stato il River il club ad aver aiutato il Torino dopo la tragedia di Superga”.
Abate vuole sempre giocare, vuole un calcio propositivo coinvolgendo molto chi gioca in mezzo e creando uno stile che parta dal basso
Come procede in attacco con i compagni?
“Abbiamo un bel reparto offensivo, ma dobbiamo dimostrarlo tutti i giorni. Non sono i nomi a fare i gol. Per me Kulenovic ha fatto un grandissimo inizio di preparazione: ha voglia e spirito”.
Torneranno i tifosi allo stadio: che ne pensa?
“Mi è rimasto il ricordo dell’ultima partita, il derby, quella sera mi sono emozionato tantissimo: sentivo che avremmo potuto vincerla grazie alla spinta dei tifosi. Mi piacerebbe rivivere quell’atmosfera il più possibile nel prossimo campionato, perché – credetemi - ci aiuta tantissimo”.
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